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	<title>Vite Alternative &#187; aziende</title>
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	<description>Tutto sulle Nuove Alimentazioni, Medicine, Energie ed Economie</description>
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		<title>La tua azienda è in crisi?</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Baldini &#038; Partners si occupa di risolvere i problemi delle aziende in crisi con il Fisco e/o Fornitori e particolarmente indebitate senza far ricorso a nuovi finanziamenti attraverso l’utilizzo di innovativi strumenti giuridici per: • Favorire la liquidazione aziendale, limitando al minimo il pagamento dei debiti, conservando il valore dell’impresa in ragione del miglior [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Baldini &#038; Partners si occupa di risolvere i problemi delle aziende in crisi con il Fisco  e/o Fornitori e particolarmente indebitate senza far ricorso a nuovi finanziamenti attraverso l’utilizzo di innovativi strumenti giuridici per:<br />
• Favorire la liquidazione aziendale, limitando al minimo il pagamento dei debiti, conservando il valore dell’impresa in ragione del miglior realizzo.<br />
• Segregare e proteggere le proprietà aziendali e personali dei soci<br />
• Limitare le possibilità di fallimento e le conseguenze penali<br />
• Favorire il trasferimento dell’azienda salvando le maestranze, il patrimonio aziendale e favorendo anche la liquidazione della vecchia azienda<br />
<span id="more-2444"></span><br />
I professionisti della Baldini &#038; Partners da anni hanno individuato l’istituto giuridico del Trust quale miglior strumento per la soluzione delle più svariate problematiche connesse alla protezione e trasferimento dei patrimoni mobiliari, immobiliari aziendali e utilizzabile anche nei casi di crisi finanziarie personali ed aziendali.</p>
<p>Inoltre, attraverso l’uso intelligente di altri strumenti giuridici tra i quali:</p>
<p>opposizione a:<br />
• avviso bonario di liquidazione<br />
• cartelle esattoriali<br />
• atti di pignoramento<br />
• atti di pignoramento<br />
• istanze di fallimento<br />
• atti di precetto</p>
<p>o tramite altri ancora quali<br />
• fondo patrimoniale<br />
• contratto ultranovennale<br />
• usufrutto</p>
<p>si può riuscire legalmente a<br />
• posticipare<br />
• diminuire o<br />
• annullare</p>
<p>i debiti con il Fisco e con i Fornitori.</p>
<p>visita il nostro sito <a href="http://www.baldiniandpartners.it/aziende-in-crisi/">http://www.baldiniandpartners.it</a></p>

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		<title>Banche Armate 2009</title>
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		<comments>http://www.vitealternative.com/2009/07/03/banche-armate-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 08:08:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Luca Kocci – tratto da “La Voce delle Voci”, n.6 giugno 2009 &#8211; www.lavocedellevoci.it Triplicati per le banche italiane i compensi di intermediazione sulla vendita di armi all’estero. Abbiamo letto in esclusiva la relazione. Ed ecco i dati Banca nazionale del Lavoro, Intesa-San Paolo e Unicredit: sono le principali banche italiane coinvolte nel commercio di [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Luca Kocci – tratto da “La Voce delle Voci”, n.6 giugno 2009 &#8211; www.lavocedellevoci.it </p>
<p>Triplicati per le banche italiane i compensi di intermediazione sulla vendita di armi all’estero. Abbiamo letto in esclusiva la relazione. Ed ecco i dati</p>
<p>Banca nazionale del Lavoro, Intesa-San Paolo e Unicredit: sono le principali banche italiane coinvolte nel commercio di armi. Nulla di illegale &#8211; intervengono in operazioni regolarmente autorizzate &#8211; ma si tratta evidentemente di attività da non pubblicizzare troppo, tanto che sono stati gli stessi istituti di credito a chiedere al governo di non rendere pubblica la Relazione del ministero dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">Economia</a> e delle Finanze su esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, che invece la Voce ha potuto leggere. E le &#8220;banche armate&#8221;, sulla scia del grande aumento dell&#8217;export di armi made in Italy e sfruttando l&#8217;onda lunga dell&#8217;aumento delle spese militari sostenuto dal governo di centro-sinistra di Prodi (+ 22%, in due anni), hanno fatto grandi affari, triplicando i «compensi di intermediazione» che hanno incassato dai fabbricanti di armi.<br />
