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	<title>Vite Alternative &#187; Economia</title>
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	<description>Tutto sulle Nuove Alimentazioni, Medicine, Energie ed Economie</description>
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		<title>Vivere senza frigorifero</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/06/25/vivere-senza-frigorifero/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 11:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[risparmiare]]></category>
		<category><![CDATA[senza frigorifero]]></category>

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		<description><![CDATA[Le famiglie libere dalla schiavitù del frigorifero aderiscono a “M’illumino di meno” e invitano tutte/i a sbrinare il frigorifero il 16 febbraio 2007. Poi provate a non accenderlo più: il cibo si conserva meglio ed è più buono. E anche il portafoglio e l’ambiente sono mooolto più felici. Guido mi ha raccontato l’esperienza della sua [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le famiglie libere dalla schiavitù del frigorifero aderiscono a “M’illumino di meno” e invitano tutte/i a sbrinare il frigorifero il 16 febbraio 2007.<br />
Poi provate a non accenderlo più: il cibo si conserva meglio ed è più buono. E anche il portafoglio e l’ambiente sono mooolto più felici.<br />
<span id="more-2583"></span><br />
Guido mi ha raccontato l’esperienza della sua famiglia:</p>
<p>Non viviamo in Alaska, ma a Cremona e il frigo arreda la nostra comunissima cucina.<br />
Sei anni fa un amico ci raccontava che durante i mesi freddi teneva spento il frigorifero. “Che matto!”.<br />
Poi per comodità, dovevamo stare a casa una settimana tra un giro di ferie ed un altro, ma prima di partire avevamo approfittato per sbrinarlo e lasciarlo spento, così anche se in piena estate, abbiamo provato a vivere una settimana senza frigo.<br />
Non siamo morti. Dal ritorno dalle ferie sono passati 4 anni e mezzo e il frigo è ancora spento.<br />
Non nascondiamo alcuni screzi iniziali tipo “e questo adesso dove lo metto, te e la tua stronz… di non volere accendere il frigo”, ma con qualche taratura sui cibi, sugli acquisti, sulle abitudini alimentari e di cottura oggi non finiamo di stupirci della sua inutilità.</p>
<p>Risultato drastica riduzione dei consumi elettrici (da circa 3 Kilowattora al giorno a 0,7 Kilowattora, forse non lo sbrinavamo con sufficiente regolarità e non era di classe AAAAA comunque succhiava un mucchio di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>), risparmio economico, nessun investimento. Ma il risultato migliore è nella qualità dei cibi che si conservano meglio senza grossi sbalzi di temperatura e a temperatura ambiente sono molto più saporiti. Per non parlare del fastidioso ronzio di un frigo in funzione che ora non esiste più. Adesso pensiamo che i “matti” sono quelli che il frigo lo tengono acceso.</p>
<p>A chi ci chiedeva una via di mezzo (per esempio per autoprodursi il gelato in casa) avevamo dato queste indicazioni:<br />
1) produrre/comprare prodotti “deperibili” e mangiarli “Subito”<br />
1a) accendere il frigo quei 3-6 gg all’anno in cui si mangia il gelato<br />
2) utilizzare frigo più piccoli solo per il gelato <img src='http://www.vitealternative.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' />  (burro, latte?, e altro altamente deperibile, ma di piccole dimensioni)<br />
3) mettere il frigo in comune (andare a mangiare il gelato a casa della famiglia che lo produce, così si sta anche insieme)<br />
4) mettere il frigo in comune nel condominio in un’area comune. Un frigo potrebbe bastare per almeno 4 e forse più famiglie.</p>
