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	<title>Vite Alternative &#187; Energia</title>
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		<title>Arriva CharLi</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 00:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>CharLi è un sistema innovativo per la ricarica di cellulari, macchine fotografiche digitali, smartphone ed altri dispositivi portatili.<br />
CharLi si trova sul tavolo di ristoranti, bar, hall, club, associazioni e fornisce a tutti la possibilità di continuare ad usare il proprio dispositivo, ricaricandolo mentre si trascorrono alcuni momenti di relax.<br />
Con CharLi mai più senza carica proprio quando aspetti la telefonata più importante!<br />
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		<title>Biodiesel in casa? Ecco come si fa</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 11:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[biodiesel]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia il biodiesel è volutamente introvabile, in questa situazione, l’unica soluzione rimane quella che già molti italiani stanno facendo: utilizzare olio vegetale o meglio ancora farsi il biodiesel in casa&#8230;<br />
Nonostante i numerosi vantaggi ecologici e ambientali, il biodiesel continua ad essere introvabile, allora non resta che farcelo da noi.  C’è davvero da mettersi le mani nei capelli: da una parte le città sotto assedio dello smog e il prezzo dei carburanti continuano a salire; dall’altra si fa poco o nulla non solo per ridurre il traffico veicolare, ma neanche per facilitare l’impiego di carburanti ecologici come il biodiesel che oltre a presentare caratteristiche molto simili al gasolio, lubrifica la pompa di iniezione, costa meno e bruciando produce meno emissioni inquinanti.<br />
<span id="more-3925"></span><br />
Nonostante i numerosi vantaggi, in Italia il biodiesel è volutamente introvabile, in questa situazione, l’unica soluzione rimane quella che già molti italiani stanno facendo: utilizzare olio vegetale o meglio ancora farsi il biodiesel in casa. Ed è proprio questo quello che ci proponiamo con questo articolo.</p>
<p>A questo punto, merita fare una precisazione rispetto a quanto sta circolando in questi giorni su vari siti e giornali. E’ vero che l’olio vegetale (in particolare l’olio di colza) può in molti casi sostituire egregiamente il gasolio. Già Rudolf Diesel, inventore del motore omonimo, utilizzava l’olio di arachidi come combustibile, (erano i primi anni del ‘900). Ma ahimè le cose poi sono andate come sappiamo, il petrolio ha preso il sopravvento e oggi l’ultima generazione dei moderni motori diesel non sempre è compatibile con il propellente vegetale usato in origine. Il problema non è tanto nelle impurezze presenti nell’olio vegetale, quanto nella viscosità degli oli vegetali, più densi rispetto al gasolio comune, che mette sottosforzo la pompa di movimentazione del combustibile; inoltre la maggior viscosità diminuisce il grado di miscelazione con aria e quindi l’efficienza di combustione.<br />
Per tali ragioni non è consigliabile utilizzare olio di colza se non in minime quantità miscelato al gasolio.</p>
<p>Se si vuole usare un olio vegetale come combustibile, l’unico modo è dunque riportarlo a valori di densità paragonabili al gasolio attraverso una reazione di transesterificazione (ossia la trasformazione di un estere in un altro estere), in grado di spezzare le molecole dei trigliceridi che compongono l’olio, in catene più piccole e quindi più fluide. Ecco fatto il biodiesel, all’anagrafe Emv (Estere Metilico Vegetale), combustibile pulito, rinnovabile e ad effetto serra nullo (ributta in aria la CO2 assorbita dalle piante durante la crescita).</p>
<p>Un pò di chimica<br />
Per fare chiarezza sui termini che ho usato, gli esteri non sono molecole che provengono da oltreconfine (passatemela), ma semplicemente una specie chimica che si forma dall’unione di un alcool con un acido grasso. Gli acidi grassi sono a loro volta molecole tutto sommato molto simili agli idrocarburi a lunga catena presenti nei distillati di petrolio. I trigliceridi sono esteri formati da una molecola di glicerina (che è un trialcool) e da tre acidi grassi.<br />
Essendo una molecola piuttosto grande rispetto a quelle lineari degli idrocarburi, per poterla utilizzare come carburante è necessario spezzettarla, eliminando la glicerina e “attaccando” gli acidi grassi ad un alcool più piccolo, come il metanolo. Questa è la transesterificazione; non è un gioco di prestigio inventato dal mago Silvan, ma si tratta solo di scambiare un alcool grosso e “ramificato” con uno piccolo e semplice.</p>
<p>Facciamolo in casa!<br />
Seguendo questa reazione e usando come materia prima i trigliceridi che provengono da qualsiasi fonte, olio vegetale nuovo, olio fritto di cucina (molto economico!), grassi animali è possibile produrre un combustibile riciclando addirittura scarti alimentari.<br />
In concreto per la realizzazione occorrono 3 molecole di alcool metilico per ogni molecola di trigliceride da trasformare e un po’ di catalizzatore (soda caustica) per promuovere la reazione. Tradotto in misure a noi più familiari ci vorrebbero: 0,1 litri di metanolo e circa 3,5 g di soda caustica (NaOH) per ogni litro di olio fresco.</p>
<p>Ma siccome ogni reazione tende ad un equilibrio e noi vogliamo che tutto l’olio sia trasformato e non solo una parte, si usa un eccesso di alcool per spingere la reazione verso la totale conversione.</p>
<p>Quindi la ricetta finale è: X litri di olio fresco + 0,2 *X litri di metanolo + 3,5*X grammi di soda caustica.</p>
<p>Come detto, si può adoperare anche l’olio usato in cucina dopo la frittura, ma in tal caso va aggiunta una aliquota in più di catalizzatore per neutralizzare gli acidi grassi liberi e va eliminata l’acqua e le scorie di cibo eventualmente presenti.<br />
In linea di massima con oli non troppo usati la dose totale di NaOH è circa 6,25 g per litro. Purtroppo il metanolo non è facile da reperire, inoltre è soggetto a severi controlli dopo i gravi casi di sofisticazione del vino di alcuni anni fa, infine è un composto tossico per contatto e ingestione e va usato con le dovute cautele e precauzioni. Per tutti questi motivi è consigliabile utilizzare in sua sostituzione il comune etanolo, il classico alcool etilico rosa del supermercato.</p>
<p>C’è però una precisazione da fare: l’alcool deve essere assolutamente anidro (quindi quello a 90° non va bene) perché l’acqua parassita la reazione, bloccandola e promuovendo una reazione di saponificazione che manda tutto a monte. Quindi bisogna procurarsi dell’alcool etilico assoluto (99,9%) e usare una maggiore quantità di catalizzatore (7 g/litro di olio contro i 3,5 g/litro per il metanolo); occorre anche una maggiore quantità di alcool (27,5% contro il 20% di olio necessario con il metanolo).</p>
