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	<title>Vite Alternative &#187; crisi</title>
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	<description>Tutto sulle Nuove Alimentazioni, Medicine, Energie ed Economie</description>
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		<title>Nigel Farage</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 05:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<title>Italiani cavie per la sperimentazione clinica dei farmaci  Al voto la delega al Governo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 09:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 27 settembre all&#8217;aula della Camera va al voto la delega al Governo in materia di sperimentazione clinica dei farmaci. Disegno di legge 4274-A, presentato dal Ministro della Salute Fazio, con parere favorevole della Commissione Affari Sociali: Art 1 “Il Governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 27 settembre all&#8217;aula della Camera va al voto la delega al Governo in materia di sperimentazione clinica dei farmaci. Disegno di legge 4274-A, presentato dal Ministro della Salute Fazio, con parere favorevole della Commissione Affari Sociali: Art 1 “Il Governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi&#8230; in materia di sperimentazione clinica dei medicinali per uso umano”.<br />
<span id="more-4133"></span><br />
Un Parlamento che delega il Governo a legiferare in proprio su sperimentazione medica a carico di tutti i cittadini italiani non è un Parlamento, ma un&#8217;accolita di irresponsabili che votano per la sudditanza della Sanità al soldo, aprendo un nuovo mercato che riduce gli italiani a cavie al servizio delle case farmaceutiche. La Delega prepara e sancisce la dittatura sanitaria.</p>
<p>Nei principi di delega, si afferma che tale riassetto “è da realizzarsi in conformità alle disposizioni (esigenze?) dell&#8217;Unione Europea”.<br />
Il Governo individuerà i Centri pubblici e privati autorizzati alle sperimentazioni dalla fase 0 alla fase IV con particolare sostegno, attivazione e promozione dei Centri Clinici dedicati agli studi di fase 0 e fase I, quindi quelli per la sperimentazione su “volontari” sani.<br />
Si ribadisce che la delega riguarda “azioni mirate per evitare una perdita della quota di ricerca clinica nazionale a favore di quei Paesi dotati di contesti procedurali ed economici più “attrattivi” nel settore delle ricerche early phase” cioè di fase 0 e fase I (sul volontario sano).<br />
Ci dicono che gli italiani non lo farebbero per soldi né per miseria, ma per bontà, come già fanno cedendo da viventi sani un rene, parte di fegato e prossimamente di polmone, a degli estranei.</p>
<p>Il Governo istituirà con Decreto un Comitato Nazionale delle Politiche di sperimentazione clinica dei medicinali; fonderà la banca dati nazionale che dialogherà con la banca dati europea e con l&#8217;osservatorio nazionale; ridurrà il numero dei Comitati Etici da 269 a 110 circa, collegandoli alla rete informatica del Comitato Nazionale; avvierà procedure informatizzate per la gestione della documentazione e della notifica delle reazioni e degli eventi avversi verificatisi nella attività di sperimentazione. Per quanto attiene le responsabilità professionali però, è stabilito che sono coperte dal segreto professionale e d&#8217;ufficio.</p>
<p>I decreti legislativi del Governo saranno su proposta del Ministro della Salute di concerto con il Ministro per le Politiche Europee in primis e in subalternità con gli altri Ministri. Gli schemi dei decreti di Governo saranno trasmessi alla Camera dei Deputati per pareri entro 40 giorni, decorso tale termine i decreti saranno considerati validi. Comunque il Governo anche dopo l&#8217;emanazione potrà adottare disposizioni integrative e correttive.</p>
<p>E&#8217; stato ribadito più volte nel DDL che da tutto ciò non dovranno derivare oneri alla finanza pubblica. Allora chi paga? E quali vantaggi ne traggono gli italiani?<br />
Nella premessa c&#8217;è la risposta: tale legge avrà importanti ricadute sul piano occupazionale per gli sperimentatori che per lavorare non dovranno migrare potendo restare in Italia (dove ci sono le cavie).</p>
<p>Inoltre si afferma che la sperimentazione costituisce un&#8217;entrata aggiuntiva e alternativa per l&#8217;amministrazione sanitaria. Già ora “per ogni sperimentazione viene stipulato un contratto tra sponsor e amministrazione sanitaria locale; quest&#8217;ultima quando riceve il compenso per la prestazione sperimentale, trattiene una quota e trasferisce il residuo nella retribuzione dello sperimentatore”. Anche nei principi di delega si stabilisce che rimarrà in capo al direttore generale della struttura sanitaria coinvolta nello studio la firma della convenzione economica.</p>
<p>Tra i principi di delega è introdotto anche il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) personale che è alimentato in maniera continuativa dai medici curanti ed utilizzato nella ricerca.<br />
Il Parlamento ha già tradito molte volte delegando il Governo in materia di sanità. Gravissimo quando ha ceduto nel 1993 al Ministro della Sanità e sue lobby il potere di definire modalità e tempi per la dichiarazione autoritaria di “morte cerebrale”e successive variazioni, da cui il Decreto del Min. Raffaele Costa nell&#8217;agosto del 1994 e successivo diktat peggiorativo della Min. Livia Turco nell&#8217;Aprile 2008. La la strada è aperta al possibile artificio mortifero dell&#8217;attuale o prossimo Ministro.</p>