<p>Marco Deriu sostiene che l’indipendenza è uno dei falsi “valori” occidentali. Spegnere il frigo può essere un modo per creare maggior interdipendenza con chi ci sta attorno.<br />
Altre famiglie hanno messo in comune lavatrice, forno, ecc. &#8211; Bisognerebbe cominciare a provare.<br />
Solo da un punto di vista costruttivo si ridurrebbe di almeno il 75% la produzione di questi elementi. Poi utilizzati da più persone (pensiamo al forno) si possono avere migliori rendimenti, e minori costi di manutenzione e miglior durata (di solito un elettrodomestico usato poco o 4 volte tanto dura lo stesso tempo, come una macchina che fa 70.000 o 200.000 km in 10 anni).<br />
Addio al frigorifero. Basta con la schiavitù all’elettrodomestico più ingombrante delle nostre case.<br />
La nuova sfida «ecologica» arriva da Cremona. A lanciare l’associazione Frigo Free Family è Guido Vaudetto, volto noto della rete di Lilliput.<br />
E Caterpillar, la trasmissione di Radio2 ha ripreso la notizia.<br />
Drastica riduzione dei consumi elettrici (da circa 3 Kilowattora al giorno a 0,7 Kilowattora, forse non lo sbrinavamo con sufficiente regolarità e non era di classe comunque succhiava un mucchio di <a href="http://www.vitealternative.com/category/energia/">energia</a>), risparmio economico, nessun investimento. Ma il risultato migliore è nella qualità dei cibi che si conservano meglio senza grossi sbalzi di temperatura e a temperatura ambiente sono molto più saporiti.<br />
Molte famiglie bilanciste si sono unite in questa sperimentazione con ottimi risultati. «A chi ci chiedeva» spiega Vaudetto, «una via di mezzo (per esempio per autoprodursi il gelato in casa) avevamo dato queste indicazioni: produrre/ comprare prodotti deperibili e mangiarli subito.<br />
Accendere il frigo quei 3- 6 giorni all&#8217;anno in cui si mangia il gelato. Utilizzare frigo più piccoli solo per il gelato. Mettere il frigo in comune. Mettere il frigo in comune nel condominio in un&#8217;area comune ». Un frigo potrebbe bastare per almeno 4 e forse più famiglie.<br />
Marco Deriu sostiene che l&#8217;indipendenza è uno dei falsi “valori” occidentali. Spegnere il frigo può essere un modo per creare maggior interdipendenza con chi ci sta attorno. «Altre famiglie hanno messo in comune lavatrice, forno. Bisognerebbe cominciare a provare.<br />
Solo da un punto di vista costruttivo si ridurrebbe di almeno il 75% la produzione di questi elementi. Poi utilizzati da più persone (pensiamo al forno) si possono avere migliori rendimenti, e minori costi di manutenzione e miglior durata», conclude Vaudetto. </p>
<p>Ciao e buon passaggio da classe A+++ a classe Zero!!!!!</p>
<p>ps Per trovare motivazione e supporto pratico in questi cambiamenti serve un po’ di GAS e frequentare le persone che con la campagna Bilanci di Giustizia scoprono ogni giorno un segreto per vivere meglio.<br />
Fonte:<a href="http://www.blogeko.it/2009/risparmiare-energia-vivere-senza-frigo-e-possibile/">http://www.blogeko.it/</a></p>

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		<title>&#8220;Scusate per il disturbo ma sto diventando ricco&#8221;</title>
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		<comments>http://www.vitealternative.com/2010/06/23/scusate-per-il-disturbo-ma-sto-diventando-ricco/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 07:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inventore della contestata trombetta sta per invadere il mercato europeo. &#8220;Mi dispiace che nel mondo non sia apprezzata ma è il nostro modo di festeggiare&#8221; dall&#8217;inviato MARCO MENSURATI &#8220;Scusate per il disturbo ma sto diventando ricco&#8221; JOHANNESBURG &#8211; L&#8217;inventore delle vuvuzelas, il 37enne Neil Van Schalkwyk, si pente. E, in prima serata, approfitta di una [...]