<p>Il processo prevede che prima si mescoli l’alcool con il catalizzatore, in questo modo si ottiene un intermedio reattivo (il metossido di sodio, o l’etossido a seconda dell’alcool). Successivamente si unisce il metossido a l’olio a una temperatura tra i 35 e i 60 °C (optimum a 45-50 °C) agitando il tutto per circa un’ora.</p>
<p>Esperimenti in cucina<br />
L’attrezzatura necessaria è composta da: un fornelletto elettrico, una bilancetta da cucina precisa al grammo, una vecchia pentola in disuso della capienza di circa 3 litri e un agitatore (realizzato con un trapano elettrico fissato su una colonnina, con un perno e una rondella saldata per smuovere il liquido). Per evitare inutili sprechi è consigliabile provare con un litro alla volta.</p>
<p>Ecco come procedere:<br />
Mescolare circa 275 cc di alcool etilico (CH3-CH2-OH) con 7 g di soda caustica (NaOH) fino a completa dissoluzione (in questo modo si ottiene l’etossido). A parte, mettere a scaldare la pentola con un litro di olio di semi e, raggiunti i 50 °C, aggiungere l’etossido. Subito dopo la miscela si intorpidisce, diventando di colore scuro. A questo punto si inserisce nel liquido l’agitatore (realizzato con il trapano). Dopo un’ora, si spengono fornelletto e agitatore. A questo punto la miscela comincia a separarsi in due fasi, sul fondo si deposita la glicerina (ottima per creme emollienti e prodotti cosmetici) densa e scura, in alto l’estere (il biodiesel), più chiaro e liquido.<br />
Si lascia riposare qualche ora per la completa separazione e poi si prosegue. La cosa migliore è poter utilizzare un recipiente con un rubinetto sul fondo, in modo da fare defluire prima la glicerina e dopo l’estere. Ci siamo quasi. L’ultima operazione da eseguire è il lavaggio del biodiesel. L’importante è essere precisi e attenti nelle varie fasi, o si rischia di ottenere degli insuccessi, reazioni che non avvengono, o si fermano a metà. Tenete presente che usando alcool etilico, invece del metanolo, tutta l’operazione è più impegnativa, sia in termini economici, che in termini di cura dei particolari e tempo necessario, per contro vi ripaga con una minore probabilità di successo (è proprio un ingrato!). L’unico vantaggio è la minore tossicità.</p>
<p>L’importanza del lavaggio<br />
Il lavaggio del biodiesel potrebbe sembrare superflua, ma è essenziale per eliminare tutti i residui poco raccomandabili per la salute del motore. Ci sono diversi modi per effettuare il lavaggio, ecco uno dei più semplici. E’ sufficiente una botticella di plastica da 50 litri con un rubinetto in fondo, una pompetta da acquario per soffiare aria, e relativa tubazione ed erogatore.<br />
Ho messo il biodiesel da lavare nella botticella (30 litri per volta) e ho aggiunto 10 litri d’acqua. A questo punto ho lasciato gorgogliare l’aria nell’acqua (che, essendo più pesante, si deposita in fondo) in modo da creare una corrente continua tra acqua tirata su dall’aria e biodiesel. L’acqua si lega ai residui disciolti nel biodisel e li trascina con sé in basso. Lasciare decantare l’acqua (che diventava biancastra) per circa 8 ore e farla defluire a sedimentazione completata. Ripetere il trattamento 3 volte, finché l’acqua non rimane pulita. Quindi si apre il rubinetto e si lascia defluire tutta l’acqua, quello che rimane è il biodisel pronto all’uso!</p>
<p>La prova del nove<br />
A questo punto, bisogna farsi coraggio e buttare nel serbatoio la “pozione magica&#8221;. Conviene provare prima con pochi litri, aggiunti al gasolio già presente nel serbatoio, poi se tutto va bene si può utilizzare il biodiesel puro al 100% autoprodotto.<br />
Se avete seguito correttamente tutte le istruzioni, sentirete il motore girare perfettamente, e in modo più silenzioso e “rotondo&#8221;del solito. Ma la cosa più entusiasmante è constatare che dal tubo di scarico esce praticamente solo “aria calda&#8221;, priva di odore, e che anche nelle accelerate più profonde con la terza marcia non si forma la classica fumata del turbodiesel.<br />
Ad oggi con il biodisel preparato in casa ho percorso più di 1000 chilometri senza inconvenienti di sorta. Anche i consumi sono ottimi, la mia auto ha reso circa 20 km/litro di biodiesel (motore VW 1.4 TDI 3 cilindri).</p>
<p>Il rovescio della medaglia</p>
<p>Purtroppo accanto ai numerosi aspetti positivi fin qui elencati, ce ne sono anche di negativi. Innanzitutto il costo. Preparare il biodiesel in casa non è poi così economico come potrebbe sembrare, alla fine viene a costare come il gasolio del distributore o poco meno, tranne nel caso in cui si utilizza dell’olio da cucina usato. In definitiva farsi il biodisel in casa è più una provocazione nei confronti di enti, istituzioni e governi che dicono di preoccuparsi della salute dei cittadini, ma che non fanno niente di concreto. E’ la dimostrazione concreta che con pochi sforzi si può inquinare meno. C’è poi anche l’aspetto fiscale, con il carburante “fai da te&#8221; di qualsivoglia natura non si pagano le accise sui carburanti per cui, anche se animati dai migliori propositi, si è a tutti gli effetti degli evasori fiscali. Insomma, oltre la beffa il danno.</p>
<p>I vantaggi del biodiesel</p>
<p>Il biodiesel è un prodotto ecologico perchè non immette ulteriore anidride carbonica (CO2) nell’ambiente dato che, provenendo dall’estrazione di un seme oleoso, la CO2 prodotta dalla sua combustione è stata in precedenza sottratta dall’aria attraverso la fotosintesi clorofilliana per cui il suo utilizzo non fa aumentare l’effetto serra ne contribuisce all’aumento del riscaldamento della temperatura terrestre. I vantaggi però non finiscono qui perché l’utilizzo di questo combustibile per autotrazione apporta ulteriori benefici: Le sostanze che andiamo a bruciare nel biodiesel sono esteri degli acidi grassi, sostanze altamente energetiche che hanno in più già presenza di ossigeno nelle molecole per cui la loro combustione nel motore è più completa per cui aumentano il rendimento e generano meno incombusti e polveri.</p>
<p>Il biodiesel è più facilmente infiammabile per compressione del normale gasolio e questo è un’enorme vantaggio per i motori diesel dove il combustibile brucia per compressione e non attraverso la scintilla delle candele come i motori a scoppio.<br />
Il biodiesel non contiene assolutamente composti aromatici nella sua composizione per cui contribuisce in minima parte all’incremento degli idrocarburi poliaromatici (IPA) cancerogeni prodotti dai normali combustibili derivati dal petrolio.<br />
Il biodiesel non contiene zolfo, dunque non contribuisce all’immissione di anidride solforosa nell’ambiente che, oltre ad essere tossica ed irritante per la gola, contribuisce in modo rilevante all’aumento dell’acidità delle piogge. Il biodiesel, ottimizzando la combustione, produce meno inquinanti come monossido di carbonio ed ossidi d’azoto. Il biodiesel contribuisce a mantenere pulito tutto il sistema d’iniezione del motore contribuendo ad aumentarne l’efficienza e diminuendo la necessità di manutenzione.</p>
