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	<title>Vite Alternative &#187; argento</title>
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		<title>Effetto Casimir</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 19:32:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera. La comprensione ottimale dell&#8217;argomento trattato in questa voce presuppone la conoscenza dei seguenti concetti: * Particella virtuale * Energia del vuoto In fisica, l&#8217;effetto Casimir è la forza che si esercita fra due corpi estesi situati nel vuoto e dovuta non all&#8217;azione di un campo gravitazionale o elettromagnetico, ma alla presenza [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera.</p>
<p>La comprensione ottimale dell&#8217;argomento trattato in questa voce presuppone la conoscenza dei seguenti concetti:</p>
<p>* Particella virtuale<br />
* <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">Energia</a> del vuoto</p>
<p>In fisica, l&#8217;effetto Casimir è la forza che si esercita fra due corpi estesi situati nel vuoto e dovuta non all&#8217;azione di un campo gravitazionale o elettromagnetico, ma alla presenza &#8211; nello spazio circostante i corpi &#8211; di un campo quantistico, detto di punto zero. A causa del principio di indeterminazione di Heisenberg, l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> di questo campo quantistico (<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> del vuoto) è soggetta a fluttuazioni &#8211; descritte in termini di particelle virtuali &#8211; che si manifestano, a livello macroscopico, nell&#8217;interazione tra i due corpi per effetto di una forza. Il fenomeno prende il nome dal fisico olandese Hendrik Casimir, che lo teorizzò, nel 1948, in base a considerazioni di meccanica quantistica, nel corso delle sue ricerche sull&#8217;origine delle forze viscose nelle soluzioni colloidali.<br />
<span id="more-1059"></span><br />
Nella formulazione originaria, Casimir calcolò l&#8217;effetto per due lastre metalliche piane parallele, distanti tra loro pochi micron, tra le quali era stato creato il vuoto e che non erano soggette ad alcun campo elettromagnetico. La teoria prevedeva che solo le particelle virtuali la cui lunghezza d&#8217;onda fosse un sottomultiplo intero della distanza tra le lastre contribuissero all&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> del vuoto; in altre parole, potendo esistere tra le piastre solo queste particelle, l&#8217;interazione con le pareti interne dell&#8217;apparato provoca una &#8216;spinta&#8217; verso l&#8217;esterno non più esattamente bilanciata da quelle che si trovano al di fuori. Il risultato è una forza netta non nulla che tende a sospingere le lastre l&#8217;una contro l&#8217;altra e che può essere misurata.</p>
<p>La forza di Casimir per unità di superficie (Fc / A), nel caso ideale di piastre metalliche perfettamente conduttive tra cui è stato creato il vuoto, è calcolata come:</p>
<p>{F_c \over A} = &#8211; \frac{d}{da} \frac{\langle E \rangle}{A} = -\frac {\hbar c \pi^2} {240 a^4} = -\frac {h c \pi}{480 a^4}</p>
<p>dove:</p>
<p>\hbar = \frac{h}{2\pi} è la costante ridotta di Planck,<br />
h è la costante di Planck,<br />
c è la velocità della luce,<br />
a è la distanza tra le due piastre,<br />
A è l&#8217;area delle piastre.</p>
<p>Il valore della forza è negativo e indica che la sua natura è attrattiva: la densità di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> decresce, infatti, avvicinando le lastre.</p>
<p>Per esempio, nel caso di lastre poste alla distanza di 1 micron (µm), la forza per unità di superficie risultante è di 0,0013 N/m2. La presenza di \hbar mostra quanto piccola sia Fc / A e testimonia l&#8217;origine meccanico-quantistica della forza.</p>
<p>Indice<br />
[nascondi]</p>
<p>* 1 Verifica sperimentale<br />
* 2 Curiosità<br />
* 3 Voci correlate<br />
* 4 Note<br />
* 5 Collegamenti esterni</p>
<p>Verifica sperimentale [modifica]</p>
<p>Una delle prime verifiche fu quella condotta da Marcus Sparnaay presso il Philips Natuurkundig Laboratorium della Philips ad Eindhoven, nel 1958, dove cercò di misurare l&#8217;attrazione tra due piastre parallele. I risultati ottenuti non contraddicevano la teoria di Casimir, ma erano viziati da consistenti errori sperimentali.[1][2]</p>
<p>L&#8217;effetto Casimir fu dimostrato sperimentalmente nel 1997 da Steven Lamoreaux presso l&#8217;Università di Washington a Seattle, che misurò la forza di attrazione tra una sfera ed una piastra separate da distanze comprese tra 0,6 μm e 6 μm.[3]. Nello stesso anno, sulla scorta del successo ottenuto da Lamoreaux, Umar Mohideen e Anushree Roy dell&#8217;Università della California condussero un analogo esperimento su distanze comprese tra 0,1 e 0,9 µm.[4].</p>
<p>Piuttosto che due piastre parallele &#8211; che richiedevano un allineamento estremamente preciso e non facile da ottenere per assicurare il parallelismo &#8211; gli sperimentatori statunitensi avevano utilizzato una piastra piana e una piastra sferica di raggio molto ampio. La prima misura con la configurazione originariamente proposta da Casimir (due piastre piane parallele) fu condotta solamente nel 2001, da un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università di Padova (Giacomo Bressi, Gianni Carugno, Roberto Onofrio, e Giuseppe Ruoso) che ottennero un allineamento delle piastre con precisione submicrometrica tramite l&#8217;ausilio di microrisonatori.[5].</p>

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		<title>Il primo dispositivo free-energy commercialmente disponibile</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 11:28:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 marzo 2002 è stato concesso il brevetto USA 6.362.718 per il “Generatore Magnetico Immobile” (MEG) che è probabile divenga il primo dispositivo free energy nella storia ad essere commercialmente disponibile, a partire da un anno da ora. La macchina fornirà elettricità gratuita dal vuoto per tutta la vita del dispositivo stesso, che dovrebbe essere alquanto lunga dato che non ha parti mobili. Potete vedere la foto di una replica del MEG, realizzata dallo scienziato Jean Louis Naudin, e le altre presso:</p>
<p><a href="http://jnaudin.free.fr/html/meg.htm">http://jnaudin.free.fr/html/meg.htm</a><br />
<span id="more-1058"></span><br />
Esso dispone di potenti magneti, bobine e di una unità elettronica di controllo.<br />
<img class="alignnone" title="MEG" src="http://netmar.com/%7Emaat/announce/images/ann_meg.jpg" alt="" width="319" height="218" /><br />
L’annuncio è importante perché sinora l’ufficio brevetti era sempre stato scettico sui dispositivi che apparentemente ricavano “qualcosa dal nulla”, ma secondo la nuova scienza elettromagnetica scalare, il MEG non infrange la legge di conservazione dell’energia: quest’ultima è semplicemente conservata nella quarta dimensione, il tempo, e non nel nostro mondo tridimensionale.</p>
<p>Il MEG fornisce <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> elettrica ricavandola dalle onde elettromagnetiche (EM) longitudinali esistenti in quantità praticamente illimitate nello spazio vuoto. Quest’oceano di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> che permea qualunque cosa viene talvolta chiamato <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> di “punto zero”, dato che vi rimane anche alla temperatura dello zero assoluto.</p>
<p>Quattro sono gli inventori elencati: Stephen L. Patrick, Thomas E. Bearden, James C. Hayes, Kenneth D. Moore.<br />
La complicata fisica alla base del funzionamento del MEG viene spiegata nel documento &#8220;The Motionless Electromagnetic Generator: Extracting Energy from a Permanent Magnet with Energy Replenishment from the Active Vacuum&#8221; (Il generatore elettromagnetico immobile: estrarre <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> da un magnete permanente con rifornimento di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> dal vuoto attivo, ndt), disponibile presso cheniere.org.<br />
(<a href=" http://www.help4all.de/energy/MEGpaper.pdf ">clicca qui</a>)</p>
<p>Le prime unità MEG che verranno prodotte per la vendita produrranno 2,5 kilowatt di elettricità gratuita. Per sempre. Dovrebbero essere in produzione entro un anno, e i locali di assemblaggio sono in fase di allestimento presso una “nazione amica” non menzionata. Le unità possono essere unite insieme per fornire più potenza, così quattro unità fornirebbero 10 kilowatt.”</p>
<p>L’articolo del quale vi ho proposto un estratto è molto incoraggiante, anche troppo secondo me. Sarà per questo che dopo un paio di giorni non l’ho più notato fra gli articoli di punta nel sito di Jeff Rense; ad ogni modo, eccovi la URL: http://www.rense.com/general21/free.htm</p>