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dall&#8217;inviato MARCO MENSURATI<br />
&#8220;Scusate per il disturbo ma sto diventando ricco&#8221;<br />
JOHANNESBURG &#8211; L&#8217;inventore delle vuvuzelas, il 37enne Neil Van Schalkwyk, si pente. E, in prima serata, approfitta di una intervista tv per chiedere scusa a tutti. &#8220;Mi dispiace per il disturbo che sto arrecando a quanti non riescono a seguire le partite come vorrebbero&#8221;, dice. Parole importanti le sue che però suonano false come una banconota del monopoli, quando l&#8217;intervistatore gli chiede come vanno gli affari: &#8220;Sto diventando ricco, in effetti&#8221;, sorride Van Schalkwyk (che poi si scopre essere non tanto l&#8217;inventore dello strumento, che esisteva da secoli, quanto l&#8217;uomo che ne ha brevettato nome ed utilizzo, vuvuzela è scritto nel registro dei marchi &#8220;è l&#8217;oggetto che ti inonda di rumore&#8221;).<br />
<span id="more-2573"></span><br />
I numeri della sua impresa si possono solo immaginare. Ha cominciato nel 2001 producendo 500 vuvuzelas. L&#8217;anno successivo un&#8217;azienda molto importante ne apprezzò l&#8217;idea e ne comprò 20.000 per una promozione. Oggi, nove anni dopo, grazie all&#8217;enorme lancio dei mondiali, russi e brasiliani si sono fatti vivi per comprare il marchio o per averlo in concessione per i rispettivi paesi. E grazie a una ditta tedesca (Urbas-Keherberg) da qualche tempo la tromba maledetta è già in vendita in Europa.</p>
<p>Le scuse (parziali) di  Van Schalkwyk hanno però delle indicazioni precise. Il papà dell&#8217;incubo sonoro di questi mondiali non vuole che le critiche a questa sua creatura si trasformino in una mancanza di rispetto per il Sudafrica. &#8220;Devono rispettare il nostro modo di vivere e di festeggiare il pallone, che per altro è un concetto che unifica un paese che parla 11 lingue diverse, noi non possiamo cantare le canzoni allo stadio come in Europa perché non tutti le capirebbero. Le vuvuzela invece le capiscono tutti&#8221;. E soprattutto non vuole che i giocatori usino le vuvuzela come scusa per le loro prestazioni scadenti: &#8220;Non ho sentito Messi lamentarsi dopo il 4 a 1 contro la Corea del Sud&#8221;.</p>
<p>(19 giugno 2010)<br />
Fonte:<a href="http://www.repubblica.it/">http://www.repubblica.it/</a></p>

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		<title>Scie chimiche e il nuovo gene resistente all&#8217;alluminio della Monsanto &#8211; Una coincidenza?</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/06/12/scie-chimiche-e-il-nuovo-gene-resistente-allalluminio-della-monsanto-una-coincidenza/</link>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 14:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo un articolo di Barbara H. Peterson, tradotto con la consueta accuratezza dall’amica Giulia che ringraziamo. Il testo verte su un nesso, che la giornalista correttamente intravede, tra modificazioni genetiche di piante e la dispersione nella biosfera di alluminio per mezzo degli aerei chimici. L’intervento della demoniaca Monsanto, che sta introducendo un gene resistente all’alluminio, [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo un articolo di Barbara H. Peterson, tradotto con la consueta accuratezza dall’amica Giulia che ringraziamo.<br />
Il testo verte su un nesso, che la giornalista correttamente intravede, tra modificazioni genetiche di piante e la dispersione nella biosfera di alluminio per mezzo degli aerei chimici.<br />
L’intervento della demoniaca Monsanto, che sta introducendo un gene resistente all’alluminio, lungi dall’essere un’azione volta a risolvere i problemi agricoli, si comprende nel quadro di una subdola politica basata sulla degradazione delle risorse alimentari.<br />
Non dimentichiamo, infatti, che, nel periodo dell’aratura, vengono dispersi filamenti di polimeri<br />
 biocompatibili che, inglobati nel terreno e quindi nelle radici degli ortaggi e dei cereali, ne trasformano il genoma.<br />
In questo modo, anche le piante naturali rischiano di diventare transgeniche: a questa trasformazione può concorrere, come ricorda l’ex militare francese Marc Filterman, l’irradiazione di campi elettromagnetici emessi da aerei come gli A.W.A.C.S.<br />
<span id="more-2545"></span><br />
E’ stato infine testimoniato che velivoli militari hanno rilasciato fibre polimeriche (vettori per il particolato di metalli come alluminio e bario), in concomitanza con la messa a dimora di piantine di riso.<br />
Come mai la Monsanto ha sviluppato un gene resistente all&#8217;alluminio?</p>
<p>La Monsanto sta attualmente introducendo sul mercato un gene resistente all&#8217;alluminio.</p>