<p>Per la produzione di biodiesel si possono utilizzare materie prime come olio di colza o di girasole, ma anche oli e grassi di frittura, contribuendo così al vantaggioso riciclaggio di potenziali rifiuti. Inoltre c’è un’enorme convenienza energetica nella produzione di biodiesel nel saldo tra spese energetiche di produzione e ricavi energetici, in pratica fornisce più <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> di quella necessaria per la sua produzione, dunque non &#8220;consuma&#8221; risorse. Per tutti questi motivi, la Comunità Europea, cosciente di dover intervenire sui fronti del trattato di Kyoto per la diminuzione dell’emissione di CO2 e sulla diminuzione dell’inquinamento urbano e nazionale, ha emanato una serie di direttive per incentivare l’utilizzo del biocarburanti (2003/30/CE, 2003/96/CE).</p>
<p>In controtendenza rispetto ad altri paesi, il governo italiano, dopo aver incentivato nella scorso anno la produzione di biocarburanti, defiscalizzando una produzione pari a 300000 tonnellate è tornata sui suoi passi e, con l’articolo 527 della finanziaria 2005 ha ridotto di 100000 tonnellate la quantità di biocarburante in esenzione d’imposte. Questo mentre in Germania il governo ha concesso una produzione illimitata di biocombustibili in esenzione d’imposta, in Francia ha incrementato di un terzo la quantità in esenzione e lo stesso Presidente Bush, che notoriamente ha forti interessi familiari e personali nella produzione e commercio di prodotti petroliferi, ha varato alcuni mesi fa un piano federale d’incentivo alla produzione di combustibili ecocompatibili.</p>
<p>Alcune precauzioni necessarie</p>
<p>1. Dal punto di vista sicurezza se si scalda l’olio per la reazione di tranesterificazione producendo esteri più volatili del materiale di partenza, alle temperature di reazione, sono più facilmente infiammabili dell’olio stesso dunque ci può essere pericolo d’incendio.</p>
<p>2. Il metanolo è molto tossico, ricordiamoci il vino al metanolo, e bolle ad una temperatura di 61 °C. Nelle condizioni di reazione ne passa molto allo stato di vapore generando pericoli d’intossicazione per inalazione.</p>
<p>3. Come è stato suggerito, è possibile utilizzare in alternativa al metanolo, alcol etilico ma non l’alcol denaturato che contiene dal 5 al 10% di acqua ed inibisce la reazione di catalisi della soda caustica.</p>
<p>4. L’alcol etilico assoluto costa molto e contiene residui di benzene cancerogeno dovuto al tipo di distillazione utilizzata per ottenerlo.</p>
<p>5. La stessa soda caustica, usata come catalizzatore, è pericolosa per la pelle e soprattutto per gli occhi e non è il caso di manipolarla con disinvoltura e senza opportune protezioni.</p>
<p>Articolo tratto da Terra Nuova &#8211; Giugno 2005</p>
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		<title>CERN, l&#8217;antimateria va in freezer</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 07:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antimateria]]></category>
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		<description><![CDATA[Il celebre laboratorio svizzero ha raggiunto un nuovo, eccezionale risultato: centinaia di atomi di anti-idrogeno sono stati tenuti in vita per un tempo sufficientemente lungo da aprire le porte a nuove opportunità di sperimentazione Roma &#8211; Non contenti di aver creato e ingabbiato 38 atomi di anti-idrogeno per una frazione di secondo, gli scienziati del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il celebre laboratorio svizzero ha raggiunto un nuovo, eccezionale risultato: centinaia di atomi di anti-idrogeno sono stati tenuti in vita per un tempo sufficientemente lungo da aprire le porte a nuove opportunità di sperimentazione<br />
Roma &#8211; Non contenti di aver creato e ingabbiato 38 atomi di anti-idrogeno per una frazione di secondo, gli scienziati del CERN hanno ora tagliato un nuovo traguardo di fondamentale importanza per lo studio dell&#8217;antimateria: 309 atomi di anti-idrogeno sono stati intrappolati e mantenuti stabili per ben 1.000 secondi, vale a dire oltre 16 minuti e un tempo cinquemila volte superiore a quello registrato in precedenza.<br />
<span id="more-3914"></span><br />
In quel di Ginevra continuano a &#8220;giocare&#8221; con l&#8217;antimateria sfruttando le tecnologie avveniristiche dell&#8217;LHC, ingabbiando gli anti-atomi in un campo elettromagnetico estremamente robusto creato dai supermagneti dell&#8217;acceleratore di particelle europeo e raffreddandoli fino a fargli raggiungere una temperatura di 0,5 gradi centigradi sopra lo zero assoluto (-273,15 C).</p>
<p>Una siffatta configurazione rappresenta lo stato ideale per misurare con precisione caratteristiche e proprietà degli elementi costituenti della materia (o nel caso dell&#8217;antimateria), dicono gli scienziati, e avere a disposizione singoli anti-atomi stabili per più di 15 minuti rappresenta un risultato straordinario per i futuri sviluppi della sperimentazione nel campo della fisica dei quanti.<br />
Con la speranza che nuovi ostacoli non rendano problematico l&#8217;ulteriore avanzamento della ricerca nel mondo sub-atomico, dicono ancora i ricercatori, lo straordinario risultato conquistato dai laboratori del CERN avrà conseguenze estremamente positive sullo studio dei misteri dell&#8217;antimateria &#8211; le proprietà intrinseche degli anti-atomi ma anche il perché l&#8217;esplosione energetica del Big Bang non abbia annichilito antimateria contro materia lasciando quest&#8217;ultima a evolversi fino alle stelle, le galassie e la vita sulla Terra.<br />
Alfonso Maruccia<br />
Fonte:http://punto-informatico.it/3184314/PI/News/cern-antimateria-va-freezer.aspx</p>

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		<title>Italia e Libia fra soldi, petrolio e migranti</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 12:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<category><![CDATA[risorse energetiche]]></category>

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		<title>Fusione fredda: lo stato dell’arte a dicembre 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 13:34:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[centrali nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[elettricità]]></category>
		<category><![CDATA[fusione fredda]]></category>

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		<description><![CDATA[Roy Virgilio &#8211; 27 dicembre 2010 Se nell’opinione comune la parola Fusione fredda evoca un senso di occasione mancata, di bufala scientifica e di ricerca di un’abbondanza energetica di cui l’umanità non è degna, nel mondo reale il fenomeno così definito è invece molto vicino a una sua realizzazione pratica, quasi pronto a entrare nella [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Roy Virgilio &#8211; 27 dicembre 2010</p>