<p>Se abbiamo ben capito, la delega al Governo per la sperimentazione clinica dei medicinali è così assoluta ed i principi di delega così generici, che non ci stupiremmo se il Governo usasse questo potere per decretare l&#8217;uso dei corpi in cosiddetta “morte cerebrale” da tener vivi per un anno per esercitazioni chirurgiche, chimiche e radiologiche: proposta di legge che balla in Parlamento dal 2004, da noi stigmatizzata per la sua abiezione in due Audizioni presso la Commissione Affari Sociali.</p>
<p>Neppure ci meraviglieremmo se il Governo decretasse la forma delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT) per superare e tacitare l&#8217;opposizione all&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/alimentazione/">alimentazione</a> e idratazione forzate su persone in stato vegetativo; o peggio decretasse l&#8217;uso di farmaci sperimentali di massa, come già fatto col vaccino anti-HPV di fatto imposto a tutte le bambine italiane.<br />
Un&#8217;impostazione da 1984 (Orwell) che vede le dirigenze politico-economiche accordarsi tra loro su come piegare tutti quanti alle logiche del profitto, camuffando le intenzioni con la promessa di un portale informatizzato per il cittadino che, lungi dal facilitargli la vita, sarà solo fonte di pubblicità, condizionamento e “reclutamento”.</p>
<p>Nerina Negrello<br />
Presidente &#8211; www.antipredazione.org</p>
<p>Può sostenere la nostra Associazione diventando socio o dando un  libero contributo:<br />
- Conto Corrente Postale  n° 18066241 intestato a Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi<br />
- Bonifico bancario IBAN IT35 S076 0111 1000 0001 8066241 su conto corrente presso Banco Posta<br />
- Assegno Bancario non-trasferibile intestato a Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi </p>
<p>Fonte:http://www.disinformazione.it/italiani_cavie_farmaci.htm</p>

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		<title>Crisi: Bernanke, Fed pronta aiuti economia, alzare debito</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 06:40:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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<p>Fonte:http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/ansa/dettaglio.html?newsId=298523</p>

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		<title>Un altro assegno per sopravvivere</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 06:38:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I ministri Ue si sono riuniti a Bruxelles per cercare di salvare Atene con 12 miliardi. Il premier greco Papandreu Si parla di soldi, solo di soldi per evitare la catastrofe. È la fotografia della Grecia, una cartina geografica muta animata solo dalla penna del capomastro che segna sul suo librone interventi, costosissimi, su fondamenta [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>I ministri Ue si sono riuniti a Bruxelles per cercare di salvare Atene con 12 miliardi.</p>
<p>Il premier greco Papandreu Si parla di soldi, solo di soldi per evitare la catastrofe. È la fotografia della Grecia, una cartina geografica muta animata solo dalla penna del capomastro che segna sul suo librone interventi, costosissimi, su fondamenta traballanti. E in alcuni casi su macerie già «consolidate». Una cartolina che anche dal punto di vista turistico è difficile inviare da parte di tour operator e agenzie di viaggio. Ieri a Bruxelles i ministri dell&#8217;Ue hanno discusso l&#8217;operazione salva-Atene, in particolare della quinta tranche da 12 miliardi. Queste le cifre, in euro, in gioco per il salvataggio della Grecia e per la stabilità dell&#8217;eurozona: 110 miliardi per il prestito Ue-Fmi concesso nel maggio 2010; 12 miliardi (la tranche che dovrebbe esere concessa); 60-100 miliardi, ovvero la forchetta dell&#8217;ammontare complessivo del secondo salvataggio di Atene comprendente la partecipazione dei privati; 50 miliardi per gli introiti che il governo greco prevede di realizzare attraverso le privatizzazioni; 28 miliardi per le minori spese che Atene prevede di fare da qui al 2015 attraverso il piano di austerità; 347 miliardi, il valore complessivo dei titoli del debito pubblico greco sul mercato; 85 miliardi, l&#8217;ammontare dei titoli che potrebbero essere sottoposti a rinnovo «automatico». Sul piano interno, il premier greco, George Papandreu, ha chiesto all&#8217;opposizione un accordo di unità nazionale e la fiducia al nuovo esecutivo per superare il difficilissimo momento che attraversa il Paese. «Ho chiesto il rinnovo della fiducia al governo perché il Paese si trova in una fase cruciale», ha detto, aprendo la «tre giorni» di dibattito in Parlamento che dovrà dare la fiducia al suo nuovo esecutivo e al nuovo ministro delle Finanze. «Giriamo pagina, mettiamo da parte lo scontro politico in questa fase critica, smettiamo di dare l&#8217;immagine di un paese lacerato». Il premier ha annunciato che convocherà un referendum in autunno su una serie di riforme amministrative e politiche per correggere gli squilibri che hanno causato «i problemi finanziari greci». Poi, criticando l&#8217;inefficacia del settore pubblico greco, ha annunciato che chiederà anche emendamenti costituzionali per facilitare la persecuzione di reati fiscali e dei funzionari corrotti. Si deciderà, ha spiegato, sui «cambiamenti nel sistema politico, nel funzionamento del Parlamento, sul numero dei deputati, sul finanziamento ai partiti, il sistema elettorale, l&#8217;immunità dei parlamentari e come realizzare i grandi cambiamenti di cui necessita il Paese». «Nessuno ci ascolterà &#8211; ha aggiunto &#8211; se non vedono che noi stessi correggiamo i nostri errori». Il ministro spagnolo delle Finanze Elena Salgado ha auspicato che l&#8217;Eurogruppo possa trovare entro oggi un accordo sull&#8217;erogazione «della prossima tranche da circa 12 miliardi» di aiuti alla Grecia, l&#8217;ultima del salvataggio deciso nel maggio 2010. Per quanto riguarda il ruolo dei creditori privati in un nuovo piano di assistenza finanziaria ad Atene, la Salgado ha detto che la Spagna «è più vicina alla posizione della Bce», che non vede di buon occhio la presenza di privati, ma che è disponibile «a lavorare per il consenso». Arrivato a Bruxelles, Tremonti non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione.</p>