<p>FONTE: <a href="http://www.nexusitalia.com/">NEXUSITALIA</a></p>

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		<title>La domanda energetica italiana da oggi al 2020</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 12:11:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblicato oggi le analisi elaborate dall’Unione Petrolifera fino all’anno 2020: in crescita la domanda complessiva di energia primaria dal 2010. Maggiore l’incidenza del gas naturale e delle energie rinnovabili, ma l’Italia rimane lontana dagli obiettivi di Kyoto L&#8217;Unione Petrolifera (UP) rende oggi note le “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana” per il periodo 2009- [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato oggi le analisi elaborate dall’Unione Petrolifera fino all’anno 2020: in crescita la domanda complessiva di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> primaria dal 2010. Maggiore l’incidenza del gas naturale e delle energie rinnovabili, ma l’Italia rimane lontana dagli obiettivi di Kyoto</p>
<p>L&#8217;Unione Petrolifera (UP) rende oggi note le “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana” per il periodo 2009- 2020, un quadro d’analisi dettagliato che passa anche attraverso il setaccio della crisi economica. Un’influenza che si fa sentire da subito a livello della domanda di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> primaria che dai 187,8 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) del 2008, secondo UP, scenderà “a 182,6 nel 2010, per poi recuperare, grazie alla ripresa del ciclo economico espansivo, giungendo a 191,2 nel 2015 e a 195,3 nel 2020”. Stabile sui 338 TWh la richiesta elettrica fino al 2010, per poi riprendere a salire raggiungendo i 409 nel 2020.</p>
<p>In merito all&#8217;incidenza delle singole fonti primarie sul totale del consumo energetico, l&#8217;Up prevede modificarsi sensibilmente l’attuale relazione, con un ridimensionamento del peso del petrolio a favore del gas naturale, che nel 2014 supererà il greggio e delle energie rinnovabili, ma solo a partire dal 2014-2015 per toccare nel 2020 una produzione di 92000 GWh. Niente da fare per l’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> nucleare, afferma l&#8217;UP che non fornirà alcun contributo al fabbisogno energetico italiano da qui al 2020, mentre rimane costante il ruolo del carbone.</p>
<p>Ridimensionata la diffusione di vetture ibride ed con fuel cell ad idrogeno “soprattutto per motivi di costi ancora elevati delle stesse, che ne impediscono la diffusione su scala più ampia”, la cui crescita seppur limitata permetterà al parco alimentato a benzina di scendere dai 19,1 milioni di unità del 2008 fino 15,3 milioni circa del 2020.</p>
<p>“La forte contrazione dei consumi energetici nel breve termine, – continua il rapporto – dovuta all’attuale frenata economica ha come riflesso positivo la diminuzione delle emissioni di CO2”. Un calo transitorio, che non manterrà a lungo il livello di flessione. La progressiva sostituzione del petrolio con il gas naturale, un sensibile ulteriore miglioramento dell’efficienza e delle rinnovabili insieme alla realizzazione di impianti per la cattura e lo stoccaggio della CO2, porteranno nel 2020 ad calo del 5% rispetto al 2005, valore purtroppo ancora superiore del 9% rispetto a quelle del 1990.<br />
Fonte:<a href="http://www.repubblica.it">Repubblica</p>

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		<title>I rischi del nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 15:41:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La crisi economica e l&#8217;incertezza delle relazioni internazionali spingono nuovamente i Paesi industrializzati verso l&#8217;energia nucleare, ridando voce anche in Italia ai fautori della sua convenienza e inevitabilità. Questo libro sfata con rigore scientifico alcuni luoghi comuni: che l&#8217;energia atomica sia abbondante e sicura, che costi meno, che non provochi emissioni di CO2. Le argomentazioni [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi economica e l&#8217;incertezza delle relazioni internazionali spingono nuovamente i Paesi industrializzati verso l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> nucleare, ridando voce anche in Italia ai fautori della sua convenienza e inevitabilità.<br />
<span id="more-941"></span><br />
Questo libro sfata con rigore scientifico alcuni luoghi comuni: che l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> atomica sia abbondante e sicura, che costi meno, che non provochi emissioni di CO2. Le argomentazioni dei due autori sono stringenti: già ai ritmi di consumo attuali, si stima che entro 50 anni non ci sarà più uranio economicamente sfruttabile; i costi di costruzione dei reattori e del loro mantenimento sono già oggi fuori mercato; infine, il nucleare inquina, contamina irrimediabilmente interi territori, con il rischio di accentuare le criticità del cambiamento climatico in atto. Completa questo inquietante scenario l&#8217;idea, promossa dal G8, di una governance mondiale dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>. Una governance capace di tenere l&#8217;opinione pubblica all&#8217;oscuro delle centinaia di incidenti occorsi finora e abile nel convincere i Paesi emergenti a legarsi per i decenni a venire alle tecnologie nucleari dell&#8217;Occidente. I diritti di questo libro saranno devoluti ai bambini vittime dell&#8217;incidente alla centrale nucleare di Cernobyl del 1986.</p>
<p>Fonte:<a href="http://mondoelettrico.blogspot.com">mondoelettrico</p>

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		<title>Due persone&#8230; Un laboratorio</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 04:16:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con un amico stiamo cercando di crearci un piccolo laboratorio sperimentale per testarre in pratica se è possibile “spillare” energia direttamente dall’ impasto Energetico (Massa e Forze), utilizzando il fenomeno delle Masse critiche a rilascio controllato, da innescare tramite il fenomeno fisico detto di “Risonanza” (il cui termine deriva dall’acustica), con l’utilizzo di onde sonore [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con un amico stiamo cercando di crearci un piccolo laboratorio sperimentale per testarre in pratica se è possibile “spillare” <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> direttamente dall’ impasto Energetico (Massa e Forze), utilizzando il fenomeno delle Masse critiche a rilascio controllato, da innescare tramite il fenomeno fisico detto di “Risonanza” (il cui termine deriva dall’acustica), con l’utilizzo di onde sonore con frequenze sub-soniche, (al di sotto dei 50 Hz).<br />
Due fenomeni con una buona similitudine al qui presente Progetto di ricerca, già indagati, ed anche già utilizzati dalla nostra attuale Tecnologia; sono quelli inerenti l’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">Energia</a> “Piezoelettrica”, e la “Sonoluminiscenza”.<br />
<span id="more-927"></span><br />
L’<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> Piezoelettrica si ottiene forzando meccanicamente un quarzo, il quale rilascia Elettroni, per il semplice fatto che gli atomi del cristallo messi sotto pressione si muovono e trascinano con loro le cariche elettriche che contengono, generando un flusso di corrente elettrica.<br />
La piezoelettricità collegata all&#8217;intima struttura cristallina del quarzo, è una proprietà presente anche in altri minerali come la tormalina e il cinabro.<br />
La “Sonoluminiscenza”, invece fu osservata sperimentalmente per la prima volta nel 1934 da fisici tedeschi dell&#8217;Università di Colonia che decisero di non approfondire gli studi perché ritennero poco interessante, dal punto di vista pratico, il fatto di poter ricavare luce dal suono; soltanto oggi alcuni scienziati ricominciano a parlare di questo fenomeno.<br />
Tale fenomeno si ottiene sottoponendo a vibrazioni sonore di una certa frequenza ed intensità un contenitore pieno d&#8217;acqua in ebollizione; quando le bolle di vapore presenti nell’acqua vengono investite dalle onde sonore, esse cominciano a vibrare rapidamente, e per il fenomeno della “cavitazione” causata dalle onde sonore, tali bolle di vapore subiscono un enorme effetto di compressione, fino al limite fisico che impedisce ulteriori avvicinamenti tra le molecole di gas. A quel punto, improvvisamente la bolla implode, emettendo un lampo di luce; il che sta a significare che l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> sonora si è trasformata in <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> luminosa. All&#8217;occhio umano la luce emessa dall&#8217;ampolla di vetro appare continua, ma in realtà è costituita da un insieme di tanti impulsi luminosi i quali, con l&#8217;aggiunta di gas nobili tipo: elio, argo o xeno, aumentano di moltissimo la loro intensità di luce emessa.<br />