<span id="more-1789"></span><br />
Nel corso del 2008, infatti, sono state autorizzate 1.612 «transazioni bancarie» per conto delle aziende armiere, per un valore complessivo di 4.285 milioni di euro (nel 2007 erano state la metà, 882, per 1.329 milioni). A questi vanno poi aggiunti 1.266 milioni per «programmi intergovernativi» di riarmo (cioè i grandi sistemi d&#8217;arma costruiti in collaborazione con altri Paesi, come ad esempio il cacciabombardiere Joint Strike Fighter &#8211; Jsf &#8211; per cui l&#8217;Italia spenderà almeno 14 miliardi nei prossimi 15 anni), quasi il doppio del 2007, quando la cifra si era fermata a 738 milioni. Un volume totale di &#8220;movimenti&#8221; di oltre 5.500 milioni di euro, per i quali le banche hanno ottenuto compensi di intermediazione attorno al 3-5%, in base al valore e al tipo di commessa.</p>
<p>La regina delle &#8220;banche armate&#8221; è la Banca Nazionale del Lavoro (del gruppo francese Bnp Paribas) con 1.461 milioni di euro. Al secondo posto si piazza Intesa-San Paolo di Corrado Passera, già braccio destro di Carlo De Benedetti ed ex amministratore delegato di Poste Italiane, con 851 milioni (a cui andrebbero aggiunti anche gli 87 milioni della Cassa di Risparmio di La Spezia , parte del gruppo), per lo più relativi a «programmi intergovernativi»: il cacciabombardiere Eurofighter, le navi da guerra Fremm e Orizzonte, gli elicotteri da combattimento Nh90 e diversi sistemi missilistici.<br />
Eppure due anni fa il gruppo aveva dichiarato che, proprio per «dare una risposta significativa a una richiesta espressa da ampi e diversificati settori dell&#8217;opinione pubblica che fanno riferimento a istanze etiche», cioè la campagna di pressione alle banche armate, avrebbe sospeso «la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d&#8217;arma pur consentite dalla legge».</p>
<p>«Si tratta di transazioni relative a operazioni sottoscritte e avviate prima dell&#8217;entrata in vigore del nostro codice di comportamento e che dureranno ancora a lungo», è la spiegazione che fornisce Valter Serrentino, responsabile dell&#8217;Unità Corporate Social Responsibility di Intesa-San Paolo. Anche Unicredit negli anni passati aveva ripetutamente annunciato di voler rinunciare ad appoggiare le industrie armiere, eppure nel 2008 è stata la terza &#8220;banca armata&#8221; italiana, con 606 milioni di euro. Nessuna dichiarazione di disimpegno invece da parte della Banca Antonveneta, che lo scorso anno ha movimentato 217 milioni. Mentre piuttosto ambigua è la situazione del Banco di Brescia: nel 2008 ha gestito per conto delle industrie armiere 208 milioni di euro benché il gruppo di cui fa parte dal 1 aprile 2007, Ubi (Unione Banche Italiane), nel suo codice di comportamento abbia stabilito che «ogni banca del gruppo dovrà astenersi dall&#8217;intrattenere rapporti relativi all&#8217;export di armi con soggetti che siano residenti in Paesi non appartenenti all&#8217;Unione Europea o alla Nato» e che «siano direttamente o indirettamente coinvolti nella produzione e/o commercializzazione di armi di distruzione di massa e di altri armamenti quali bombe, mine, razzi, missili e siluri».</p>
<p>«La policy del gruppo non vieta le operazioni di commercio internazionale &#8211; spiega Damiano Carrara, responsabile Corporate Social Responsibility di Ubi &#8211; ma le disciplina prevedendo che il cliente della banca», cioè l&#8217;industria armiera, non si trovi «in Paesi che non appartengano alla Ue o alla Nato, e questo divieto è pienamente rispettato».<br />
Ma i dubbi restano. «Da quando, lo scorso anno, è sparito dalla Relazione il lungo e dettagliato elenco delle singole operazioni effettuate dagli istituti di credito &#8211; spiega Giorgio Beretta, analista della Rete italiano Dísarmo &#8211; è impossibile giudicare l&#8217;operato delle singole banche. Senza quell&#8217;elenco, infatti, i loro codici di comportamento non sono comprovati dal riscontro ufficiale che solo la Relazione del governo può fornire».</p>
<p>www.disinformazione.it</p>

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