<p>Ecco la storia: &#8220;I piccoli agricoltori poveri di risorse dei paesi in via di sviluppo devono fronteggiare difficoltà quotidiane che includono terreni poco fertili, siccità e scarsità di contributi.</p>
<p>Le attuali tendenze globali relative ai &#8220;cambiamenti climatici</p>
<p>&#8221; ed alla crescita della popolazione sono destinate ad esacerbare tali ristrettezze.</p>
<p>Una ricerca di nuova generazione su coltivazioni geneticamente manipolate (GE) si pone l&#8217;obiettivo di alleviare queste pressioni attraverso il miglioramento di varietà colturali di sussistenza &#8211; come la manioca, il sorgo e il miglio &#8211; che incorporino caratteristiche come la tolleranza alla siccità, all&#8217;acqua ed all&#8217;alluminio nei terreni, oltre alla creazione di piante con una più efficiente sintesi dell&#8217;azoto e del fosforo.&#8221; (fonte: http://www.ifpri.org/)<br />
Ora diamo un&#8217;occhiata all&#8217;inchiesta del giornalista Michael Murphy su scie chimiche, geo-ingegneria ed al fatto che nelle aree fortemente irrorate si rilevano livelli estremamente alti di alluminio e bario nell&#8217;acqua, nella neve e nel terreno (video in tre parti: farmwars.info).<br />
Sarà una coincidenza che la Monsanto ci venga &#8220;in soccorso&#8221; con geni resistenti all&#8217;alluminio dato che le piante normali muoiono in presenza di eccessivo alluminio?<br />
Oppure si tratta di capitalismo opportunistico e di un pianificato monopolio corporativo delle fonti di cibo da parte della Monsanto, secondo un meccanismo di dialettica hegeliana basato su informazioni riservate circa un proposto programma di &#8220;geoingegneria&#8221; che in realtà è già in atto e sta saturando la nostra atmosfera con scie chimiche contenenti alluminio e bario?<br />
Questo non è un gioco, signori. Ci stanno attaccando da ogni lato nell&#8217;ambito di un deliberato piano omicida e genocida per arricchire ulteriormente pochissime famiglie e ridurre la popolazione mondiale a 500 milioni, come inciso nelle Georgia Guidestones. Questa è niente meno che guerra biologica.<br />
©2010 Barbara H. Peterson</p>

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		<title>Mediaset + Youtube =MediaTube</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/05/13/mediaset-youtube-mediatube/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 13:12:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[mediaset]]></category>
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		<description><![CDATA[Il mondo dei siti di file-sharing (ovvero quei portali in cui si possono vedere i video immessi dagli utenti, come You Tube) è finito alcuni mesi fa sotto accusa, per aver dato ospitalità a filmati contenenti scene di bullismo, violenza e reati vari contro il patrimonio. Dopo la condanna dell&#8217;opinione pubblica e le inchieste della [...]


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<span id="more-2527"></span><br />
In America però il fenomeno file-sharing ha continuato a tenere banco, anche se da un altro punto di vista: Viacom, gigante dell&#8217;intrattenimento Usa, ha avviato due mesi fa una causa da 1 miliardo di dollari contro Google (che ha acquistato YouTube lo scorso autunno), perché You Tube ospiterebbe circa 160mila filmati non autorizzati di programmi prodotti dalla stessa Viacom. Anche in Inghilterra la Premier League, la Lega nazionale di calcio, ha avviato un contenzioso legale contro il portale, reo di ospitare migliaia di filmati con spezzoni di partite del calcio inglese. E in Italia? Sinora tutto tace, ma con una semplice ricerca il Sole24Ore.com ha rilevato che You Tube contiene migliaia di video, anche di non breve durata, dei programmi e degli eventi dei maggiori network televisivi nazionali, Rai e Mediaset comprese.Partiamo dal gruppo della famiglia Berlusconi: se si digita su You Tube la parola Grande Fratello, ossia il nome del popolare reality, il motore di ricerca ci indica che gli utenti possono accedere a ben 2.900 filmati. Si tratta di video riguardanti proprio la famosa trasmissione o il programma inerente della Gialappa&#8217;s Band. Sono spezzoni che durano in genere tra i cinque e i dieci minuti, e che recano ben in evidenza il logo di Canale 5. Gli utenti possono cioè guardare sul proprio pc i confessionali di Guendalina, le gesta di &#8220;Orsacchio&#8221; e degli altri personaggi, in filmati immessi su You Tube dai vari utenti, senza che Mediaset abbia mai autorizzato questa diffusione. Ma nello stesso momento in cui Mediaset vede violato il proprio copyright, You Tube in un certo senso ci guadagna: a lato sulla destra e in alto si trovano diversi annunci pubblicitari di Google, collegati alla ricerca dell&#8217;utente, che rappresentano una