<p>Marino Collacciani</p>
<p>Fonte:http://www.iltempo.it/2011/06/20/1266402-altro_assegno_sopravvivere.shtml</p>

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		<title>Attenzione Spariscono i governi!!</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2011/01/24/attenzione-spariscono-i-governi/</link>
		<comments>http://www.vitealternative.com/2011/01/24/attenzione-spariscono-i-governi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 07:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Belgio, marcia della vergogna Oltre 50mila persone in piazza per protestare contro l’impasse politica che di fatto paralizza il Paese, da sette mesi senza governo. Sono quasi 50mila le persone che hanno marciato ieri pomeriggio per le strade di Bruxelles per esprimere la loro esasperazione, dopo che il Belgio è da 255 giorni senza governo. [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Belgio, marcia della vergogna<br />
Oltre 50mila persone in piazza per protestare contro l’impasse politica che di fatto paralizza il Paese, da sette mesi senza governo.<br />
<span id="more-3065"></span><br />
Sono quasi 50mila le persone che hanno marciato ieri pomeriggio per le strade di Bruxelles per esprimere la loro esasperazione, dopo che il Belgio è da 255 giorni senza governo. &#8220;Abbiamo votato, che governino!&#8221;, hanno chiesto i manifestanti, scesi in strada nonostante la pioggia e il freddo. Il corteo si è sviluppato attraverso le vie della capitale in maniera assolutamente pacifica, senza incidenti di sorta: si registra solo il fermo di cinque attivisti del Tak (Taal Aktie Komitee), un gruppo nazionalista composto dai fiamminghi più radicali, intento a rompere e a rovesciare per strada alcune cassette contenenti volantini con gli slogan della manifestazione.<br />
Le elezioni in Belgio ci sono state il 13 giugno scorso, ma il paese continua a essere guidato dal governo di Yves Leterme, a causa dell’insanabile contrasto tra i politici fiamminghi e quelli valloni che non riescono a mettersi d’accordo tra le richieste di autonomia dei primi e i timori dei secondi, che temono le ripercussioni negative dell’eccessivo decentramento.<br />
Fonte:http://www.essenzialeonline.it/esteri/Belgio-marcia-della-vergogna_21640.htm</p>
<p>Albania, presidente e Occidente invitano partiti a collaborare</p>
<p>TIRANA (Reuters) &#8211; Il presidente albanese e gli inviati occidentali hanno invitato i partiti politici a risolvere le loro differenze e hanno invocato anche delle indagini, da parte delle forze dell&#8217;ordine, sull&#8217;uccisione di tre persone durante le manifestazioni contro il governo.</p>
<p>La procura albanese ha fatto sapere ieri che la polizia non ha emesso ancora alcun mandato d&#8217;arresto per le sei guardie repubblicane sospettate di aver aperto il fuoco durante le manifestazioni di venerdì.</p>
<p>Il primo ministro Sali Berisha e il leader dell&#8217;opposizione Edi Rama si sono accusati a vicenda per le morti di venerdì, con entrambi i leader che hanno promesso nuove manifestazioni in un clima di sempre maggiore tensione.</p>
<p>&#8220;Il ripristino del dialogo politico, il rispetto per le istituzioni dello stato e l&#8217;espressione di equilibrio e maturità sono di vitale importanza per il presente e per il futuro europeo dell&#8217;Albania&#8221;, hanno detto in un comunicato il presidente Bamir Topi e gli ambasciatori di Unione Europea e Usa sabato sera.</p>
<p>&#8220;E&#8217; indispensabile che le istituzioni collaborino tra di loro per condurre delle indagini trasparenti, professionali e imparziali&#8221;.</p>
<p>Il primo ministro ha detto che non permetterà altri episodi di violenza.</p>
<p>Venerdì, durante le manifestazioni di protesta dei sostenitori socialisti, tre civili sono stati uccisi, uno con un colpo d&#8217;arma da fuoco alla testa e due con colpi al petto.</p>
<p>Fonte:http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE70N00J20110124</p>
<p>Tunisia, c&#8217;è anche la minaccia salafita nella &#8220;Rivoluzione dei Gelsomini&#8221; </p>
<p>Nel weekend sono continuate le proteste in Tunisia, con un grande sit-in nella piazza del parlamento per contestare il nuovo governo &#8211; accusato di essere troppo legato a quello del fuggitivo Ben Alì. Ma forse mancano ancora dei tasselli per comprendere cos&#8217;è accaduto nelle settimane scorse a Tunisi. Vediamo quali.</p>
<p>*</p>
<p>Aveva studiato, si era laureato, ma continuava a vendere frutta e verdura per le strade di Sidi Bouzid. Aveva 26 anni Mohamed Bou’azizi, originario della regione centrale di Sidi Bouzid, quando, il 17 dicembre, si è dato fuoco per protestare contro la sua condizione sociale, simile a quella di altri suoi coetanei. Non un atto di “suicidio” ma, come verrà approfondito, un gesto di “immolazione”, di martirio. Sua madre ha dichiarato al quotidiano algerino El-Khabar: “Il sangue di mio figlio ha liberato il suo paese”. L’episodio è stata la miccia che ha fatto detonare il già ben confezionato ordigno esplosivo sociale tunisino. A Sidi Bouzid è stata intitolata una via al giovane “Gavrilo Princip” tunisino. Un “martire per la libertà” dunque e non un “suicida”.</p>