<p>Se nell’opinione comune la parola Fusione fredda evoca un senso di occasione mancata, di bufala scientifica e di ricerca di un’abbondanza energetica di cui l’umanità non è degna, nel mondo reale il fenomeno così definito è invece molto vicino a una sua realizzazione pratica, quasi pronto a entrare nella case delle persone per offrire <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> a basso costo, pulita e diffusa.<br />
<span id="more-3021"></span><br />
La fusione fredda esiste?<br />
Non è un’illusione, e la prima mossa per avvicinarsi alla realtà nucleare della fusione fredda è quella di inquadrarla con un nome più consono: “Reazioni nucleari a bassa <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>”.<br />
La natura nucleare del fenomeno è stata dimostrata scientificamente per la prima volta in Italia nel 2002 presso L’ENEA sotto la guida di Carlo Rubbia. La verifica è affidata a un gruppo di ricercatori fra cui il Prof. Emilio Del Giudice e Antonella De Ninno. Si doveva dimostrare l’eventuale produzione di Elio-4 ed effettuare la possibile correlazione con gli eccessi di calore rilevati. Ritrovare Elio-4, impronta della fusione nucleare, avrebbe significato fugare ogni dubbio sulla natura nucleare del fenomeno.<br />
Alla fine dell’anno, il gruppo dell&#8217;ENEA arriva a produrre il Rapporto RT/2002/41/FUS un documento che conferma la reale natura nucleare della fusione fredda.<br />
A questa verifica ne seguono altre indipendenti negli anni successivi e varie nazioni, tra cui gli USA e il Giappone, confermano questo fondamentale dato.<br />
Per tanto la Fusione Fredda è una realtà scientifica seppur non completamente accettata dal mondo accademico e dalla comunità scientifica.</p>
<p>Ma come funziona?<br />
Giuliano Preparata è stato il fisico teorico italiano a cui si deve una delle spiegazioni teoriche più consistenti sulla fusione fredda. Tale spiegazione rientra nel quadro di una teoria innovativa e potente, l’Elettrodinamica Quantistica Coerente (CQED), branca della Teoria Quantistica dei Campi, ed ha permesso di ottenere le prime soluzioni matematiche predittive della fusione fredda, consentendo la replicabilità del fenomeno e portando quindi la fusione fredda nel campo della piena scientificità.<br />
In particolare è riuscito a rispondere ai due punti che racchiudono il cuore del problema.</p>
<p>Infatti, per poter dimostrare che una reazione nucleare è avvenuta bisogna, secondo la teoria vigente, spiegare due cose:</p>
<p>1) Come si fanno ad avvicinare due nuclei così tanto da farli fondere con le sole energie in gioco;<br />
2) In ogni tipo di fusione nucleare vi è emissione di neutroni. Se la fusione avviene, perché non si riscontra emissione neutronica? Che fine fanno i neutroni?</p>
<p>Oggi è possibile rispondere con compiutezza ad entrambe le domande.<br />
I nuclei (che sono costituiti da protoni, dotati di cariche elettriche positive) possono fondere tra loro grazie all’attrazione della forza nucleare che è circa un milione di volte più intensa della repulsione elettrostatica (forze elettriche), ma che agisce su distanze molto minori (dell&#8217;ordine delle dimensioni del nucleo atomico). Quindi per fondere, i due nuclei interagenti devono arrivare in intimo contatto fra loro riuscendo a superare la repulsione elettrostatica data dalla carica di segno uguale, che normalmente li mantiene a distanza.</p>
<p>Nel caso della fusione calda si cerca di superare questa repulsione con la forza bruta, ovvero fornendo<br />
tanta di quella <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> che gli atomi scontrandosi sempre più velocemente e potentemente tra loro (aumento dell’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> cinetica) riescono a un certo punto a superare la repulsione elettrica portando i nuclei così vicini che la forza nucleare forte prevale e consente la fusione dei nuclei. Ma si può riuscire a superare la barriera elettrostatica senza necessitare di tutta questa <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> e violenza?</p>
<p>Sembra proprio di si ma solo a condizione di essere nella materia condensata e non nel vuoto e a condizione di raggiungere alte soglie di densità della materia.<br />
Nel metallo del catodo (palladio o nikel in primis) gli elettroni sono liberi di muoversi. In determinate condizioni avviene che si creino delle nuvole elettroniche che creano delle regioni di spazio a carica negativa, dei “blob”, che essendo di segno opposto, tendono ad attirare i nuclei di deuterio, facendoli avvicinare sempre più fino a che, raggiunta la soglia critica di densità, possono addirittura arrivare a far fondere una parte dei nuclei coinvolti.<br />
Pertanto, in queste condizioni non c’è bisogno di fornire moltissima <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> e innalzare le temperature per superare la barriera elettrostatica dei nuclei, ma si utilizza uno stratagemma che va ad abbassare la repulsione della barriera consentendo un più facile superamento della stessa. Si realizza una specie di catalizzatore nucleare.</p>
<p>Le nuvole elettroniche si creano a loro volta per “Coerenza Elettrodinamica”. In poche e semplici parole, abbiamo coerenza in un insieme di componenti quando tutti i componenti stessi operano all’unisono. Questo insieme spaziale di elementi (nel nostro caso, atomi) che lavorano all’unisono è detto “Dominio di Coerenza”. In un dominio coerente non vi sono quindi spostamenti e urti casuali tra i diversi membri, bensì questi agiscono coordinatamente. Una metafora che dà un’idea del concetto può essere quella di un corpo di ballo.<br />
Mentre in una folla qualunque (un sistema non coerente) le persone si muovono in direzioni casuali e dove l’unica forma di interazione è quasi sempre l’urto, la collisione, in un corpo di ballo (un sistema coerente) non ci sono collisioni poiché i componenti si muovono all’unisono al ritmo di una musica, un’oscillazione, che li guida, li fa risuonare. Questo significa diminuire gli attriti (urti), i movimenti inutili (particelle con direzioni opposte) e raggiungere lo stato di minima <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> del sistema.</p>
<p>Tornando nel nostro catodo metallico, gli elettroni del metallo, muovendosi coerentemente, formano delle grosse unità mesoscopiche che, operando all’unisono, consentono un’interazione mirata con i nuclei di deuterio riuscendo a portarli a intima distanza. In questo modo si permette alla forza nucleare di entrare in gioco e ottenere la fusione*.</p>
<p>Che risultati concreti si sono ottenuti negli esperimenti di Fusione fredda?<br />
Durante gli anni sono stati sviluppati diversi esperimenti e configurazioni sperimentali che hanno ottenuto discreti successi.<br />
I principali sono i seguenti:</p>
<p>1)    1995 Cella a sfere di plastica ricoperte da sottilissimi strati di nikel e palladio a cura di James Patterson in Texas (USA) presso la CETI inc.<br />
