Economie
Dollaro statunitense
Il dollaro statunitense è la valuta ufficiale degli Stati Uniti d’America. È anche ampiamente utilizzato come valuta di riserva al di fuori degli Stati Uniti. Il simbolo comunemente usato per il dollaro statunitense è ($). Il codice ISO 4217 è USD.
Il dollaro è diviso in 100 cent. Originariamente era ulteriormente suddiviso in 1000 mill, utilizzati fino a quando la seconda guerra mondiale non rese l’alluminio troppo costoso per essere utilizzato come metallo da conio (e l’inflazione crescente li rese di valore insignificante).
Attualmente, le denominazioni pari o inferiori a un dollaro sono emesse in moneta, mentre quelle uguali o superiori a un dollaro sono emesse in banconote (esiste sia la moneta che la banconota da un dollaro, anche se la seconda è più comune).
Le banconote moderne sono stampate dalla Federal Reserve fin dal 1929. Le banconote con denominazione superiore ai 100 $ non sono più stampate dal 1946.
Le banconote moderne sono stampate dalla Federal Reserve fin dal 1929. Le banconote con denominazione superiore ai 100 $ non sono più stampate dal 1946.
Origine del termine e del simbolo
| Per approfondire, vedi la voce Simbolo di dollaro. |
Il nome del dollaro statunitense deriva dal dollaro spagnolo (che a sua volta deriva dal termine tallero), una moneta d’argento largamente diffusa durante la guerra di indipendenza americana.
Anche se le banche private emettevano valuta supportata dal dollaro spagnolo, il governo federale non lo fece fino alla guerra di secessione.
Storia
| Denominazione ($) | Ritratto |
|---|---|
| 1 | George Washington |
| 2† | Thomas Jefferson |
| 5 | Abramo Lincoln |
| 10 | Alexander Hamilton |
| 20 | Andrew Jackson |
| 50 | Ulysses S. Grant |
| 100 | Benjamin Franklin |
| 500† | William McKinley |
| 1 000† | Grover Cleveland |
| 5 000† | James Madison |
| 10 000† | Salmon P. Chase |
| 100 000† | Woodrow Wilson |
| † = non più in circolazione. | |
Il dollaro venne unanimemente scelto come unità monetaria degli Stati Uniti il 6 luglio 1785. Fu la prima volta che una nazione adottava un sistema decimale per la valuta.
Fino al 1974 il valore del dollaro era legato a quello dell’argento o dell’oro o a una combinazione dei due. Dal 1792 al 1873 il dollaro era supportato liberamente da oro e argento, in rapporto di 15 a 1, con un sistema chiamato bimetallismo. Attraverso una serie di cambiamenti legislativi avvenuti tra il 1873 e il 1900, l’importanza dell’argento fu via via diminuita fino all’adozione formale del gold standard. Il gold standard sopravvisse, con molte modifiche fino al 1974. Oggigiorno, come per la valuta di quasi tutte le nazioni, il dollaro non ha valore intrinseco.
Abramo Lincoln autorizzò l’emissione di valuta a nome del governo Federale, valuta che era supportata dal dollaro spagnolo, durante la guerra di secessione americana (1862). Queste banconote, conosciute come greenbacks per il colore verde del retro, diedero inizio alla tradizione statunitense di stampare la valuta in verde. Contrariamente alle altre nazioni tutte le banconote statunitensi sono state stampate con lo stesso colore per la maggior parte del XX secolo.
Il 4 giugno 1963, il presidente John Fitzgerald Kennedy firmò l’ordine esecutivo numero 11110 che dava al Ministero del Tesoro il potere “di emettere certificati sull’argento contro qualsiasi riserva d’argento, argento o dollari d’argento normali che erano nel Tesoro”. L’ordine di Kennedy riportava in mano allo stato il potere di emettere moneta, senza doverla “chiedere in prestito” alla Federal Reserve. Complessivamente, Kennedy mise in circolazione banconote per 4,3 miliardi di dollari garantite da riserve in argento. Kennedy scelse come riserva monetaria l’argento. La moneta nel progetto di Kennedy aveva costo zero per lo Stato (invece che indebitarsi verso la FED) in quanto i certificati d’argento erano dollari USA, non obbligazioni sulle quali lo Stato pagava gli interessi. Viceversa la moneta della FED era prestata al Governo applicando un tasso di interesse. Diversamente dalla moneta della FED, era poi una moneta convertibile. Con il provvedimento il Tesoro statunitense, tornava ad emettere moneta come era avvenuto dalla fine della guerra di secessione fino agli anni ’30 prima della costituzione della Federal Reserve.