<p>Il giovane Bou’azizi, come lo ha descritto sua madre ai quotidiani maghrebini, era un ragazzo “timorato di Allah” che pregava cinque volte al giorno. Un pio fedele musulmano. Come tale, è difficile pensare che abbia compiuto il suo gesto estremo vivendolo come un “suicidio”, atto condannato dall’Islam. Egli ha utilizzato il suo corpo come arma di riscatto sociale contro un tiranno. In questo senso, il suo gesto passerà alla storia non come un “suicidio” ma come un atto di “martirio” e di jihad intesa come lotta individuale contro l’oppressore. Nella stampa araba, Bou’azizi viene descritto come il “martire” e non come il “suicida”. Da qui le azioni di emulazione negli altri paesi arabi.</p>
<p>Un ulteriore elemento che conferma il carattere “islamista” del gesto di Bou’azizi è la regione di cui era originario. Già all’inizio del 2007, si registrarono violenti scontri a Sidi Bouzid tra l’Esercito tunisino e un gruppo di giovani salafiti-jihadisti locali guidati spiritualmente da uno sceicco noto come “sheikh Al-Khatib al-Idrissi”. In quell’occasione, lo sheykh tunisino Rashed al-Ghanushi, leader del movimento islamista tunisino “Ennahda” (La Rinascita), ebbe a dire: “Qui c’è lo mano di Al-Qaeda, non si tratta di criminali comuni”. La regione di Sidi Bouzid, oltre ad essere un’area in cui si è sviluppata – attorno alla figura dello sceicco – la corrente salafita tunisina, ha attirato anche l’attenzione delle autorità italiane, e in particolar modo delle vigili forze di polizia nel nord-est, quando furono indagati ed espulsi nel marzo 2009 due soggetti maghrebini, fra cui un tunisino, Sghaier Miri, originario di Sidi Bouzid, seguace ed export manager della corrente di Al-Idrissi in Italia.</p>
<p>In quest’ottica, la preoccupazione maggiore per i vicini paesi europei è la diffusione dei movimenti islamisti nel Maghreb arabo, in questo caso in Tunisia, e la potenziale fuoriuscita di soggetti radicalizzati e quindi radicalizzanti. Citando un articolo di “Le Monde”, il quotidiano panarabo “Al-Quds al-Arabi” del 12 gennaio scorso, sottolineava il silenzio di alcuni Paesi europei di fronte alla rivoluzione tunisina e ai disordini in Algeria, in particolar modo di Spagna, Francia e Italia. È nota, e comprensibile, l’esistenza di una stretta collaborazione fra le autorità delle due sponde del Mediterraneo in materia di sicurezza, e profondi mutamenti come quello tunisino potrebbero compromettere tale collaborazione, soprattutto con l’incognita dell’ingresso nel governo di elementi di corrente para-salafita come il movimento, finora interdetto, di “Ennahda”.</p>
<p>Per quanto riguarda i paesi del Maghreb arabo, la preoccupazione è alta. Il Regno del Marocco ha già espresso solidarietà al popolo tunisino. L’Algeria, che nelle ultime settimane ha vissuto situazioni analoghe a quelle tunisine, attende in silenzio, adottando urgenti provvedimenti a favore della popolazione. Per quanto riguarda la Libia, a seguito della fuga di Ben Ali, il leader Gheddafi si era detto “addolorato” per la caduta dell’ex presidente tunisino. In un messaggio rivolto al popolo tunisino, il leader libico aveva dichiarato che “Ben Ali continua a essere il legittimo presidente della Tunisia”. Indubbiamente, la “rivoluzione del gelsomino”, come è stata definita quella tunisina, preoccupa la Libia. Gheddafi non ha esitato a esprimere il timore che la rivoluzione possa intaccare la stabilità del suo paese. Secondo fonti del Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, il regime libico avrebbe agevolato l’ingresso di ingenti quantità di armi in Tunisia con lo scopo di alimentare i disordini e destabilizzare il paese. Lo stesso Fronte ha rivelato che unità speciali libiche sarebbero già state inviate in Tunisia per proteggere alcuni famigliari di Ben Ali.</p>
<p>Paesi “lontani” come l’Egitto, la Giordania, lo Yemen ma anche l’Albania, temono un contagio del clima rivoluzionario tunisino, la “formula tunisina del cambiamento”, come si legge nei social network. Casi di “immolazione” si sono registrati in Algeria, Mauritania, Egitto e Giordania. La comunità internazionale sta monitorando con attenzione gli ultimi sviluppi, con il timore che alcuni vuoti possano essere colmati dai movimenti islamisti. E qualora Al-Qaeda dovesse strumentalizzare il malcontento sociale, come ha già fatto, non si può escludere il rischio di un passaggio da azioni di “immolazione” ad azioni di “martirio” contro soggetti terzi, azioni che l’Occidente erroneamente definisce “kamikaze”.<br />
Fonte:http://www.loccidentale.it/articolo/tunisia+c-%C3%A8+la+jihad+di+bouazizi+dietro+la+rivoluzione+dei+gelsomini.00101474</p>

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		<title>La tua azienda è in crisi?</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Baldini &#038; Partners si occupa di risolvere i problemi delle aziende in crisi con il Fisco e/o Fornitori e particolarmente indebitate senza far ricorso a nuovi finanziamenti attraverso l’utilizzo di innovativi strumenti giuridici per: • Favorire la liquidazione aziendale, limitando al minimo il pagamento dei debiti, conservando il valore dell’impresa in ragione del miglior [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Baldini &#038; Partners si occupa di risolvere i problemi delle aziende in crisi con il Fisco  e/o Fornitori e particolarmente indebitate senza far ricorso a nuovi finanziamenti attraverso l’utilizzo di innovativi strumenti giuridici per:<br />
• Favorire la liquidazione aziendale, limitando al minimo il pagamento dei debiti, conservando il valore dell’impresa in ragione del miglior realizzo.<br />
• Segregare e proteggere le proprietà aziendali e personali dei soci<br />
• Limitare le possibilità di fallimento e le conseguenze penali<br />
• Favorire il trasferimento dell’azienda salvando le maestranze, il patrimonio aziendale e favorendo anche la liquidazione della vecchia azienda<br />
<span id="more-2444"></span><br />