Si trattava di una cella composta da un cilindro di 10 cm di altezza per 2,5 di diametro al cui interno sono inserite un migliaio di sferette di plastica di 1 mm di diametro ricoperte da strati sottilissimi di nichel e palladio. Queste formano il catodo della cella elettrolitica. L’anodo è costituito da titanio e l’elettrolita è a base di acqua normale con disciolto del solfato di litio (Li2SO4).<br />
Con questa cella Patterson ha realizzato nel 1995 una dimostrazione pubblica ove con una <a href="http://www.vitealternative.com/category/alimentazione/">alimentazione</a> elettrica variabile tra 0,1 e 1,5 Watt ha ottenuto in uscita una potenza termica variabile tra 450 e 1.300 watt!</p>
<p>2)    2008 Cella a Gas di Deuterio in pressione (senza elettrolita liquido) in una matrice speciale di ossido di zirconio e palladio del gruppo del Prof. Arata – Università di Osaka, Giappone.<br />
In un esperimento pubblico la cella, senza <a href="http://www.vitealternative.com/category/alimentazione/">alimentazione</a>, ha fornito circa 30 watt con una quantità di soli 7 grammi di matrice metallica. Inoltre confermata la presenza di elio a firma della reazione nucleare.</p>
<p>3)    2008-2009 Cella a deuterio gassoso e matrice metallica di palladio nano strutturato del Gruppo Celani – INFN di Frascati<br />
I risultati raggiunti dal gruppo di Celani sono positivi (si ritrovano gli eccessi energetici), ripetibili e, soprattutto, superano il limite di densità energetica di pochi watt per grammo di palladio ottenuto dal Prof. Arata. I valori, con questa configurazione, si attestano stabilmente a oltre 400W/g di palladio e con durate di funzionamento di alcuni giorni.</p>
<p>4)    2010 Cella a idrogeno gassoso e matrice metallica di nikel nano strutturato del Prof. Francesco Piantelli – Università di Siena.<br />
La cella, coperta da 2 brevetti, ha superato con successo un periodo di test di oltre 10 mesi dove ha continuato a funzionare costantemente. alimentata una cella con una potenza elettrica di 29 Watt. I risultati sono stati molto promettenti in quanto l’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> fornita in uscita è stata mediamente di 35 Watt con punte di 70 W. Oltre all’eccesso energetico, nel lungo periodo di test sono stati rilevati diversi fenomeni che indicano l’avvenimento di reazioni nucleari quali emissione di raggi γ, emissione di neutroni, emissione di particelle cariche e il ritrovamento, al termine degli esperimenti, di altri elementi oltre al nichel di partenza sulle superfici dei campioni utilizzati.**</p>
<p>Cosa manca per un prodotto commerciale?<br />
La domanda a questo punto si fa pressante: perché non abbiamo ancora in commercio apparati che funzionano sfruttando il fenomeno della fusione nucleare a bassa <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> se le teorie esistono e gli esperimenti positivi anche?<br />
Ho individuato 3 principali antagonisti all’arrivo della fusione fredda:</p>
<p>Punto 1: L’accettazione accademica<br />
Non esistendo ancora una teoria universalmente accettata, ne deriva che tale argomento non viene considerato quando vengono assegnati i fondi economici o vengono decisi i piani di studio e ricerca. Per tanto questo filone, non ricevendo soldi, non viene sviluppato come invece dovrebbe.</p>
<p>Punto 2: Il controllo delle attuali lobby dell’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a><br />
Il mondo petrolifero, i big del nucleare a fissione e tutto il mondo legato a gas e carbone: giganti economici e politici che vedono in qualsiasi nuova fonte di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> un pericolo per il loro status quo e qualcosa che potrebbe minare il loro controllo assoluto sul mondo dell’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> e diminuire gli enormi guadagni che oggi possono permettersi senza alcuna possibile concorrenza.</p>
<p>Punto 3: Il potere militare<br />
Per quanto sembri strano, come tante tecnologie che hanno rivoluzionato in qualche modo la nostra vita civile, anche la fusione fredda deriva dal mondo militare.<br />
Come per la fissione nucleare, il GPS, internet, i cellulari, anche la fusione fredda ha avuto i suoi albori e i primi utilizzi con lo scopo di uccidere e distruggere. La natura umana è davvero ambigua e di difficile comprensione… ma tant’è e bisogna prenderne atto.<br />
Comprendendo che questa tecnologia è in mano e quindi sotto il controllo militare, di fatto deve rimanere quanto più è possibile una realtà segreta e inutilizzata. Depistaggi, disinformazione, minacce e anche assassini sono stati perpetrati senza troppi scrupoli per mantenere certe informazioni quanto più riservate ed inaccessibili è stato possibile.</p>
<p>Ma allora quando arriverà un generatore a fusione fredda?<br />
“Se la fusione fredda fosse una tecnologia valida ci farebbero gli scaldabagni! Perché non ne esiste neppure uno? Semplice, perché è una bufala!”<br />
Questa è una delle classiche frasi di chi non crede nella realtà della fusione fredda e non ci crederà, in buona o cattiva fede, finché non avrà davanti agli occhi un apparato che funziona inconfutabilmente col nuovo fenomeno.<br />
Ebbene, non dovrà attendere molto. E con lui, tutti noi.</p>
<p>Infatti il fenomeno ha, nonostante tutto, raggiunto una maturità tale che si può finalmente pensare di poter creare un co-generatore affidabile e commercializzabile nel giro di pochi anni. Le mie non sono mere ipotesi o speranze ma sono il frutto delle conoscenze di alcune realtà che si accingono, finalmente, a realizzare un prototipo pre-industriale di generatore di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> basato su reazioni nucleari a bassa <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>.</p>
<p>Infatti,  grazie principalmente al lavoro del Prof. Piantelli e a finanziamenti privati, è in fase di realizzazione un primo prototipo pre-industrale. Il prototipo è studiato per avere una potenza di circa 40 kW termici e 7 kW elettrici ed è previsto un tempo variabile per la realizzazione che potrà oscillare da uno a due anni in base alle difficoltà che si riscontreranno durante la costruzione.<br />
E’ la prima volta che un tale apparato viene prodotto, per tanto, per quanto sulla carta sia tutto pronto, non è davvero possibile prevedere con certezza come il fenomeno e il prototipo stesso risponderà a queste potenze.<br />
Una volta costruito il prototipo funzionante si tratterà di realizzare un secondo prototipo concretizzando anche tutto l’apparato industriale per la sua produzione su larga scala e la successiva vendita a terzi. Per quest’ultima fase è prevista la creazione di una società che, almeno negli intenti attuali, sarà aperta anche ai piccoli investitori, ovvero a tutti coloro che sono interessati a far sviluppare e investire in tale tecnologia, realizzando un azionariato di tipo popolare.<br />