Una spiegazione fisica a questo fenomeno, potrebbe consistere nel fatto che il gas che rimane intrappolato all&#8217;interno della bolla quando viene attraversato dalle onde d&#8217;urto si scalda così tanto che i suoi elettroni acquistano l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> per staccarsi dai nuclei dei loro atomi; tali elettroni collidendo, vengono poi ricatturati dai loro nuclei, restituendo quindi l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> cinetica che avevano ricevuto dalle onde d&#8217;urto sottoforma di radiazione luminosa. .<br />
Il presente Progetto di ricerca applicata invece si propone di estrarre <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>, (intesa come emissione di particelle sub-atomiche e calore), mettendo in condizioni di stress delle strutture cristalline, mediante il fenomeno della “risonanza” generata tramite onde sonore sub-soniche.<br />
Le onde sub-soniche interferendo poi inoltre con le onde gravitazionali, portano ad una distorsione dei campi gravitazionali in cui sono immersi i corpi celesti. Tali interferenze generano delle energie allo stato puro, dette energie cosmiche; in grado poi di generare qualsiasi cosa, dalla materia alle varie energie che conosciamo e che non conosciamo, e che per ora abbiamo solo il sentore che esistano.<br />
L’applicazione di onde sub-soniche, emesse nel nostro caso ad una certa frequenza ed intensità energetica, avranno il compito di andare ad interferire in fase e in ampiezza con le frequenze caratteriste dei cristalli, cambiando la soglia energetica e/o di coesione molecolare di tutto il sistema risonante; in quanto che l’interferenza che si crea con la nuvola elettronica delle molecole genera delle armoniche, le quali vibrando ad una frequenza più elevata, penetrano più facilmente nel nucleo atomico generando così dei neutrini o quanto meno il distacco di elettroni. Questa quantità di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>, sia sotto forma di neutrini che di flussi elettronici o protonici per effetto del riequilibrio delle molecole, è proporzionale al “ rimbalzo” che si riesce ad ottenere tra una molecola e l’altra. Tale rimbalzo (che può anche essere visto come l’effetto “Larsen” in acustica), va controllato, altrimenti avviene una disintegrazione istantanea della massa in questione, con conseguente liberazione energetica elevatissima.<br />
Chi avesse notizie più approfondite in merito a ricerche similari, oppure avesse consigli utili per costruire il nostro umile laboratorio di ricerca, sarebbe un benemerito per noi.<br />
Fonte:<a href="http://energierinnovabili.forumcommunity.net/?t=10496261">energierinnovabili</a></p>

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		<title>Pier Luigi Ighina Scienziato sconosciuto</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 15:27:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pier Luigi Ighina, allievo e collaboratore di Guglielmo Marconi, è uno scienziato pressoché sconosciuto al pubblico, perché le sue scoperte ed invenzioni non hanno ottenuto alcun riconoscimento dalla scienza ufficiale ma che, qualora fossero prese in considerazione, potrebbero cambiare radicalmente la vita dell&#8217;uomo. Nel libro, suddiviso nelle due sezioni teoria (I) e tecnica (II), l&#8217;Autore [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pier Luigi Ighina,  allievo e collaboratore di Guglielmo Marconi, è uno scienziato pressoché sconosciuto al pubblico, perché le sue scoperte ed invenzioni non hanno ottenuto alcun riconoscimento dalla scienza ufficiale ma che, qualora fossero prese in considerazione, potrebbero cambiare radicalmente la vita dell&#8217;uomo. Nel libro, suddiviso nelle due sezioni teoria (I) e tecnica (II), l&#8217;Autore descrive le sue ricerche nel campo della fisica dell&#8217;atomo, in particolare la scoperta dell&#8217;atomo magnetico.<br />
<span id="more-923"></span><br />
Ighina affronta lo studio dell&#8217;atomo da una prospettiva alquanto diversa rispetto agli altri ricercatori; infatti invece di sottoporre l&#8217;atomo all&#8217;azione di potenti campi magnetici o di particelle ad alta <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>, decide di contenere il suo movimento utilizzando altri atomi, definiti assorbenti, che impediscono agli atomi luce e a quelli esterni di interferire nell&#8217;osservazione.<br />
Attraverso questo &#8220;geniale&#8221; accorgimento e mediante il microscopio atomico lenticolare di sua invenzione, Ighina è riuscito a classificare varie categorie di atomi in base alle loro differenti pulsazioni.<br />
Un concetto importante che l&#8217;Autore intende sottolineare è che &#8220;l&#8217;atomo non oscilla, ma vibra, non si può dividerlo, sarebbe però possibile dividere la sua <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> ma non l&#8217;atomo stesso&#8221;. La scoperta dell&#8217;atomo magnetico avviene casualmente come scrive lo stesso Ighina: &#8220;ero intento a queste prove quando, spostando inavvertitamente una calamita lì vicina, vidi che tutti gli atomi in osservazione e i cataletti di assorbimento si erano messi vertiginosamente in movimento scomparendo poi in una massa luminosa&#8221;. L&#8217;atomo magnetico è il più piccolo rispetto agli altri atomi, possiede una pulsazione più veloce ed inoltre ha la caratteristica di &#8220;imprimere il movimento a tutti gli altri atomi, diventando così il promotore di essi&#8221;.<br />
Una delle apparecchiature costruite da Ighina, il regolatore di vibrazioni atomiche magnetiche, si basa proprio sull&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> dell&#8217;atomo magnetico e più precisamente sulla variazione della frequenza di vibrazione della materia con la trasformazione della stessa.<br />
Con questa <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> è possibile, a detta dell&#8217;Autore, guarire qualsiasi malattia, fondere i metalli a distanza, produrre <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> elettrica, neutralizzare le radiazioni, investigare il sottosuolo alla ricerca di giacimenti petroliferi  o falde acquifere, aumentare i raccolti agricoli ed altro ancora.<br />
È indubbio che il campo magnetico sia fondamentale per la vita sulla Terra, ma la scoperta di come sia possibile la trasformazione della materia e la produzione di monopoli magnetici risulta piuttosto difficile da credere. Se così fosse, ci troveremmo di fronte alla chiave di comprensione della natura e dei suoi meccanismi.<br />
Nella foto, scattata da P.L. Ighina nel 1940 con il microscopio atomico lenticolare, viene ripreso l&#8217;atomo magnetico, con i cinque cataletti di atomi assorbenti. L&#8217;atomo produce una pulsazione che si espande dal centro ed è rappresentata da un sottile circoletto luminoso.<br />
Fonte:<a href="http://www.rexresearch.com/ighina/ighina.htm">rexresearch.com</p>

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		<title>Unicredit: chiude 400 filiali per razionalizzare</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 18:36:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ROMA Cura dimagrante per Unicredit. La banca dovrebbe infatti chiudere 400 filiali. E&#8217; quanto scrive oggi il Corriere Economia spiegando che la decisione non e&#8217; dettata da esigenze di cassa ma dal bisogno di contare su una presenza piu&#8217; equamente distribuita sul territorio. Le agenzie da chiudere sono emerse dopo la fusione con Capitalia. Al [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA Cura dimagrante per Unicredit. La banca dovrebbe infatti<br />
chiudere 400 filiali.</p>
<p>E&#8217; quanto scrive oggi il Corriere <a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">Economia</a> spiegando che la decisione<br />
non e&#8217; dettata da esigenze di cassa ma dal bisogno di contare su una<br />
presenza piu&#8217; equamente distribuita sul territorio. Le agenzie da chiudere<br />
sono emerse dopo la fusione con Capitalia. Al posto delle agenzie<br />
apriranno negozi e uffici.</p>

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		<title>Il mercato è morto! Viva il mercato!</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2009/03/28/il-mercato-e-morto-viva-il-mercato/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 09:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Carlo Bertani 11 marzo 2009 Più questa crisi avanza, e più m’accorgo ch’era assolutamente certo che avvenisse. Lo sapevo da tanto: anzi, era una domanda che avevo iniziato a pormi quand’ero adolescente. Nessuno proferiva la parola “crisi” negli anni ’60: il vocabolo utilizzato era “congiuntura”. La “congiuntura”, etimologicamente, è qualcosa che “congiunge” due periodi [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>di Carlo Bertani 11 marzo 2009</p>