I professionisti della Baldini &#038; Partners da anni hanno individuato l’istituto giuridico del Trust quale miglior strumento per la soluzione delle più svariate problematiche connesse alla protezione e trasferimento dei patrimoni mobiliari, immobiliari aziendali e utilizzabile anche nei casi di crisi finanziarie personali ed aziendali.</p>
<p>Inoltre, attraverso l’uso intelligente di altri strumenti giuridici tra i quali:</p>
<p>opposizione a:<br />
• avviso bonario di liquidazione<br />
• cartelle esattoriali<br />
• atti di pignoramento<br />
• atti di pignoramento<br />
• istanze di fallimento<br />
• atti di precetto</p>
<p>o tramite altri ancora quali<br />
• fondo patrimoniale<br />
• contratto ultranovennale<br />
• usufrutto</p>
<p>si può riuscire legalmente a<br />
• posticipare<br />
• diminuire o<br />
• annullare</p>
<p>i debiti con il Fisco e con i Fornitori.</p>
<p>visita il nostro sito <a href="http://www.baldiniandpartners.it/aziende-in-crisi/">http://www.baldiniandpartners.it</a></p>

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		<title>La Grecia paralizzata dallo sciopero</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/03/11/la-grecia-paralizzata-dallo-sciopero/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<description><![CDATA[ATENE Oggi in Grecia giornata di sciopero nazionale contro il piano di austerità varato dal governo e recentemente inasprito per garantire il risanamento dei dissestati conti pubblici. Lo sciopero, convocato dalle due maggiori confederazioni sindacali del paese, è il secondo in una settimana. Sono previste manifestazioni ad Atene e in tutte le maggiori città del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>ATENE<br />
Oggi in Grecia giornata di sciopero nazionale contro il piano di austerità varato dal governo e recentemente inasprito per garantire il risanamento dei dissestati conti pubblici. Lo sciopero, convocato dalle due maggiori confederazioni sindacali del paese, è il secondo in una settimana. Sono previste manifestazioni ad Atene e in tutte le maggiori città del paese. Resteranno a casa statali, insegnanti, personale ospedaliero, controllori di volo, settori del privato e giornalisti mentre le rappresentanze di polizia, vigili del fuoco e guardia costiera contano di partecipare alle manifestazioni.<br />
<span id="more-2434"></span><br />
La scorsa settimana altre proteste avevano dato luogo a scontri tra frange di violenti e forze dell’ordine ad Atene. A difesa delle manovre di risanamento, invece, e contro gli scioperi si è oggi scagliato il presidente degli industriali ellenici. L’austerità è inevitabile e chi protesta vuole mandare la Grecia «a chiedere l’elemosina all’estero», ha attaccato Dimitris Daskalopulos, capo del Sev, l’equivalente greco di Confindustria. «Tra la bancarotta e le recessione, tra l’incudine e il martello &#8211; ha avvertito &#8211; non c’è altra scelta per sfuggire al baratro».</p>
<p>Nei giorni scorsi Atene ha annunciato misure supplementari che, facendo leva su tagli alla spesa pubblica e aumenti delle imposte, puntano a rimpinguare il bilancio di 4,8 miliardi di euro già da quest’anno. L’obiettivo è ridurre l’incidenza del deficit sul Pil di quattro punti, dall’esplosivo 12,7 per cento toccato nel 2009. I sindacati non ci stanno: «Cercano di far pagare ai lavoratori il prezzo di questa crisi», ha affermato il leader del Gsee, il principale sindacato del settore privato. Sul piede di guerra anche gli addetti della PA, con il sindacato Adedy, particolarmente toccati dall’inasprimento.<br />
<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201003articoli/53029girata.asp">http://www.lastampa.it/</a></p>

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		<title>Il private equity italiano paga il conto della crisi internazionale</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 12:20:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[borsa]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<description><![CDATA[La battuta d&#8217;arresto dell&#8217;economia mondiale frena il mercato italiano del private equity e del venture capital, segno evidente che la crisi sta pesando anche sul mondo delle imprese. É il quadro che emerge dalla ricerca condotta da Aifi, l&#8217;Associazione italiana del private equity e del venture capital, in collaborazione con PricewaterhouseCoopers. Dopo i picchi raggiunti [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La battuta d&#8217;arresto dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> mondiale frena il mercato italiano del private equity e del venture capital, segno evidente che la crisi sta pesando anche sul mondo delle imprese. É il quadro che emerge dalla ricerca condotta da Aifi, l&#8217;Associazione italiana del private equity e del venture capital, in collaborazione con PricewaterhouseCoopers.<br />
<span id="more-2029"></span><br />
Dopo i picchi raggiunti nel 2008, tra gennaio e giugno di quest&#8217;anno sono state infatti 155 le nuove operazioni (-9% rispetto a un anno prima), per un controvalore complessivo di 1,069 miliardi di euro (-61%). La discrepanza fra il calo contenuto del numero di operazioni e il crollo del controvalore &#8211; ha spiegato il presidente dell&#8217;Aifi, Giampio Bracchi &#8211; è dovuta «alla totale assenza di mega-deal», ovvero quelle operazioni con equity investito maggiore di 300 milioni. La specificità del tessuto economico della Penisola ha comunque consentito al private equity italiano di difendersi meglio rispetto a Francia e Spagna. Parigi, in particolare, ha spiegato Mara Caverni di Price, ha registrato «un calo del 65% degli investimenti nel primo semestre».<br />
L&#8217;impatto della crisi si è manifestato in modo significativo anche sull&#8217;attività di disinvestimento, rendendo difficoltosa la cessione delle partecipazioni e influendo sulla valorizzazione delle società in portafoglio.<br />