Questo sia per distribuire più equamente gli utili e sia per evitare che qualche manager disonesto blocchi o sfrutti in maniera insensata questa enorme opportunità.<br />
Nel libro trovate tutti gli estremi per prenotare la partecipazione a questo azionariato e contribuire concretamente e fattivamente all’avvento sul mercato del primo generatore a fusione fredda.</p>
<p>Termino l’articolo ricordando però che la fusione fredda è solo uno strumento nelle nostre mani. Un potente strumento che può essere utilizzato per il bene comune o per autodistruggersi. Sta solo a noi la decisione di come utilizzare questo potere.<br />
Vi lascio a rifletter con una famosa frase di Stan Lee: “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Saremo capaci di gestire questa <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>?</p>
<p>Roy Virgilio<br />
Tratto dal libro “Fusione fredda cos’è e come funziona” di Roy Virgilio edito da Lulu.com e acquistabile dal sito dell’autore su www.progettomeg.it/vetrina.htm o su www.lulu.com</p>
<p>Fonte:<a href="http://www.disinformazione.it/fusione_fredda_situazione.htm">http://www.disinformazione.it</a></p>

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		<title>Costruire un generatore kelvin</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/11/01/costruire-un-generatore-kelvin/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 09:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Utilità]]></category>
		<category><![CDATA[elettricità fai da te]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia dall'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[generatore kelvin]]></category>
		<category><![CDATA[kelvin]]></category>

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<a href='http://www.vitealternative.com/2010/11/01/costruire-un-generatore-kelvin/supplies/' title='Supplies'><img width="150" height="150" src="http://www.vitealternative.com/wp-content/uploads/2010/11/Supplies-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Supplies" title="Supplies" /></a>
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		<title>MOTORE Magnetico 6000 giri al minuto</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/09/09/motore-magnetico-6000-giri-al-minuto/</link>
		<comments>http://www.vitealternative.com/2010/09/09/motore-magnetico-6000-giri-al-minuto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 12:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[megneti]]></category>
		<category><![CDATA[motore magnetico]]></category>
		<category><![CDATA[rotori]]></category>
		<category><![CDATA[video motori]]></category>

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		<title>BloomEnergy: vera rivoluzione o puro hype?</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/07/02/bloomenergy-vera-rivoluzione-o-puro-hype/</link>
		<comments>http://www.vitealternative.com/2010/07/02/bloomenergy-vera-rivoluzione-o-puro-hype/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 13:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[bloom energy]]></category>
		<category><![CDATA[celle]]></category>
		<category><![CDATA[combustibile]]></category>
		<category><![CDATA[combustibile solido]]></category>
		<category><![CDATA[energia del futuro]]></category>
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		<category><![CDATA[fuell cell]]></category>

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		<description><![CDATA[di Simone Serra - Quest’oggi per la rubrica Energia e Futuro affrontiamo un tema particolarmente interessante, anticipando con questo post la presentazione della tecnologia delle Celle a Combustibile, infatti si parlerà di una particolare soluzione basata su di esse denominata BloomEnergy. Tutto è iniziato a febbraio 2010 quando tra i media ha iniziato a spargersi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Simone Serra  -<br />
Quest’oggi per la rubrica <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">Energia</a> e Futuro affrontiamo un tema particolarmente interessante, anticipando con questo post la presentazione della tecnologia delle Celle a Combustibile, infatti si parlerà di una particolare soluzione basata su di esse denominata BloomEnergy.<br />
<span id="more-2621"></span><br />
Tutto è iniziato a febbraio 2010 quando tra i media ha iniziato a spargersi la notizia di una “rivoluzione” sulle tecnologie per l’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> capace di rappresentare una soluzione valida, efficiente e pulita per la produzione di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>.</p>
<p>Abbandonando gli annunci sensazionalistici, e nello spirito di questa rubrica, andiamo ora a vedere di cosa si tratta realmente, pur senza entrare in esposizioni tecniche troppo complicate.</p>
<p>BLOOMENERGY – DI COSA SI TRATTA?</p>
<p>BloomEnergy è il nome di una compagnia Americana nata nel 2002 con il nome Ion America e successivamente rinominata nel 2006 con il nome attuale, che ha sviluppato e prodotto un particolare tipo di Cella a Combustibile basato su tecnologie di derivazione aerospaziale sviluppate dall’Ing. K.R. Sridhar mentre lavorava per la NASA al progetto sull’esplorazione di Marte.</p>
<p>La necessità di disporre di ossigeno richiese lo sviluppo di un dispositivo che, alimentato con metano ed anidride carbonica, oltre ovviamente <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> elettrica, fosse in grado di produrre appunto ossigeno.</p>
<p>Con il cambiamento dei piani della NASA, Sridhar pensò di “invertire il processo” per produrre <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> elettrica a partire dal metano, senza passare attraverso la combustione.</p>
<p>Trovati i fondi per creare le strutture necessarie allo sviluppo di questa tecnologie, ha inizio la fase di ricerca vera e propria alla quale segue la realizzazione del BloomEnergy Box, ovvero uno stack di celle a combustibile racchiuso in un contenitore di ridotte dimensioni, realizzate con la tecnologia sviluppata dall’azienda.</p>
<p>La tecnologia sviluppata da BloomEnergy si basa sulle solid oxide fuel cell (SOFC), (le cui caratteristiche generali verranno esposte in successivi post sulle fuel cell) ed il “segreto” su cui si  basa la loro innovatività non è molto chiaro, esistono ipotesi che ritengono si tratti dei particolari rivestimenti di anodo e catodo, mentre altre ipotesi attribuiscono tali caratteristiche ai materiali usati per le piastre ceramiche che costituiscono la parte più evidente della fuel cell, ma ad oggi non sembra chiaro quale sia questa particolarità.</p>
<p>Una immagine di una “slice” con il rivestimento anodico e catodico è la seguente:</p>
<p>BLOOMENERGY SERVER</p>
<p>Per potere fornire quantitativi di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> consistenti sono stati realizzati dei server, overo dei grossi blocchi di fuel cells racchiusi in unità dalle dimensioni di piccoli containers, che collegate tra di loro possono fornire la scalibilità in termini di potenza ed <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> richiesta dalle utenze:</p>