<p>Più questa crisi avanza, e più m’accorgo ch’era assolutamente certo che avvenisse. Lo sapevo da tanto: anzi, era una domanda che avevo iniziato a pormi quand’ero adolescente.<br />
Nessuno proferiva la parola “crisi” negli anni ’60: il vocabolo utilizzato era “congiuntura”. La “congiuntura”, etimologicamente, è qualcosa che “congiunge” due periodi ed è quindi un elemento di labile rottura nel continuum temporale: dunque, la “congiuntura” può essere anche un periodo favorevole, un “giro di boa”. L’uso del termine, in <a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a>, deriva dal tedesco Konjunktur, e non è che un passaggio leggero fra due, diversi approcci del capitalismo internazionale.<br />
<span id="more-856"></span><br />
E’ interessante notare che la “congiuntura” non considera essenziale l’intervento umano: è una sorta di leggera influenza, che si risolve da sola, stando a letto e bevendo spremute d’agrumi.<br />
<!--more continua a leggere--><br />
Il passaggio dai sistemi elettromeccanici controllati dall’uomo – nella grande industria – a quelli a controllo numerico (informatico), degli anni 70-80 del Novecento, può essere indicato come un fattore determinante della “congiuntura”, ossia il transito da un sistema meno automatizzato (maggior presenza umana) ad un altro più efficiente, per la diminuzione delle ore/lavoro necessarie per produrre un singolo bene.<br />
Fin qui, nulla di strano: basta rileggere Marx.<br />
Oggi, il termine è desueto: solo per una questione di stile? Parrebbe di no, ed alcune “prudenze” linguistiche sono state addirittura consigliate dal Presidente del Consiglio. Perché?</p>
<p>La tessera P2 n. 1816 – Silvio Berlusconi – lavora alacremente per ridurre l’Italia ad una sorta di “grande Mediaset&#8221; – questo lo sappiamo – laddove un solo Konducator indica la via da seguire. Gli altri, seguono.<br />
Ne è un esempio la recente bagarre scoppiata in seno al Consiglio dei Ministri – Scajola ha abbandonato la seduta sbattendo la porta ed esclamando il classico “non finisce qui” (finirà lì Scajola, mi creda, e lei tornerà ad assentire, ossequiente, come sempre ha fatto, così come i suoi colleghi Bossi, Bondi, Gelmini, Carfagna…) – perché Berlusconi ha avocato a sé la gestione di tutti i fondi stanziati per fronteggiare la crisi (in gran parte “riciclati” da precedenti stanziamenti, addirittura del precedente governo, si veda la prima stesura del D.M. n. 122).<br />
In effetti, quelli che Berlusconi indica come “abbondanti risorse” stanziate, in realtà sono soltanto indicazioni di bilancio ma, in cassa, non c’è nulla. Per questa ragione strombazzano solo grandi opere: perché, per fare quelle piccole (per le quali, sarebbe difficile accampare scuse) i soldi dovrebbero scucirli davvero.<br />
Ovviamente, tutti hanno mostrato il borsellino drammaticamente vuoto, ma il Konducator è passato oltre, adducendo che la situazione richiede procedure eccezionali. Perché? Per superare la crisi.</p>
<p>Ecco, il termine che viene oggi usato per indicare le mestizie nella quali siamo imprigionati.<br />
L’etimo della parola “crisi” – krisis (gr) – non indica, però, un elemento di per sé negativo poiché significa “scelta” o “giudizio”, ossia un’azione che prevede la partecipazione attiva del soggetto: sì, scegliere, proprio quello che ci viene impedito di fare.<br />
E’ allucinante leggere i comunicati dell’Epsco (Consiglio per l&#8217;Occupazione, la Politica Sociale, Salute e Consumatori), dove si leggono le proposte per affrontare la crisi economica e la disoccupazione[1]:</p>
<p>(la crisi) “sta arrecando grossi danni ed esige interventi urgenti,,,(per prevenire e combattere la disoccupazione) senza intaccare le riforme del mercato del lavoro…evitare le misure che favoriscono il ritiro prematuro dalla vita lavorativa, quali programmi di prepensionamento o limiti d&#8217;età per le opportunità di formazione, in modo tale da mantenere e aumentare la partecipazione al mercato del lavoro…affrontare l&#8217;adeguatezza e la sostenibilità a lungo termine dei sistemi pensionistici con riforme adeguate…”</p>
<p>Siamo nelle mani di una masnada di folli e nessuno, ovviamente, ha intenzione di cambiare strada: le cose vanno bene così e, se dovessero peggiorare, accelereremo ancor più nel percorso che ci ha condotti a questo sfacelo. Speriamo che il muro, in fondo alla via, non sia di cemento armato.<br />
Ovviamente – se qualcuno potesse scegliere – le scelte dovrebbero essere agghindate d’aggettivi, anzi, è quasi essenziale indicare, tramite la coloritura di un aggettivo, ciò che c’attende. Avremo così scelte difficili, gioiose, liberatorie, drammatiche, ininfluenti, coraggiose…</p>
<p>L’unico aggettivo proibito dal Konducator è stato proprio quel “drammatico”, subito cassato a Tremonti, perché – checché se ne dica – la tessera P2 n. 1816  è il più formidabile comunicatore della Penisola. I suoi fini sono marci fino al midollo, ridurrà l’Italia ad una pletora di zombie – perché è bravo a comunicare e ad organizzare, ma manca della cultura di base necessaria per svolgere una vera funzione politica e di governo – ma, sull’esternazione, nessuno lo batte. Potrete scrivere e blaterare ciò che vorrete: lui, farà la solita battuta cretina, s’arrufferà in ragionamenti semplici, da mercato rionale, e quel 60% d’italiani che non legge mai un libro abboccherà contento. Non c’è niente da fare.<br />
Si può batterlo usando le sue stesse armi, soprattutto l’informazione e la satira: questa asserzione, è rivolta a coloro i quali credono che basti una solida “linea Maginot” per la difesa della Costituzione (per la tutela della quale, sia ben inteso, il sottoscritto ha firmato). Lui, della Costituzione, se ne frega: pubblicherà (a nostre spese) qualche libercolo nel quale comparirà con la solita calza di nylon per mascherare le rughe e magari racconterà una barzelletta.<br />
Perché la parola “crisi” deve essere bandita? Poiché esiste sempre quel 20% di persone che leggono e s’informano, le quali oggi non hanno peso ma domani, qualora i morsi della rovina economica dovessero dissanguarci, potrebbero ricordare che c’era “crisi”, e dunque scelta. Quali scelte?</p>
<p>Spicchiamo, prima, un salto indietro nel tempo, quando c’era soltanto “congiuntura”.<br />
Una delle immagini che iniziò a sconcertare, nella placida prima “congiuntura” degli anni ’60, fu quella dei trattori che distruggevano tonnellate d’arance nel Meridione. Per comprendere quanto quelle immagini fossero dirompenti, dobbiamo riflettere che non erano ancora trascorsi vent’anni dalla Seconda Guerra Mondiale, quando un chilo di pasta era ciò che s’aveva per campare una settimana. Distruggere il cibo?!? Una bestemmia, e così era colta dalla maggior parte degli italiani i quali, già allora, non s’accorsero che quelle erano già “scelte”, solo che qualcuno le compiva al posto nostro. Conosciamo la ragione di quelle distruzioni: sovrapproduzione, concorrenza internazionale, ecc…ma il messaggio che – già allora! – passò era che si doveva, in primis, salvaguardare il mercato degli agrumi. Siccome il “mercato” non poteva che salvaguardarsi da solo, s’applicava la legge della domanda e dell’offerta, e via col tango.</p>
<p>Senza scomodare la scomodissima ragione illuminista, basta il buon senso per capire che non è logico né razionale impiegare ore/lavoro, concimi, <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>, ecc, per poi schiacciare il prodotto sotto le ruote dei trattori: c’era, evidente, un vulnus perché, da quando mondo è mondo, le derrate alimentari servono per sfamarsi.<br />
Dopo qualche anno di trasmissioni della solita scena – i trattori che schiacciano, ecc – la notizia non fu più notizia, e s’addormentò nel retrobottega dei palinsesti televisivi. Così, il primo imprinting era stato dato.</p>
<p>Ma gli anni ’60 – da qualcuno definiti “favolosi”, non saprei perché – volgono al termine e, nel 1969, una scolaresca attende, nelle assolate giornate di Maggio, che s’arrivi finalmente a Luglio per correre alla lotteria della nuova maturità – “provvisoria”, beninteso – declamata come la rivoluzione della scuola italiana, quella del ministro Sullo. Tanto “provvisoria” che durò fino al 1999.<br />