Fonte:<a href="http://www.ilgiornale.it">http://www.ilgiornale.it</a></p>

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		<title>Prossima crisi mondiale del petrolio</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2009/06/25/prossima-crisi-mondiale-del-petrolio/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 18:34:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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		<category><![CDATA[produzione]]></category>
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		<description><![CDATA[Angelo Baracca Il N. 96 di Guerre e Pace (febbraio 2003) si è occupato ampiamente del problema delle risorse e delle forniture petrolifere, in riferimento alla crisi irachena: tuttavia, a giudizio di chi scrive, l&#8217;impostazione è ancora carente, e non fornisce tutti i criteri necessari per rendersi conto della dimensione e dell&#8217;urgenza del problema (indubbiamente [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Angelo Baracca</p>
<p>Il N. 96 di Guerre e Pace (febbraio 2003) si è occupato ampiamente del problema delle risorse e delle forniture petrolifere, in riferimento alla crisi irachena: tuttavia, a giudizio di chi scrive, l&#8217;impostazione è ancora carente, e non fornisce tutti i criteri necessari per rendersi conto della dimensione e dell&#8217;urgenza del problema (indubbiamente complesso). Il punto di vista più diffuso nell&#8217;opinione pubblica, infatti &#8211; che si è affermato nei decenni passati ad opera soprattutto delle multinazionali del settore, supportate come sempre dal servile allineamento degli organi di (dis)informazione &#8211; centra l&#8217;attenzione sul conteggio delle riserve di petrolio e di gas naturale esistenti nel mondo, quelle accertate, quelle probabili e quelle possibili (e soprattutto sulle due ultime categorie sono possibili molte mistificazioni), e conclude che esse saranno sufficienti per molti decenni. Questa sembra essere l&#8217;interpretazione anche della Monthly Review (&#8220;Usa, ambizioni imperiali&#8221;, G&#038;P, n.96, pp. 5-8) e di Middle East Report (&#8220;All&#8217;ombra della guerra&#8221;, G&#038;P, n. 96, pp. 11-13), che insistono appunto sul controllo delle riserve, la sicurezza energetica, l&#8217;egemonia petrolifera e la &#8220;presenza militare avanzata&#8221; degli Usa: la domanda di petrolio crescerà, e vanno difesi strenuamente gli interessi delle multinazionali a guida statunitense. In questo quadro, il petrolio sarebbe quindi &#8220;l&#8217;affare del futuro&#8221; (Gustavo Castro Soto, &#8220;La lotta per le risorse&#8221;, G&#038;P, n.96, pp. 29-32). Ci sembra francamente un&#8217;interpretazione per lo meno parziale, e riduttiva: per garantirsi questa egemonia nel futuro si spenderebbero 100, o forse 200 miliardi di $ per occupare l&#8217;Iraq.<br />
<span id="more-1760"></span></p>
<p>In realtà si sta facendo strada da molto tempo un&#8217;impostazione molto diversa del problema, ripresa ormai anche da autorevoli organi quali Scientific American, Science, Nature, la International Energy Agency al G8 di Mosca del 1998, ma singolarmente assente su tutti gli organi di (dis)informazione nostrani: il che non stupisce. Purtroppo si registra un certo ritardo della nostra &#8220;sinistra&#8221; nel recepire un tema che potrebbe avere una rilevanza epocale nel determinare il futuro della società industrializzata ed i rapporti e le strategie mondiali: secondo questa impostazione, infatti, il problema del petrolio e del gas naturale sarebbe ben più drammatico e, letteralmente, catastrofico.<br />
Il &#8220;picco del petrolio&#8221; è prossimo</p>
<p>Questo punto di vista non si basa sul conteggio delle riserve, ma sull&#8217;andamento con il tempo del ritmo di estrazione, cioè del numero di barili di petrolio (con questo termine ci riferiremo anche al gas naturale) che si possono estrarre annualmente: la &#8220;crisi del petrolio&#8221; diviene assai più drammatica e vicina. Quest&#8217;analisi risale a quasi mezzo secolo fa, quando il geologo statunitense M. K. Hubbert, ricercatore della Shell, nel 1956 predisse che il ritmo di estrazione nell&#8217;area petrolifera denominata US-48 (il territorio degli USA escluse l&#8217;Alaska e le Hawaii), che era in continua crescita, avrebbe raggiunto un massimo nel 1970 e poi avrebbe cominciato a diminuire rapidamente ed inesorabilmente. Hubbert venne deriso, ma questo picco si verificò realmente nel 1971 (fig. 1): si vede bene che l&#8217;estrazione di petrolio all&#8217;interno degli Usa sta precipitando e che tra pochi anni il paese dipenderà totalmente dalle importazioni.</p>
<p>L&#8217;estensione dell&#8217;analisi di Hubbert al petrolio e al gas naturale esistenti sul pianeta porta appunto alle conseguenze drammatiche che dicevamo. Tale analisi si fonda sul fatto che, quando si sfrutta un pozzo, o un giacimento, o un&#8217;area petrolifera, all&#8217;inizio il tasso di estrazione aumenta rapidamente, ma raggiunge un massimo quando la consistenza del giacimento si riduce circa alla metà, e poi incomincia a diminuire rapidamente (fig. 2): questo dipende dal fatto molto semplice che inizialmente si estrae il petrolio più superficiale e abbondante, con minore apporto di mezzi tecnici complessi e di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>, ma poi rimane via via il petrolio sempre più difficile da estrarre, la sua estrazione è più costosa, e richiede sempre più mezzi tecnici e più <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>. Quest&#8217;ultimo fattore diviene alla fine cruciale, poiché si raggiunge un limite &#8211; quando il giacimento contiene ancora tra il 20 e il 40 % della sua riserva &#8211; in cui l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> necessaria per estrarre il petrolio è maggiore dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> che questo contiene: a questo punto, chiaramente, non conviene più estrarre il petrolio, anche se lo si vendesse a mille dollari il barile! È necessario sottolineare che questo andamento è stato puntualmente verificato per i giacimenti di petrolio e di gas naturale conosciuti e sfruttati da un tempo sufficiente.</p>