<p>Alcuni server sono stati installati e testati da diverse compagnie molto note negli USA e nel mondo, quali Ebay, Google, FedEx ed altre ed i risultati sono stati incoraggianti, a detta di BloomEnergy e delle aziende che hanno ospitato i server, permettendo un sostanzioso risparmio in termini economici rispetto all’acquisto dell’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>.</p>
<p>BLOOMENERGY – COME FUNZIONA</p>
<p>La soluzione proposta da BloomEnergy appare come risolutiva rispetto al problema principale che caratterizza la produzione di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>, ovvero quello relativo alle emissioni, in quanto da più parti è stata ritenuta una tecnologia non inquinante in quanto non vi è presenza di combustione.</p>
<p>Il processo necessita come “fuel” metano o gas naturale,ma per semplicità è meglio riferirsi al metano la cui formula chimica è nota ai più, il quale si combina con l’ossigeno presente nell’aria e produce anidride carbonica e vapore acqueo come prodotti:</p>
<p>CH4 + 2O2 → CO2 + 2H2O</p>
<p>Da un’analisi di tale reazione chimica non si nota differenza alcuna con la combustione del metano, eccetto per la presenza tipica nel caso di combustione di componenti come gli ossidi di azoto NOx (in caso di combustione di gas naturale o metano non si ha produzione di particolato ed ossidi di zolfo), inoltre tale reazione produce un ammontare di CO2 assolutamente identico al corrispettivo prodotto dalla stessa quantità di combustibile nel caso di utilizzo in un impianto a combustione, e l’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> rilasciata dalla reazione e quindi sfruttabile ai fini della conversione elettrica risulta esattamente lo stesso.</p>
<p>Da questo primo punto è evidente come si possa ritenere una soluzione “ecologica” esclusivamente a patto di non riferirsi alla CO2, il cui ammontare riferito all’unità di metano consumato è identico.</p>
<p>Un punto importante che può differenziare in termini ambientali questa soluzione rispetto ad una tradizionale risiede nell’efficienza, ovvero quale è la percentuale di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> primaria (<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> chimica del fuel) che viene convertita realmente in <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> elettrica, misurata ai punti di connessione dell’impianto con la rete o con l’utenza.</p>
<p>Per quanto riguarda un impianto a ciclo combinato moderno tale efficienza si attesta sul 58 – 60%, con un trend di crescita verso il 65% nel futuro, mentre la soluzione proposta da BloomEnergy (dato calcolato a partire dal consumo indicato alla potenza nominale dal produttore) presenta un rendimento di circa il 52%.</p>
<p>I costi della di tale soluzione sono di circa 800mila dollari Americani per la soluzione da 100kW di potenza nominale, e la vita utile è valutata in 10 anni di esercizio.</p>
<p>Tali dati sicuramente saranno soggetti ad un miglioramento con l’industrializzazione della produzione, pertanto è auspicabile una riduzione del costo di tali dispositivi ed un aumento della vita utile, soprattutto perché gli equivalenti termoelettrici presentano vite operative superiori ai 20 anni.</p>
<p>Il costo del kWh viene indicato come più conveniente rispetto ad un tradizionale impianto termoelettrico, anche se su questo punto non sembra ci siano dei dati validati in quanto per valutare il costo del kWh bisogna tenere conto anche del costo dell’impianto e la grande variabilità dei costi a kWh per le tecnologie tradizionali in funzione del tipo di impianto e del combustibile utilizzato, pertanto allo stato attuale sembra poco credibile tale convenienza.</p>
<p>Da questa analisi resta il dubbio su quale sia il vero vantaggio di tale soluzione, fortemente sponsorizzata da personaggi celebri come l’ex Segretario di Stato Americano Colin Powell, ed in effetti sembra che l’hype creato intorno a questa tecnologia sia in gran parte esagerato, ma bisogna riconoscere alcune qualità interessanti, tra tutte la sua compattezza e scalabilità che ne consente un impiego per la generazione distribuita, mediante la quale è possibile ridurre le perdite di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> delle linee di distribuzione, ma si introducono d’altro canto dei problemi di gestione della rete che richiedono un’attenta progettazione delle stesse.</p>
<p>Per quest’oggi è tutto, a lunedì prossimo, sempre su AppuntiDigitali, sempre sulla nostra rubrica <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">Energia</a> e Futuro.</p>

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		<title>La pellicola che cattura il sole  l&#8217;ultima frontiera del fotovoltaico</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 10:41:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[fotosensibilità]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
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		<description><![CDATA[di Orazio Vecchio Superfici fotovoltaiche di spessore invisibile all&#8217;occhio umano, applicabili anche su plastica perché prodotte non attraverso l&#8217;uso del laser ma per mezzo di un procedimento a freddo. E che dunque potremo trovare su fogli di plastica o in forma di pellicola avvolta come carta da parati. L&#8217;ultima delle tecnologie nate nell&#8217;Etna Valley promette [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Orazio Vecchio</p>
<p>Superfici fotovoltaiche di spessore invisibile all&#8217;occhio umano, applicabili anche su plastica perché prodotte non attraverso l&#8217;uso del laser ma per mezzo di un procedimento a freddo. E che dunque potremo trovare su fogli di plastica o in forma di pellicola avvolta come carta da parati. L&#8217;ultima delle tecnologie nate nell&#8217;Etna Valley promette di innovare il mercato dell&#8217;energia: si tratta della tecnica Ppd (Pulsed plasma deposition), utilizzata dal reattore appositamente progettato e costruito da un team di imprese hi-tech di Catania, che consente di ottenere semiconduttori a film sottile, &#8220;thin film&#8221;, utilizzabili in sostituzione dei tradizionali wafer di silicio, molto più costosi e pesanti, nel settore fotovoltaico e in altri dispositivi microelettronici.<br />
<span id="more-2088"></span><br />
È il progetto battezzato &#8220;Plasia&#8221; (Progettazione e realizzazione di un sistema di deposizione al plasma di silicio amorfo su substrati plastici), realizzato, con un investimento di 1,9 milioni di euro di cui 610 mila provenienti dal Por 2000-2006, grazie alla collaborazione tra Università di Catania e le imprese dell&#8217;Etna Valley Advanced Technology Solutions (capofila, società con sedi anche in Francia e Singapore), MI Welding Technology, Meridionale Impianti, High Purity Technology Srl.</p>