Le moderne banconote statunitensi, indipendentemente dalla denominazione, misurano 6,63 cm. in larghezza, 15,6 cm. in lunghezza e 0,11 mm. in spessore.
Il 13 maggio 2003, la Federal Reserve annuncia l’introduzione di una banconota da 20$ a colori (la prima dal 1905). La scelta è dettata dalla necessità di contrastare la crescente contraffazione. Le nuove banconote sono entrate in circolazione il 9 ottobre 2003. Altre banconote da 50 $ e 10 $ sono state introdotte nel 2004 e 2005, ognuna con differenti schemi di colori.
Uso internazionale del dollaro statunitense
Alcune nazioni al di fuori della giurisdizione statunitense usano il dollaro statunitense (USD) come valuta ufficiale. Queste nazioni includono: Ecuador, Palau, Timor Est, Panamá e gli Stati Federati di Micronesia. L’Argentina usò un tasso di cambio fisso 1:1 tra il peso argentino e il dollaro statunitense dal 1991 al 2002. Il tasso di cambio del dollaro di Hong Kong è stato mantenuto fisso fino ai primi anni ottanta, e il renminbi usato dalla Repubblica Popolare Cinese è stato informalmente ancorato al dollaro fin dalla metà degli anni novanta.
Il dollaro è inoltre usato come unità valutaria standard sui mercati internazionali per la quotazione di beni come l’oropetrolio.
La moneta tipo dopo la seconda guerra mondiale
- Luglio 1944: sorgono il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo (poi Banca Mondiale). L’Unione Sovietica decide di non partecipare al sistema a causa della debolezza in cui si viene a trovare alla fine della guerra.
Durante la seconda guerra mondiale, gli USA accumularono una notevole riserva di oro, chiesto in pagamento degli aiuti del piano Marshall.
- 20 aprile 1933: Roosevelt emanò l’atto di emergenza per la attività bancarie, il quale ritirava gli USA dal sistema monetario aureo. Ottenne così due risultati: impedire la convertibilità delle banconote in oro per i cittadini statunitensi, permettendo però ai paesi stranieri di convertire i loro dollari in oro in qualsiasi momento, e rendere illegale la proprietà privata di oro, con l’eccezione dei collezionisti di monete rare. In pratica, nel sistema finanziario statunitense ci fu un spostamento da uno sistema di rendiconto che prevedeva l’oro come barriera al debito in eccesso, ad un sistema nel quale non c’era nessun rendiconto.
Nel 1933, Roosevelt avvia il New Deal, un programma di spesa pubblica in disavanzo sostenuto dalla teoria kennesiana e quasi interamente finanziato con debiti dello Stato verso banche private. John Maynard Keynes pubblica nel 1936 il suo libro fondamentale (The general theory of employment, interest and money), ma già in passato era influente economista e consigliere personale di Roosevelt. Si crea la prima componente del debito pubblico cui seguirà quello di imprese e privati cittadini, in crescita dopo gli anni ’70. Tale debito (di Stato, imprese e cittadini) pone oggi il dollaro a rischio di svalutazione.
Sempre negli anni ’30, inizia la doppia quotazione dell’oro: internamente agli Stati Uniti e agli altri Stati il prezzo viene determinato dal mercato; per le transazioni internazionali il prezzo dell’oro è quello fisso di 35 dollari/oncia degli accordi di Bretton Woods.
A partire dagli anni ’30, ininterrottamente fino ad oggi, l’oro come il petrolio si comprano e vendono esclusivamente in dollari alle borse di Londra e New York.
Sotto Bretton Woods, era d’obbligo tenere i dollari a riserva e dunque era nota la somma di dollari in possesso delle banche straniere, quantità prevalente della massa di dollari esistente fuori dagli USA. Inoltre, i dollari circolanti in USA (come ogni moneta circolante dentro uno Stato) erano un dato disponibile poiché la massa monetaria era ed è decisa dalla FED. Al tempo di Roosevelt era già risaputo che le oncie d’oro dichiarate nella riserva della FED non erano sufficienti né a convertire il totale dei dollari esistente (dentro e fuori USA), né quelli in possesso di stranieri. Nemmeno una forte svalutazione da 30 a 300 dollari/oncia avrebbe reso Bretton Woods un sistema di cambi sostenibile. Era chiaro che prima o poi la convertibilità sarebbe finita; l’aumento successivo dell’emissione di dollari (da convertire) accelerò questo processo.