<p>Questa analisi è stata estesa a tutte le riserve mondiali ed è stata condotta tenendo conto di tutti i fattori. Per esempio, si parla spesso dei depositi di petrolio che rimangono da scoprire: ma il ritmo delle scoperte di nuovi giacimenti petroliferi ha raggiunto il massimo nel lontano 1965, di gas naturale poco dopo, poi entrambi sono rapidamente diminuiti, ed il saldo rispetto ai consumi è diventato negativo e crescente dal 1980 per il petrolio e dal 1990 per il gas (fig. 3: si noti che è difficile ormai aspettarsi in questo senso dei &#8220;miracoli&#8221;, visti i mezzi tecnici e scientifici che sono stati utilizzati a questo fine); e lo scarto tra il petrolio nuovo che viene scoperto e quello che viene consumato, che era inizialmente positivo, è divenuto stabilmente negativo ed aumenta inesorabilmente.<br />
La prossima fine dell&#8217;&#8221;<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> del petrolio&#8221;</p>
<p>Bene, la conclusione di questa analisi è agghiacciante. Tenendo conto di tutte le riserve mondiali, analizzando separatamente con il metodo di Hubbert tutte le aree petrolifere del pianeta, la loro natura e le loro prospettive future, la conclusione è che il ritmo di estrazione del petrolio raggiungerà un massimo attorno alla fine del presente decennio, e poi incomincerà a diminuire (fig. 4): e verso il 2050 si ridurrà all&#8217;incirca alla metà di quello attuale! Per il gas naturale l&#8217;andamento è analogo, il picco di estrazione è semplicemente spostato in avanti di 10 &#8211; 20 anni (fig. 5), ma la diminuzione successiva è inesorabile (i). Un&#8217;obiezione che viene spesso sollevata è che vi sono ingenti giacimenti di &#8220;petrolio non convenzionale&#8221; (sabbie e scisti bituminosi. idrocarburi pesanti o in acque profonde), il cui sfruttamento però non solo è problematico dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto, ancora una volta, per la resa energetica.</p>
<p>Quello a cui saremmo di fronte, allora, non sono tanto (o solo) giganteschi interessi, una lotta per la supremazia petrolifera, ma la sopravvivenza stessa delle società industriali, dell&#8217;&#8221;<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> del petrolio&#8221;. Si tenga presente che il grado di dipendenza di queste società dal petrolio si aggira sull&#8217;80 %. Il tutto è aggravato dal fatto che, come ricordano anche gli articoli citati di G&#038;P, si prevede inoltre un enorme incremento della domanda mondiale di questi combustibili fossili: secondo l&#8217;ultimo &#8220;Annual Energy Outlook&#8221; del Dipartimento dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">Energia</a> nordamericano, del 61 % nei prossimi 25 anni, quando invece si estrarrà già annualmente meno petrolio rispetto ad oggi.</p>
<p>Queste fosche prospettive sono state occultate con ogni mezzo dalle compagnie petrolifere, ma oggi la loro evidenza incomincia a fare inevitabilmente breccia: il 25 agosto del 2002 la Shell ha ammesso in una dichiarazione al Sunday Times che &#8220;Potremmo vedere scarsità di petrolio dal 2025&#8243;.</p>
<p>Vi è poi un&#8217;ulteriore conclusione che complica il quadro e spiega l&#8217;importanza cruciale dell&#8217;area mediorientale. Infatti il tasso di estrazione del petrolio nei paesi non-OPEC (che fino ad oggi è stata superiore alla produzione dei paesi OPEC) è già arrivata al massimo in questi anni ed incomincerà a diminuire, per venire superata dalla produzione dei paesi OPEC intorno al 2007. Ricordiamo che all&#8217;OPEC (fondato nel 1960) aderiscono attualmente i seguenti paesi: Algeria, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Venezuela (Ecuador e Gabon ne sono usciti).<br />
Fino all&#8217;ultima goccia</p>
<p>In questo quadro si capisce molto meglio la caparbietà degli Usa nel volere sferrare questa guerra, costasse anche mille miliardi di $, e ridisegnare la geografia politica e l&#8217;assetto del Medio Oriente. Non vi è dubbio che gli obiettivi di questa guerra, e di tutta la strategia messa in atto da Washington dopo il crollo dell&#8217;Urss con le colossali spese militari connesse, sono molteplici: l&#8217;esigenza di supremazia ed egemonia planetaria, le istanze e il ricatto del sistema militare-industriale, il sostegno dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> interna, l&#8217;indebolimento e la divisione dell&#8217;Europa (ii), lo sbarramento della Cina, l&#8217;emarginazione della Russia, i giganteschi e di solito taciuti interessi legati al mercato internazionale della droga, uno dei più grossi giri d&#8217;affari a livello mondiale (iii). Il problema delle forniture energetiche comunque diviene vitale, non solo per gestire gli enormi interessi futuri, ma per la stessa sopravvivenza di questo sistema: del resto, tutti questi obiettivi, lungi dall&#8217;essere in contraddizione, si integrano tra loro. Direi addirittura che George W. Bush, dal suo punto di vista, non può fare altro! Washington ha stracciato il Protocollo di Kyoto; ha stabilito che non vuole (o non può) rallentare la propria locomotiva davanti a nulla; che non ammette problema ambientale, umanitario, globale che possa anche lontanamente ostacolarla. L&#8217;America continuerà come ora, o peggio, costi quel che costi, a dispetto di tutto e di tutti: se sarà necessario, &#8220;Muoia Sansone e tutti i Filistei&#8221;.</p>