La tensione per la nuova maturità scivola, sotterranea, fra i banchi e fa caldo: la finestra è aperta, giungono effluvi di fiori e la voglia è poca. Anche il professore – un meridionale colto, fisico un po’ flaccido, aria perennemente stanca – non ha gran voglia, e allora si parla. “Si fa” a domande e risposte: talvolta si tenta ancora oggi di farlo, solo che si corre il rischio che ti domandino se hai guardato l’Isola dei Penosi.</p>
<p>Un allievo medita, ricorda precedenti discussioni – formali ed informali – e domanda «Professore, lei sostiene che è inevitabile una contrazione della manodopera nell’industria poiché il fordismo e la produzione su vasta scala s’affermano ovunque. Il fenomeno produce inesorabilmente disoccupazione: chi non avrà lavoro, che farà?»<br />
Il professore quasi ringrazia per la domanda, che consente a quella piccola comunità di scapolare una mezzora noiosa, ma si rende conto che la risposta non può essere che sintetica: «Vede (allora, ci si dava del “Lei”), solo lo Stato può compensare la diminuzione dell’occupazione: le persone che non troveranno occupazione nell’industria saranno assorbite dai servizi. Il mondo dei servizi al cittadino è in espansione: quella è l’unica strada percorribile.»<br />
Certo – pensa il ragazzo – meno occupati a costruire automobili e più infermieri negli ospedali…ma…chi paga?<br />
Intanto, altri stanno argomentando e deve attendere il suo turno.<br />
Finalmente, può porre la domanda: «Professore, se lei afferma che i disoccupati saranno assorbiti nei ruoli pubblici, il gravame economico per lo Stato aumenterà, dovranno aumentare le tasse…insomma, chi pagherà?»<br />
Il professore non aveva una risposta, però lui era il professore e gli altri semplici allievi: «Come le ho già detto, lo Stato sarà la cassa di compensazione, ci sarà un’inevitabile aumento dei dipendenti statali.»<br />
Già, lui può ripetere due volte la risposta senza rispondere: se lo fai tu, mica la passi liscia. Di più: è pure fortunato, perché suona la campanella.</p>
<p>In ogni modo, il professore ebbe ragione: l’anno seguente (1970) fu varato l’ordinamento regionale ed iniziò “l’otto volante” della spesa pubblica. Nuove competenze furono inventate per nutrire l’espansione incontrollata del ceto politico da piazzare nelle Regioni, le Province furono compensate – già allora, per salvarle! – con la ripartizione del personale scolastico, mentre i Comuni ebbero le Circoscrizioni. Gli italiani, impararono che non si può essere presi a calcinculo solo dallo Stato, ma anche dalle amministrazioni periferiche.</p>
<p>Eppure, riflettere su questi brevi aneddoti, può aprire molte “porte” sull’infinito dissertare del malaugurio economico che stiamo vivendo. Oops! Scusate: se Saddamoni mi sente, mi dà del disfattista.<br />
Non vale sperticarsi in tremebondi aruspici: chi lo fa, compie un’azione semplice, ossia “lo scrivo, poi i casi saranno due. O l’evento non si compirà – e sarò presto dimenticato – oppure si manifesterà, e allora potrò scrivere il classico articolo sul “io ve lo avevo detto”. Non è questo il modo di fare informazione.<br />
Sulle radici internazionali e geopolitiche di questa crisi non intendo ripetermi; chi vorrà prenderne visione, potrà leggere il mio “Ma cos’è questa crisi?”: oggi, vogliamo addentrarci fra le possibili soluzioni.</p>
<p>La prima considerazione da fare è che la logica del mercato che si auto-regolamenta è fallita: a dire il vero, non è mai esistito un mercato completamente libero dall’intervento umano, ma alcune situazioni (gli USA prima della Grande Depressione, ad esempio) s’avvicinarono molto.<br />
Allo stesso modo, non è mai esistita un’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> completamente diretta dallo Stato: anche nell’URSS, il 3% delle terre coltivabili era a conduzione privata.<br />
In mezzo a queste due, estreme impostazioni, c’è la cosiddetta <a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> “mista”, la quale si nutre d’entrambi i principi, cercando – in questa difficile mediazione – di trovare l’equilibrio più soddisfacente. Ma non finisce qui.</p>
<p>Un altro fattore da considerare è l’aggregazione sul territorio dei soggetti economici – chi produce beni e servizi – che l’affermazione degli stati nazionali riunì in universali piuttosto ampi, mentre – precedentemente – i “localismi” avevano maggior peso. Si pensi, ad esempio, alla Germania prima dello Zollverein.<br />
Quindi, la produzione e la ripartizione delle risorse devono tener conto d’entrambi i fattori: geografici e politici, per riassumere in breve i due aspetti.<br />
Oggi, il “succo” della crisi – che non riteniamo sarà la fine del capitalismo, così come lo osserviamo – è che uno spostamento verso il liberismo economico ha prodotto guai a non finire. Non ci riferiamo soltanto agli ultimi atti – la truffa di creare valore fasullo dal nulla, per compensare una ricchezza che è migrata verso altri lidi – poiché quel processo è iniziato già con la deregulation di Reagan, con la politica antipopolare della Thatcher, con la dismissione a prezzi stracciati delle Partecipazioni Statali. Insomma: il mondo ha preso l’abbrivio verso forme di Far West, liberandosi delle “pastoie” che una schiera d’economisti keynesiani pretendevano d’imporre. Dimenticando che Keynes fu solo una delle “cure” per la Grande Depressione: l’altra, fu la Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>Cercare aiuto dalle parti di John Maynard Keynes, oggi, sarebbe come chiedere a Pietro Badoglio un parere per uscire dall’impasse in Afghanistan: è l’angolo degli sprovveduti, poiché il pianeta ha mutato pelle.<br />
Gli stati che applicarono le dottrine keynesiane erano nazioni poco o per nulla indebitate, che possedevano la gran parte dei mezzi di produzione del pianeta e che avevano, proprio nel resto del pianeta, le fonti d’approvvigionamento di materie prime a basso costo, poiché la manodopera era coloniale.</p>
<p>Si può ragionevolmente ipotizzare d’applicare “ricette” usate all’epoca nel nostro tempo? Modificarle? Modernizzarle? Probabile, ma bisogna allora affrontare quella scelta – krisis – che si tende a negare con mezzi e mezzucci mediatici.<br />
In definitiva, dovremmo stabilire quale sistema economico applicare, cercando di non incorrere in plateali errori del passato e neppure esternare affermazioni sì accattivanti ed apparentemente risolutive, che però nessuno sa quali frutti potranno produrre.<br />
Il primo approccio è sempre l’analisi: ciò che è stato applicato nelle epoche storiche a noi vicine (andare lontano complicherebbe la faccenda, dovremmo introdurre sempre più fattori di “correzione”) ed osservare quali effetti produsse.</p>
<p>Per quanto riguarda la dimensione delle entità economiche, oggi si tende a ritenere che economie su piccola scala siano più a misura d’uomo e che il pianeta possa, con questo approccio, meglio sopportarci.<br />
Si tratta di un’avvincente ipotesi, ma mancano gli elementi per affermare che un mondo di comunità sarebbe migliore di quello attuale. Anzitutto, quali attributi assegnare a queste comunità? L’autosufficienza produttiva totale? Lo scambio? Perché – se si ammette lo scambio, ossia se non si ritiene percorribile la via dell’autosufficienza – si torna a dissertare di valore, e dunque di monete o quant’altro per assegnare un valore alle merci.<br />
L’autosufficienza non può essere raggiunta da piccole comunità – la “base” è troppo ristretta per reggere nel tempo – e quindi, allargando i confini della comunità, nasce inevitabilmente la necessità di stabilire ruoli in qualche modo “istituiti”, e dunque – anche se ad un livello forse praticabile – “istituzionali”.</p>
<p>Chi scrive ha alle spalle un’esperienza di vita comunitaria – che è stata addirittura, recentemente, oggetto di studio per una tesi di laurea – e può assicurare che le dinamiche sociali, anche in gruppi ristretti, ricalcano in pieno atteggiamenti e pratiche delle comunità più complesse.<br />
In genere, le comunità degli anni ’70 partirono con un naturale spontaneismo mutuato dal comunismo utopistico, e finirono in liti per dividersi le seggiole. Perché? Poiché le dinamiche socioeconomiche esterne alla comunità rimanevano le stesse: si aveva un bel dire che s’era tutti uguali, ma chi aveva uno stipendio, od era benestante, era un tantino più uguale degli altri.<br />
In ogni modo, una sola esperienza non può essere considerata esaustiva dell’argomento: al più, rende più coscienti dei pericoli insiti nel lasciar correre l’ottimismo.<br />
Esistono esperienze da osservare, per trarne insegnamenti?</p>
<p>L’India dei “mille villaggi” di Gandhi rimase nella mente del grande pensatore indiano, ed oggi osserviamo cos’è diventata l’India. Le comunità ebraiche dei kibbutzim, all’inizio, furono veramente avveniristiche: l’educazione collettiva dei giovani, e la ripartizione del lavoro di stampo socialista, erano un bagaglio più europeo che insito nella cultura ebraica.<br />