<p>Il funzionamento del sistema è semplice: un piccolo reattore, nel quale si inserisce una pasticca del materiale scelto (ad esempio, silicio) copre la superificie collocata, il cosiddetto &#8220;target&#8221;, di quella sostanza. Ma rilevante è la novità della tecnologia sperimentata nell&#8217;Etna Valley: la macchina lavora a temperature &#8220;basse&#8221;, circa 80 gradi, mentre le altre oggi sul mercato si basano sul laser e funzionano a temperature di 400 gradi. «La macchina che abbiamo sviluppato – spiega Ada Di Stefano, ad di Advenced Technology Solutions – consente di depositare anche a livello nanometrico, cioè in spessori invisibili all&#8217;occhio umano, e a freddo, ovvero a temperature basse. Per questo è possibile utilizzare superfici che con il trattamento tradizionale si scioglierebbero, in primo luogo la plastica».<br />
<img alt="" src="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/ARCH_Immagini/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/superficie-fotovoltaica-300.jpg" class="alignnone" width="300" height="243" /></a><br />
Le prime applicazioni del progetto riguardano soprattutto l&#8217;ambito del fotovoltaico. Dimentichiamo i pesanti e alti pannelli fotovoltaici sui tetti delle case: il thin film permetterà di generare <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> dalle pareti, dalla vela di una barca o dalla custodia del notebook. E potremo comprarne pellicole al supermercato. Ovviamente, per ora si tratta di un&#8217;applicazione da laboratorio, per quanto collaudata e verificata, che richiede tra uno e due anni di lavoro per arrivare alla produzione industriale. Ma gli sviluppi sono già in cantiere: «Stiamo lavorando su un sistema roll-to-roll, ovvero un sistema continuo capace di fissare il materiale richiesto sul foglio, che noi immaginiamo di plastica, via via che questo scorre», dice Salvatore Raffa, presidente di Meridionale Impianti e del Distretto Etna Valley.</p>
<p>«Anche gli sviluppi successivi – aggiunge Di Stefano – sono stati notevoli rispetto al progetto iniziale, grazie soprattutto alla possibilità di deporre ossido di zinco, che è un ossido conduttivo trasparente». In questo caso il sistema può trovare applicazione nella sensoristica, perché consente di creare un rilevatore altamente sensibile su una superficie di appena 2 micron, in grado di individuare qualunque elemento che si depositi sulla superficie o qualunque &#8220;alterazione&#8221; ambientale.<br />
Fonte:<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/frontiere/fotovoltaico-superficie-plastica-pellicola.shtml?uuid=ef06947a-c212-11de-adc0-9510171b91a8&#038;DocRulesView=Libero">http://www.ilsole24ore.com/</a><br />
Per info su Thin Film clicca <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Thin_Film_Transistor">QUI</a></p>

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		<title>Le borse proseguono la corsa il petrolio vola sopra i 70 dollari</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2009/08/13/le-borse-proseguono-la-corsa-il-petrolio-vola-sopra-i-70-dollari/</link>
		<comments>http://www.vitealternative.com/2009/08/13/le-borse-proseguono-la-corsa-il-petrolio-vola-sopra-i-70-dollari/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 20:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[affari]]></category>
		<category><![CDATA[biglietto verde]]></category>
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		<description><![CDATA[Seduta in rialzo per le Borse europee trainate in avanti dai fondamentali economici di alcuni Paesi come Francia e Germania, ma anche dai risultati del bollettino Bce. Ma dopo la virata in negativo di Wall Street, influenzata dai deludenti dati giunti dal mercato del lavoro e dalle vendite al dettaglio Usa, i mercati del Vecchio [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Seduta in rialzo per le Borse europee trainate in avanti dai fondamentali economici di alcuni Paesi come Francia e Germania, ma anche dai risultati del bollettino Bce. Ma dopo la virata in negativo di Wall Street, influenzata dai deludenti dati giunti dal mercato del lavoro e dalle vendite al dettaglio Usa, i mercati del Vecchio Continente in chiusura limano i guadagni.<br />
<span id="more-1942"></span><br />
Il miglioramento del quadro macroeconomico, ha fatto volare il greggio quotato a New York sopra quota 71,5 dollari al barile. Sui mercati valutari l&#8217;euro si è rafforzato ulteriormente nei confronti del dollaro sfiorando quota 1,43 nei confronti del biglietto verde. A sorpresa, battendo le stime degli analisti, il Pil di Francia e Germania del secondo trimestre ha messo a segno un rialzo dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti. Ancora negativo, tuttavia, il confronto con il 2008, in Germania la flessione annuale è stata del 5,9% e in Francia del 2,6%.</p>
<p>Secondo la Bce, si inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel, anche se la disoccupazione potrebbe restare alta anche nel 2010. Il bollettino della banca di Francoforte giudica inoltre adeguati l&#8217;attuale livello dei tassi d&#8217;interesse, e precisa che l&#8217;inflazione zero sarà solo un fenomeno temporaneo.</p>
<p>Riguardo all&#8217;area Euro, la Bce prevede per gli ultimi mesi del 2009 un&#8217;attività economica &#8220;debole&#8221;, mentre nel 2010 dovrebbe verificarsi una fase di &#8220;stabilizzazione&#8221; seguita da una graduale ripresa: il Pil nella zona Euro vedrà un calo del 4,5% nel 2009, mentre nel 2010 dovrebbe crescere dello 0,3% e dell&#8217;1,5% nel 2011. Sul fronte inflazione, invece, la Bce stima un tasso dello 0,4% per il 2009, mentre per il 2010 l&#8217;attesa è dell&#8217;1,1% e per il 2011 dell&#8217;1,6%.</p>
<p>Tornando ai mercati azionari, la migliore piazza è stata Milano seguita a ruota da Francoforte (più 0,95%), Londra (più 0,82%) e Parigi (più 0,49%). A Piazza Affari l&#8217;indice Ftse All-Share ha infatti segnato un rialzo dell&#8217;1,19% a 22.252 punti ed il Ftse Mib dell&#8217;1,3% a quota 21.827. La maglia rosa tra i principali titoli della piazza milanese è stata vinta da Cir (più 5,35%) sostenuta anche dal positivo andamento del Gruppo Espresso (più 3,3%). Bene anche il comparto automobilistico, dove Fiat è salita del 5,3% e Pirelli ha incassato un in rialzo del 3%. Denaro anche su tutto il settore bancario, con Unciredit in progresso del 2,8% e Mediobanca dell&#8217;1,8% e Intesa Sanpaolo dell&#8217;1,4%. Frazionali guadagni invece per Generali (più 0,5%), Mediaset (più 0,17%) e Bulgari (più 0,16%), tra i pochi titoli in terreno negativo vanno infine segnalati Telecom Italia (meno 0,37%), Buzzi Unicem (meno 0,64%) e Bpm (meno 0,78%).<br />
Fonte:<a href="http://finanza.repubblica.it/News_Dettaglio.aspx?del=20090813&#038;fonte=RPB&#038;codnews=210644">http://finanza.repubblica.it</a></p>

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