<p>Ma tra poco non ci sarà petrolio per tutti, ed è vitale stabilire un&#8217;assoluta egemonia mondiale, occupare militarmente le regioni strategiche ed accaparrarsi tutto il petrolio che verrà estratto, fino all&#8217;ultima goccia. Su queste basi si inquadra tutta la politica di Washington degli anni &#8217;90: l&#8217;estensione della sua egemonia sul Caucaso e sulle repubbliche ex-sovietiche dell&#8217;Asia centrale (G. R. Capisani, &#8220;Uzbekistan a stelle e strisce&#8221; G&#038;P, n. 86, p. 17; A. Lodovisi, &#8220;Povertà senza fine, G&#038;P, n. 95, p.9) e l&#8217;occupazione del relativo corridoio dell&#8217;Afganistan (G. Monbiot, &#8220;Sognando un oleodotto&#8221;, e F. Schlosser, &#8220;Alla conquista dell&#8217;eldorado petrolifero&#8221;, G&#038;P, n. 85, pp. 25, 26), perché l&#8217;obiettivo dopo l&#8217;Iraq sia l&#8217;Iran, la sua politica in America Latina, la sua penetrazione, anche se per ora più discreta, in Africa (C. Jampaglia, &#8220;L&#8217;Africa cambia&#8221;, G&#038;P, n. 91, p. 14).</p>
<p>Quello che proprio non si capisce, invece, è l&#8217;Europa: possibile che i nostri governanti non capiscano che non potranno stare all&#8217;infinito all&#8217;ombra, e al servizio del potente alleato di oggi, che quando sulla zattera non ci sarà più posto per tutti verranno buttati a mare senza tanti complimenti anche loro? Come suol dirsi, &#8230; ci sono o ci fanno?</p>
<p>Siamo veramente nelle mani di un gruppo di ladri, furfanti, affaristi senza scrupoli che reggono i destini del mondo e dell&#8217;umanità. Perché &#8220;un mondo diverso sia possibile&#8221; è assolutamente necessario cambiare radicalmente, e al più presto, il modello di produzione e di consumi, i concetti di benessere e di sviluppo: l&#8217;&#8221;<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> del petrolio&#8221; non è più sostenibile. Molti sarebbero i problemi connessi al &#8220;picco del petrolio&#8221; che dovrebbero essere affrontati (le alternative energetiche; le emissioni di CO2, soprattutto se aumenterà il ricorso al carbone; le concomitanti crisi ambientali), ma in questa sede ci premeva soprattutto porre il problema centrale in relazione alla crisi irachena e mediorientale.<br />
Fonti</p>
<p>A Di Fazio, &#8220;Questioni strategico-militari, negoziati UN e problema energetico&#8221;, in: Scienziate e Scienziato contro la Guerra, Contro le Nuove Guerre (a cura di M. Zucchetti), Odradek, 2000.</p>
<p>K. S. Deffeyes, Hubbert&#8217;s Peak: The Impending World Oil Shortage, Princeton University Press, 2001.</p>
<p>C. A. Campbell e J. H. Laherre, &#8220;The end of cheap oil&#8221;, Scientific American, marzo 1998, p. 78.</p>
<p>C. B. Hatfield, &#8220;Oil back on the global agenda&#8221;, Nature, Vol. 387, 08.05.1997, p. 121.</p>
<p>R. A. Kerr, &#8220;The next oil crisis looms large, and perhaps close&#8221;, Science, Vol. 281, p. 1128 (1998).</p>
<p>Relazione dell&#8217;International Energy Agency (ente tecnico-scientifico consultivo dell&#8217;OCSE) al G8 di Mosca del 1998.</p>
<p>Esistono molti siti Internet in cui si esamina questo problema ed aspetti correlati. L&#8217;ASPO (Association for the Study of Peak Oil) pubblica un aggiornamento mensile, con analisi specifiche delle diverse aree. Altri siti: Hubbert Peak of Oil Production; The Coming Global Oil Crisis. Autorevoli relazioni recenti: Oil &#038; Gas Situation, Chairman&#8217;s Air Pollution Seminar Series. Archive for 2002.<br />
Note</p>
<p>i. Se qualcuno rimanesse scettico di fronte alle considerazioni precedenti, conclusioni analoghe si ottengono anche con ragionamenti più intuitivi, come il seguente. Attualmente il petrolio totale che rimane da scoprire si valuta attorno a 163 Gb (Giga-barile = un miliardo di barili) e fornisce un aumento annuo del tasso di estrazione di 6 Gb/anno; mentre le riserve totali certe e probabili si valutano attorno a 821 Gb e quelle possibili a 150 Gb, e forniscono insieme il tasso di estrazione attuale di 23 Gb/anno: le nuove scoperte non ricostituiscono quindi il petrolio che si estrae, per cui il ritmo di estrazione dovrà inevitabilmente diminuire.</p>
<p>ii. B. Cassen, &#8220;Un&#8217;Europa sempre meno europea&#8221;, Le Monde Diplomatique, gennaio 2003. L&#8217;indebolimento dell&#8217;Europa è perseguito da Washington anche attraverso la Nato: D. Achcar, &#8220;La nato alla conquista dell&#8217;Est&#8221;, ibidem.</p>
<p>iii. Un mercato che sembra sempre più saldamente nelle mani della Cia: il &#8220;plan Colombia&#8221; e il bombardamento dell&#8217;Afganistan hanno molto a che vedere con questo mercato (senza contare il suo rigoglioso proliferare nell&#8217;area balcanica dopo gli interventi militari del decennio passato). I giganteschi interessi legati al commercio dell&#8217;oppio si consolidarono nel secolo XIXº (non si scordi che l&#8217;eroina altro non è che il nome commerciale di un prodotto lanciato dalla Bayer nel 1898). Essi si concentrarono nelle mani degli Stati Uniti; furono poi gestiti dai servizi segreti francesi quando il paese controllava l&#8217;Indocina; durante la guerra del Vietnam passarono nelle mani della Cia, e furono una dei componenti fondamentali della successiva strategia di Washington in Laos e Cambogia. La contraddizione tra questi interessi e la &#8220;lotta alla droga&#8221; sono solo apparenti, giacché quest&#8217;ultima e gli enti ad essa preposti (come la Dea) hanno il solo scopo di eliminare la concorrenza.<br />
Fonte:<a href="http://www.juragentium.unifi.it/it/surveys/wlgo/petrol.htm">juragentium</a></p>

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