Quell’approccio, portato soprattutto dagli askenazi dell’est, era la grande cultura socialista e libertaria che aleggiava nella prima metà del Novecento in Europa: là trovò una primitiva applicazione, ma c’era un peccato originale.<br />
Cercare le vette della socialità su una terra che è stata rubata, lentamente trasformò quelle comunità in fortini, al punto che oggi Tzahal li considera, praticamente, degli avamposti. Non crediamo ad una pratica d’evoluzione sociale, quando il tuo compagno di strada è un Galil a tracolla.<br />
L’unica comunità che sfida i secoli è senza dubbio quella degli Amish, ma qui siamo in presenza di valori religiosi molto restrittivi, che implicano la rinuncia alla modernità: siamo certi che saremmo in grado di rifiutare la tecnologia degli ultimi due secoli? La vedo dura, soprattutto perché ho provato personalmente a falciare l’erba con la falce: dopo mezza giornata, chiesi ad un amico di prestarmi il trattore.<br />
Nelle società che ancora adottano l’organizzazione tribale troviamo equilibri che sembrerebbero reggere, ma ci sono due fattori da considerare: per prima cosa, queste comunità sono in estinzione – forse non demografica, ma certamente culturale – e poi, noi non siamo stati allevati in una cultura tribale!</p>
<p>Il ritorno alla piccola comunità potrebbe derivare da uno sconquasso – economico, bellico, ambientale, ecc – ma, in questo caso, non abbiamo gli elementi per decifrare il quadro: si sconfina nella profezia. Quanti esseri umani sopravvivrebbero? In quali condizioni? Dove? Con quali e quanti strumenti tecnologici? Le domande sono veramente troppe.<br />
Possiamo ricordare che il ritrarsi in comunità avvenne nei secoli che seguirono il crollo di Roma, ma quelle furono necessità contingenti, mica scelte. Oltretutto, il Medio Evo – apice delle piccole comunità – non fu certo il migliore dei mondi possibili, basta leggere le cronache del tempo.<br />
Oggi, siamo una società segnata dalla tecnologia (a differenza di quel lontano mondo), ma la tecnologia richiede che esistano centri che la producano, sistemi di scambio, controvalore da fornire, ecc: siamo in grado di reggere (e desideriamo) un arretramento tecnologico? Chi s’affida frettolosamente a qualche frase letta qui e là, ma anche a seri autori che teorizzano un ritorno al “piccolo”, riesce a comprendere cosa sarebbe un mondo privo di quelle certezze alle quali siamo abituati? Si fa presto a “quotare”.<br />
Chi si metterebbe, in un mondo di piccole comunità slegate, a raffinare il Silicio per i circuiti? Oppure, all’opposto, chi ancora sa bardare un cavallo?</p>
<p>Ciò nonostante – e questa è la colonna sonora del nostro vagare ondivago fra tesi opposte – si sente un gran bisogno di rinsaldare legami comunitari, di tornare ad avvertire nel vicino di casa un amico, non una targhetta sulla porta. Il mondo del dopoguerra era così: almeno fra i ceti popolari, i bambini passavano forse più tempo in casa d’altri che nella propria. Giocavano insieme ed i nonni raccontavano storie fantastiche ad uditori eterogenei: nei cortili giungevano musicisti popolari che si guadagnavano da vivere così, con le poche lire gettate dai balconi al termine dell’esibizione.<br />
Avremmo un gran bisogno di un mondo che ricalcasse quei valori, ma decenni di pessime abitudini (in gran parte imposte) ci hanno snaturati: tutte le rilevazioni – Istat, Eurispes, ecc – raccontano un’Italia composta da “poltiglia sociale”.<br />
Forse, la strada di ricostruire l’empatia perduta trova troppi ostacoli nell’esigenza – divenuta un’iperbole con la globalizzazione – d’essere placidi ed acquiescenti individui, “coerenti” con le necessità del “mercato” (che sta fallendo).<br />
Proviamo, allora, a sondare dalle parti dei sistemi economici, ossia quello che l’esperienza ci può insegnare.</p>
<p>I regimi autoritari della prima metà del Novecento non ci potranno fornire molti spunti per la nostra analisi: il Nazionalsocialismo tedesco durò, guerra a parte, soltanto 6 anni, e un’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> di guerra non può essere presa come valido cespite per l’analisi.<br />
Il Fascismo italiano durò più tempo, ma partì come forza rivoluzionaria e terminò come zerbino, dapprima della classe imprenditoriale poi – nelle ultime fasi della guerra – dell’alleato germanico. Chi ha ancora dei dubbi su questa genesi, rammenti che la “Marcia su Roma” sarebbe stata facilmente impedita da una compagnia di Carabinieri, se il Re non avesse consentito loro di giungere a Roma: in fin dei conti – pensò il Savoia – meglio questo Mussolini che i bolscevichi. Un incarico “pro tempore”, fino al Luglio del 1943.<br />
Più durevole l’esempio iberico, poiché la penisola rimase per molto tempo “addormentata” da regimi i quali, più che “fascismi”, furono “clericalismi” autoritari. In effetti, le innovazioni iberiche furono assai poche, e la penisola giunse agli anni ’70 del Novecento con un’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> prevalentemente agricola, arretrata rispetto al resto d’Europa. In aggiunta, per il Portogallo, ci fu l’annosa questione coloniale: la prima e l’ultima nazione direttamente coloniale della storia.<br />
In sostanza, nessuno di quei regimi tentò una via d’uscita dal capitalismo, o il superamento dello stesso con nuove forme d’aggregazione sociale, che non fossero imposte con l’autoritarismo dell’epoca. Soprattutto il Fascismo ed il Nazionalsocialismo crearono valide, per l’epoca, forme di sostegno sociale (l’ OMNI, Opera Nazionale Maternità ed Infanzia, ad esempio), oppure – questo solo in Germania – restituirono allo Stato la sovranità monetaria.<br />
In definitiva, i regimi autoritari dell’epoca si connaturarono con un principio di preminenza dello Stato sul cittadino: di per sé accettabile formalmente, un po’ meno per come venne applicato. Alla fine, i cittadini divennero semplicemente “milioni di baionette”. Morte sotto la neve.</p>
<p>Sull’altra sponda troviamo il mondo del socialismo reale: termine coniato per mascherare con eleganza il fallimento della prospettiva socialista, così com’era stata pensata da Lenin.<br />
Ma, per contrappeso, la società sovietica che riaprì le porte al mondo non era più la sterminata landa desolata, l’infinita steppa russa del 1917. Era una nazione che possedeva una tecnologia con i fiocchi: aveva, però, i piedi d’argilla prodotti da un conflitto economico mai risolto, quello fra l’ideologia e la realtà. Per questa ragione fu “socialismo reale”, quasi un ossimoro.<br />
A nostro avviso, l’esperienza sovietica è stata troppo frettolosamente scapolata: vuoi per un malcelato senso d’orgoglio da parte di chi aveva “vinto”, vuoi per il traboccante senso di colpa di chi aveva “perso”. In realtà, non c’era nulla da “vincere” o da “perdere”: c’era da capire. Forse, oggi possiamo farlo senza acrimonie.<br />
Il gran fallimento della società sovietica, più che le difficoltà produttive (che, comunque, ci furono), fu il dramma della distribuzione. Ci sono molte cronache al riguardo, e non le riporto solo per questioni di spazio.</p>
<p>La vita del cittadino sovietico trascorreva nell’ossessione delle “liste”: per ogni bene s’entrava in lista. Anche per sostituire un pezzo del frigorifero c’era la corrispondente lista: il funzionamento del frigorifero dipendeva dalla produzione di una lontana fabbrica dell’est, sempre che non intervenissero altri fattori (spostamento di manodopera per altri scopi, mancanza di materie prime, ecc) a complicare il quadro.<br />
Se moltiplicheremo questo andazzo per ogni oggetto, capiremo facilmente poiché l’URSS – a differenza della Russia odierna, terra di grande corruzione – fosse una sterminata plaga di piccola corruzione, che dilagava dal piccolo villaggio al funzionario di partito, a tutti i livelli. Ogni mezzo, per procurarsi quel dannato pezzo del frigorifero, era usato.<br />
Il crollo dell’URSS avvenne prima della recente rivoluzione digitale, del Web ovunque, e sarebbe interessante vagliare quale potrebbe essere l’impatto del mezzo informatico in una società che producesse sufficienti beni – anche se suddivisa in molte comunità economiche – per la loro distribuzione. E’ un aspetto da non sottovalutare, poiché i costi di trasporto sono spesso il tallone d’Achille della filiera distributiva.<br />
Ciò che l’URSS non riuscì mai a risolvere furono i rapporti economici interni: oscillò sempre fra stagioni di piccole liberalizzazioni, che incrementavano la produttività, ad altre di restrizioni di stampo ideologico, che ottenevano l’effetto opposto. Qui, c’è poco da imparare: se l’espansione continua del mercato non funziona più, possiamo credere ad uno Stato che s’assume la responsabilità di produrre e distribuire beni?</p>