Il provvedimento di Roosevelt parlò, infatti, di Gold Window (chiusa da Nixon 40 anni dopo) come periodo di transizione per il ripagamento di una parte dei dollari in possesso di investitori stranieri (quelli che l’oro disponibile poteva ripagare).
- Con la guerra in Vietnam e la crescita economica di Germania e Giappone, gli USA necessitano di finanziamenti eccezionali; l’indebitamento a causa delle guerre costrinse a coniare ingenti quantità di dollari e a svalutare la moneta, fissando un cambio inferiore rispetto all’oncia d’oro (e quindi alle altre valute) perché la riserva d’oro doveva bastare per una massa circolante di moneta molto più alta.
Per tentare di mantenere il sistema creato a Bretton Woods, si organizza un pool di banche centrali che mantengono il corso del cambio del dollaro sull’oro a 35 $ l’oncia, comprando titoli di Stato USA in caso di perdita e vendendoli in caso di risalita. La Francia si ritira dal pool nel 1967.
- 15 agosto 1971: il presidente statunitense Richard Nixon annuncia che nemmeno i dollari degli stranieri sono più convertibili in oro. La soppressione della convertibilità totale del dollaro in oro è per alcuni una dichiarazione implicita di bancarotta.
Dopo la guerra del Vietnam, vi era ormai più moneta circolante che riserve di metallo nella banca centrale che non poteva più assicurare la convertibilità della moneta in oro (ovvero che un ipotetico cittadino si presentasse alla banca centrale, restituisse la banconota in dollari e chiedesse in cambio un’analoga quantità d’oro). Il gold standard poneva fine agli accordi di Bretton Woods con un’uscita unilaterale degli Stati Uniti.
Di quegli accordi, continuava però a valere l’obbligo di tenere i dollari a riserva. Gli Stati stranieri non potevano spendere i dollari di cui erano in possesso, chiederne il cambio con la moneta nazionale né con l’oro; potevano investirli nelle banche statunitensi oppure in Treasury Bond USA.
La coniazione di dollari aveva subito una forte crescita per finanziare i conflitti statunitensi nel dopoguerra (una guerra ogni due anni, dopo il 1945), con una crescita più marcata per la guerra in Vietnam. Il gold standard causa immediatamente una rivalutazione del marco e dello yen.
Contestuale è la crisi petrolifera del 1974. I Paesi OPEC ridussero drasticamente la produzione di petrolio, causando una crisi energetica mondiale. Il prezzo al barile e delle importazioni quadruplicò.
All’epoca il petrolio si commerciava soltanto in dollari: con la crisi petrolifera, quadruplicò la domanda mondiale di dollari (a parità di fabbisogni) e il cambio del dollaro si risollevò notevolmente, dopo il crollo detto prima su marco e yen a seguito del gold standard. Prima e dopo il gold standard e la crisi energetica, i Paesi OPEC continuarono a farsi pagare il petrolio in dollari e a investire i petrodollaro nelle banche e titoli di stato statunitensi. Non si trattò affatto di uno scontro fra mondo arabo e USA.
I Paesi arabi non scelsero di vendere il loro petrolio in una moneta diversa dal dollaro, nemmeno dopo il gold standard. Prima del ’74 la maggior parte dei petrodollari tornavano in USA ed erano convertiti in oro. Dopo il ’74, i produttori arabi iniziarono a investirli in Treasury Bond e in banche statunitensi, sostenendo il cambio del dollaro attuale.
- 13 marzo 1979: creazione del Sistema monetario europeo (Sme) per ridurre i margini di fluttuazione delle monete europee tra loro. Contemporaneamente, la Riserva federale statunitense inaugura una politica del “dollar forte” con il deciso aumento dei tassi d’interesse. Partito a da un cambio di 1:4 rispetto al franco, il dollaro arriva al valore di 10:4 nel 1985.
- Settembre 1985: accordi del Plaza (dal nome dell’hotel dove ebbe luogo la riunione), miranti a far abbassare il valore del dollaro; seguono alle gravi crisi legate al debito estero nell’America latina.
- 1º gennaio 1999: nascita dell’euro. Ricomincia la politica di deprezzamento del dollaro, per favorire l’economia interna statunitense.
- 2001: viene messa in circolazione la moneta da 1 dollaro che però non sostituirà la famosa banconota.
Fonte: Wikipedia
Per approfondire gli studi sull’Economia e la sua storia : MAAT Storia dell’Economia