<p>Diversa è stata la risposta della Cina: Pechino sta usando il capitalismo quasi “dosando” gli interventi in <a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a>, nella ricerca di una difficile alchimia. Anche se, a prima vista, i cinesi hanno semplicemente sposato il capitalismo di mercato, non dimentichiamo che intendono mantenere il controllo dell’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> in mani pubbliche:</p>
<p>“…anche se la proprietà dello Stato rimarrà il principio fondamentale di base dell’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> nazionale, tutte le forme di proprietà – di Stato, collettiva e privata – dovranno essere messe in gioco nello sviluppo dell’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a>…è necessario attenersi al principio dello sviluppo congiunto di settori economici multipli tra i quali la proprietà pubblica svolga un ruolo dominante; è necessario trasformare ulteriormente i meccanismi di gestione delle imprese di proprietà dello Stato e istituire un sistema imprenditoriale moderno che soddisfi i requisiti richiesti dall’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> di mercato”[2].</p>
<p>Certamente, quel “soddisfare i requisiti richiesti dall’<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">economia</a> di mercato” stride alquanto con la prima parte del testo, e facciamo tanti auguri ai cinesi di riuscire in un’impresa che sembra più un volo pindarico.<br />
Abbiamo concluso: non c’è altro. Le sperimentazioni economiche del Novecento terminano qui, ed è tutto ciò che abbiamo per capire dove potremmo andare a parare.<br />
L’aspetto veramente terrificante del “mercatismo” – da Reagan in poi – è stato quello, dapprima, di liquidare come insulsaggini tutti gli altri tentativi, per poi finire in un cul de sac senza soluzioni.<br />
Certamente, oggi non abbiamo la possibilità – per via democratica – di mettere in discussione delle ipotesi di cambiamento radicale: possiamo solo subire ed addormentarci mentre guardiamo Ballarò.</p>
<p>Detto questo, rimane una via che potremmo definire “socialdemocratica” (in senso storico), ossia la faticosa via dell’aggregazione sociale su obiettivi, anche minimi, ma condivisi.<br />
Scendere in trincea per difendere questo o quell’orpello del passato sarebbe tempo sprecato: che ci frega di salvaguardare labari littori o passi dell’oca sulla Piazza Rossa? Ai disoccupati non servono: serve, invece, iniziare a riflettere sulle possibili vie d’uscita dall’imperante (e fallimentare) “mercato”. Con quello che abbiamo, con l’esperienza che siamo riusciti a trarre, magari con qualche guizzo d’ingegno: sarà dura, ma non abbiamo altra via che la riflessione su cosa siamo stati, su cosa non siamo riusciti ad essere, su cosa potremmo diventare.<br />
Qualche intervento – coerente con l’attuale Costituzione – è possibile: se qualcuno ascoltasse. Anzitutto, non è vero che lo stato nazionale ha completamente abdicato a legiferare, che lo spauracchio dell’Unione Europea è sulla porta, attento ad ogni minima mossa. Tanto per capirci, in Francia le donne vanno in pensione a 60 anni, ma nessuno solleva la questione di portare l’età a 65. Sarà perché che le burocrazie europee sanno che con l’Italia “sempre si vince”?<br />
Con l’avanzare della crisi, ben presto gli stati dovranno compiere delle scelte, ma Bruxelles è lontana e le popolazioni vicine. Sta a noi farci sentire: proviamo ad indicare qualche idea come esempio, tanto per far comprendere dove vorremmo andare a parare, sperando che queste indicazioni ne catalizzino altre.</p>
<p>Se consideriamo un incentivo alla decrescita la produzione di beni più durevoli, lo Stato ha a disposizione il Codice Civile, anzi: c’è addirittura uno specifico Testo Unico al riguardo. Oggi, la garanzia dei beni che utilizzano <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> elettrica (quasi tutti, perché anche l’auto ha l’impianto elettrico) è limitata a 2 anni. Domanda: perché, un bene che durerà circa 10 anni (automobile), deve essere coperto da garanzia per soli due? E se si rompe dopo due anni ed un giorno? Non si può certo estendere la garanzia a vita, ma raddoppiarla de iure sarebbe già un bell’incentivo per costruire qualcosa che non si rompa appena scade la garanzia. Il trucco l’abbiamo compreso da tempo.<br />
Gli inglesi, tempo fa, scoprirono con orrore che tenevano in funzione una centrale elettrica soltanto per mantenere in tensione milioni d’alimentatori inutilizzati: ogni aggeggio elettronico ne ha uno. Telefonini, televisori, computer, ecc: perché non imporre, per il mercato italiano, l’obbligo di un interruttore con led che segnali se l’apparecchio è in tensione? Poi, saranno cavoli di ciascuno di noi se vuole pagare di più per niente.</p>
<p>La benzina sale, la benzina scende, ma sale in fretta e scende piano. Sappiamo a cosa serve il trucco: a far credere che esista una Robin Tax. Perché non si torna al prezzo controllato, oppure si stabilisce – giornalmente! – la variazione, ad effetto immediato? Le reti telematiche, a cosa servono? La sera, insieme alle previsioni del tempo, dovrebbe essere pubblicato il prezzo massimo per il giorno seguente. Scaroni: cuntent?</p>
<p>Nel mio precedente articolo – “Venti nucleari” – ho indicato una strada per creare ricchezza e lavoro dalle rinnovabili e destinarla ad usi sociali: perché, oramai quasi solo in Italia, non si fa un solo passo in quella direzione? Ah, già: faremo le centrali nucleari…<br />
Le burocrazie europee si scervellano per mantenere la gente al lavoro nelle aziende: ma, signori miei, anche chi non ha un master ad Harvard sa che, se non si vende ciò che si produce, è inutile costruirlo. Avranno visto quei Tg degli anni ’60, quelli delle arance?<br />
Abbiamo invece bisogno di un sacco di lavoro in altri posti: le intemperie di questo rigido inverno hanno ridotto le strade a dei tratturi. Tinteggiare le aule di una scuola è un’impresa da incubo: si sprecano più soldi in telefonate, riunioni e quant’altro che a “dare il bianco”.<br />
Il patrimonio artistico è sempre più abbandonato, al punto che solo pochi giorni fa, in Piazza della Signoria, qualcuno ha staccato un dito al “Ratto di Polissena” di Pio Fedi. Un po’ di sorveglianza e di manutenzione, è chiedere troppo?</p>
<p>Se non vogliamo chiamarli lavori “socialmente utili” inventiamoci un sinonimo, ma diamo uno stipendio almeno decente a chi perde il lavoro, se in cambio si occupa delle mille incombenze puntualmente dimenticate. Non lanciarsi verso impossibili iperboli, oppure raccontare che la crisi è causata dalla cattiva informazione; ma come si fa a dire (Berluskaiser): “non leggete più i giornali”?</p>
<p>Ramsetoni – è solo un avatar di Saddamoni, Napoloni, Cesaroni, ecc –  vorrebbe inviarli tutti, novelli schiavi della Nubia, a rialzare l’ottava meraviglia del Pianeta, a Messina. Da Napoli, bisognerebbe urlargli, in coro: ma facitece ‘o piacere!<br />
Perché? Non ci sono i soldi per fare quell’inutile orpello! Testa dura, eh?</p>
<p>Dove si possono trovare soldi?<br />
Ricordiamo che fu proprio Tremontoni, nel 2003, a cambiare le aliquote IRPEF: ridusse le tasse ai ricchi!<br />
Il risultato?</p>
<p>In Italia, la distribuzione delle ricchezza è fra le più inique: il 10% della popolazione possiede il 45% della ricchezza nazionale. In pratica, una persona su dieci si prende quasi la metà, mentre le altre nove si dividono il resto. Questo ci ha fatto precipitare al livello di USA e Polonia, e solo il povero Messico ha una ripartizione della ricchezza più iniqua della nostra. Nessun altro, in Europa, vive una così drammatica differenza di reddito fra le classi sociali.<br />
Perché non iniziare ad aumentare le tasse, progressivamente, a chi guadagna più di 100.000 euro l’anno? Se chi guadagna 100.000 euro ne dovesse pagare 1000 in più, si ridurrebbe in miseria? Ecco dove trovare i fondi per finanziare i disoccupati, non prelevandoli dall’INPS (che ha un attivo di 11 miliardi!) per poi, alla fine della questione, aumentare di nuovo l’età della pensione per far cassa!</p>
<p>Purtroppo per noi la classe politica – intera – fa parte di quel 10% dorato, e non si farà, da sola, un simile autogol: sempre che non s’inizi, in tanti e continuamente, a ricordarlo. Tutti i giorni: scrivendo sui blog, facendo girare messaggi via mail, su Facebook, ecc.<br />
Certo, dissertare sui massimi sistemi può essere utile, ma ricordiamo le parole di un grande presidente, Sandro Pertini: «La democrazia inizia con la pancia piena».</p>
<p>Carlo Bertani www.carlobertani.it  http://carlobertani.blogspot.com/</p>
<p>[1] Fonte: Repubblica, 9 Marzo 2009, http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/economia/crisi-19/ue-disoccupati/ue-disoccupati.html</p>
<p>[2] “Decisioni su alcune questioni relative all’instaurazione di un sistema economico di mercato socialista”, Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista cinese, 14 novembre del 1993. Fonte: Michele Fabbri: “<a href="http://www.vitealternative.com/category/economia/">Economia</a> socialista di mercato o capitalismo tout court?”  http://www.marxismo.net/fm188/14_cina.html</p>

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Si tratta di <a href="http://www.re-energy.ca/">Re-energy</a>, che propone alcuni brevetti e kit di montaggio scaricabili in pdf, l&#8217;unico difetto è che il sito è in inglese in Italia di informazione utile non ce  n&#8217;è proprio.<br />
Per leggere il sito in lingua italiana cliccate <a href="http://translate.google.it/translate?hl=it&amp;sl=en&amp;u=http://www.re-energy.ca/">qui</a><br />
Ecco alcuni dei principali kit scaricabili:<br />
<a href="http://www.re-energy.ca/pdf/wind-turbine.pdf">Turbina eolica<br />
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 15:31:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[NAUTIKIT 20 E&#8217; il più piccolo KIT per nautica, composto da un modulo solare di 20 Watt, un regolatore di corrente (HT8P) ed una struttura facilmente installabile per il fissaggio. Ha la funzione di mantenimento della carica delle batterie nel periodo invernale e di piccola ricarica nel periodo estivo. La produzione di energia elettrica, avviene [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>NAUTIKIT 20</p>
<p>E&#8217; il più piccolo KIT per nautica, composto da un modulo solare di 20 Watt, un regolatore di corrente (HT8P) ed una struttura facilmente installabile per il fissaggio. Ha la funzione di mantenimento della carica delle batterie nel periodo invernale e di piccola ricarica nel periodo estivo. La produzione di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> elettrica, avviene tramite il modulo solare che produce 1,2 Ah (in condizioni standard) moltiplicate per il tempo di esposizione ai raggi del sole.<br />
<span id="more-817"></span><br />
Nella stagione invernale, produce c.a. 3A/giorno, sufficienti al mantenimento di batterie di servizio e motore; d&#8217;estate, invece, la produzione giornaliera è più che doppia e dà, quindi, la possibilità al sistema di immagazzinare più <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>. ne consegue che l&#8217;utilizzatore dell&#8217;imbarcazione avrà sempre batterie cariche e pronte all&#8217;uso.</p>
<p>Composizione del NAUTIKIT 20</p>
<p>• n.1 Modulo solare monocristalino ad alta efficienza (20 Watt &#8211; 1,2 Amp.).</p>
<p>• n.2 Aste in acciaio inox lucido e regolabili in altezza per mezzo di un fermo rapido, fino ad 1,80 m., al fine di lasciare sgombera la zona di lavoro a poppa.</p>
<p>• n.1 Base dell&#8217;asta in acciaio inox lucido, per un miglior fissaggio e rispettando l&#8217;integrità del punto di appoggio.</p>
<p>• n.1 Angolare in acciaio inox lucido, dotato di galletto per orientare agevolmente il modulo fino a 180°, quindi sempre verso il sole, indipendentemente dalla rotta di navigazione; in tal modo si ottiene una produzione di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> del 30-50% più elevata dei sistemi a pannello fisso.</p>
<p>• n.2 Supporti a croce robusti in plastica, per un facile fissaggio dell&#8217;asta ad un candeliere o draglia.</p>
<p>• n.7 Metri di cavo, ad innesto rapido nella base di derivazione del modulo, sufficientemente morbidi e protetti dalla salsedine, di facile collegamento al rilevatore di corrente corredati di occhielli e fusibili di sicurezza, per il collegamento alla batteria.</p>
<p>• n.1 Regolatore di carica &#8220;HT8P&#8221;, speciale dispositivo elettronico che rappresenta il meglio della tecnologia allo stato solido (MOSFET), applicata ad impianti semplici e di piccola taglia.In modo intelligente, controlla la carica delle batterie di servizio e, quando queste saranno pienamente cariche(come indicato dai LED), riverserà parte dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> prodotta dal modulo solare alla batteria del motore, al fine di tenere anch&#8217;èssa sempre pienamente efficiente.</p>
<p>NAUTIKIT 55</p>
<p>E&#8217; un KIT di uguale composizionedel Nautikit 20,ma con un Modulo solare (H580) più grande e potente (55 Watt &#8211; 3,5 Amp.) Quindi in grado di produrrepiù energiaper alimentare tutte le utenze di bordo, (VHF, GPS, Ecoscandaglio, etc.) ed anche un piccolo frigorifero.<br />
Infatti Nautikit 55, Produrrà durante la settimana l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> che verrà acculmulata nelle betterie, le quali risulteranno in piena carica ad inizio Week-end.</p>
<p>Composizione del NAUTIKIT 55</p>
<p>• n.1 Modulo solare monocristalino ad alta efficienza (55 Watt &#8211; 3,4 Amp.).</p>
<p>• n.2 Aste in acciaio inox lucido e regolabili in altezza per mezzo di un fermo rapido, fino ad 1,80 m., al fine di lasciare sgombera la zona di lavoro a poppa.</p>
<p>• n.1 Base dell&#8217;asta in acciaio inox lucido, per un miglior fissaggio e rispettando l&#8217;integrità del punto di appoggio.</p>
<p>• n.1 Angolare in acciaio inox lucido, dotato di galletto per orientare agevolmente il modulo fino a 180°, quindi sempre verso il sole, indipendentemente dalla rotta di navigazione; in tal modo si ottiene unaproduzione di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> del 30-50% più elevata dei sistemi a pannello fisso.</p>
<p>• n.2 Supporti a croce robusti in plastica, per un facile fissaggio dell&#8217;asta ad un candeliere o draglia.</p>
<p>• n.7 Metri di cavo, ad innesto rapido nella base di derivazione del modulo, sufficientemente morbidi e protetti dalla salsedine, di facile collegamento al rilevatore di corrente corredati di occhielli e fusibili di sicurezza, per il collegamento alla batteria.</p>
<p>• n.1 Regolatore di carica &#8220;HT8P&#8221;, speciale dispositivo elettronico che rappresenta il meglio della tecnologia allo stato solido (MOSFET), applicata ad impianti semplici e di piccola taglia.In modo intelligente, controlla la carica delle batterie di servizio e, quando queste saranno pienamente cariche(come indicato dai LED), riverserà parte dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> prodotta dal modulo solare alla batteria del motore, al fine di tenere anch&#8217;èssa sempre pienamente efficiente.</p>
<p>NAUTIKIT 255</p>
<p>Per un impegno prolungato estivo dell&#8217;imbarcazione è suggerito l&#8217;acquisto del Nautikit 255, equipaggiato con dui moduli (H580) da 55 Watt con le relative strutture di supporto e un unico regolatore di carica (Bravo). Con questo KIT l&#8217;imbarcazione avrà tutta l&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> necessaria ad una navigazione continuata in totale autonomia.</p>
<p>Composizione del NAUTIKIT 255</p>
<p>• n.2 Moduli solari monocristalini ad alta efficienza da 55 watt (6,8 Amp.).</p>
<p>• n.2 Aste in acciaio inox lucido e regolabili in altezza per mezzo di un fermo rapido, fino ad 1,80 m., al fine di lasciare sgombera la zona di lavoro a poppa.(per ogni modulo).</p>
<p>• n.1 Base dell&#8217;asta in acciaio inox lucido, per un miglior fissaggio e rispettando l&#8217;integrità del punto di appoggio. (per ogni modulo).</p>
<p>• n.1 Angolare in acciaio inox lucido, dotato di galletto per orientare agevolmente il modulo fino a 180°, quindi sempre verso il sole, indipendentemente dalla rotta di navigazione; in tal modo si ottiene una produzione di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> del 30-50% più elevata dei sistemi a pannello fisso. (per ogni modulo).</p>
<p>• n.2 Supporti a croce robusti in plastica, per un facile fissaggio dell&#8217;asta ad un candeliere o draglia. (per ogni modulo).</p>
<p>• n.7 Metri di cavo, ad innesto rapido nella base di derivazione del modulo, sufficientemente morbidi e protetti dalla salsedine, di facile collegamento al rilevatore di corrente corredati di occhielli e fusibili di sicurezza, per il collegamento alla batteria. (per ogni modulo).</p>
<p>• n.1 Regolatore di carica &#8220;Bravo&#8221;, speciale dispositivo elettronico che rappresenta il meglio della tecnologia allo stato solido (MOSFET), applicata ad impianti semplici e di piccola taglia.In modo intelligente, controlla la carica delle batterie di servizio e, quando queste saranno pienamente cariche(come indicato dai LED), riverserà parte dell&#8217;<a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a> prodotta dal modulo solare alla batteria del motore, al fine di tenere anch&#8217;èssa sempre pienamente efficiente.<br />
Fonte:<a href="http://www.agfelectronics.com">agfelectronics</p>

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