sicura fonte di entrate per la società di Mountain View. Il Grande Fratello non è certo l&#8217;unica trasmissione del gruppo di Cologno Monzese di cui si possano trovare ampi stralci su You Tube: il sito ospita 2.830 filmati delle &#8220;Iene&#8221;,1.130 di &#8220;Amici&#8221;, 414 di &#8220;Buona Domenica&#8221;, ma anche decine di filmati relativi a &#8220;Matrix&#8221;, al &#8220;Maurizio Costanzo Show&#8221; e alla &#8220;Pupa e il Secchione&#8221;. La situazione è pressoché identica in casa Rai, anche se i numeri sono un po&#8217; più bassi, probabilmente perché i programmi Mediaset sono indirizzati verso un target più giovanile e più avvezzo alle nuove tecnologie: se si digita ad esempio il cognome del conduttore di &#8220;Anno Zero&#8221;, Michele Santoro, compaiono oltre 1.290 risultati, relativi alle vecchie e nuove trasmissioni Rai del presentatore. &#8220;Domenica In&#8221; compare 664 volte, ma anche l&#8217;informazione non se la passa male: ci sono 155 filmati riguardanti il Tg1, 90 sul Tg2 e 127 sul Tg3. Il fenomeno riguarda anche la tv satellitare Sky: se si immette la parola &#8220;Mondiale 2006&#8243; compaiono ben 3.980 video, la maggior parte dei quali relativi alle partite della vittoriosa spedizione azzurra commentate dai telecronisti della tv di Murdoch. Insomma, il sito di file-sharing ospita filmati relativi a quasi tutte le trasmissioni della televisione italiana, immessi però, è bene ribadirlo, dagli stessi utenti. Il gruppo che appare più colpito da questo fenomeno, Mediaset, è a conoscenza della situazione: secondo una fonte ufficiale del network, interpellata dal Sole24Ore.com, «il problema è noto da tempo, e il gruppo sta ancora decidendo in che maniera agire ». In ogni caso « la sensibilità dell&#8217;azienda è simile a quella degli altri broacaster ». A quei gruppi televisivi, cioè, che hanno avviato cause legali contro You Tube, e la stessa Mediaset «non esclude a priori una simile possibilità perché siamo di fronte a un&#8217;evidente violazione del copyright ». D&#8217;altro canto la posizione difensiva del duo Google-YouTube è nota: il motore di ricerca si è sempre appellato al Digital Millenium Copyright Act (DMCA) in vigore dal 1998, che prevede che i proprietari dei siti web non siano responsabili per le questioni relative al copyright del materiale uploadato da altri sul loro sito, fino a che non ne sia richiesta l&#8217;esplicita rimozione dai detentori del diritto d&#8217;autore. A mettere fine però a ogni problema sul copyright, anche in Italia, dovrebbe pensarci la tecnologia: You Tube, ha rivelato qualche tempo fa il Ceo di Google, Eric Schmidt, si doterà presto di un filtro (denominato Claim You Content) che bloccherà automaticamente i contenuti protetti da copyright immessi dagli utenti.<br />
<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Attualita%20ed%20Esteri/Attualita/2007/05/mediaset-youtube.shtml?uuid=2e9f293c-0d23-11dc-8093-00000e251029&#038;DocRulesView=Libero&#038;correlato">http://www.ilsole24ore.com</a></p>

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		<title>La tua azienda è in crisi?</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/03/11/la-tua-azienda-e-in-crisi/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:51:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[La Baldini &#038; Partners si occupa di risolvere i problemi delle aziende in crisi con il Fisco e/o Fornitori e particolarmente indebitate senza far ricorso a nuovi finanziamenti attraverso l’utilizzo di innovativi strumenti giuridici per: • Favorire la liquidazione aziendale, limitando al minimo il pagamento dei debiti, conservando il valore dell’impresa in ragione del miglior [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Baldini &#038; Partners si occupa di risolvere i problemi delle aziende in crisi con il Fisco  e/o Fornitori e particolarmente indebitate senza far ricorso a nuovi finanziamenti attraverso l’utilizzo di innovativi strumenti giuridici per:<br />
• Favorire la liquidazione aziendale, limitando al minimo il pagamento dei debiti, conservando il valore dell’impresa in ragione del miglior realizzo.<br />
• Segregare e proteggere le proprietà aziendali e personali dei soci<br />
• Limitare le possibilità di fallimento e le conseguenze penali<br />
• Favorire il trasferimento dell’azienda salvando le maestranze, il patrimonio aziendale e favorendo anche la liquidazione della vecchia azienda<br />
<span id="more-2444"></span><br />
I professionisti della Baldini &#038; Partners da anni hanno individuato l’istituto giuridico del Trust quale miglior strumento per la soluzione delle più svariate problematiche connesse alla protezione e trasferimento dei patrimoni mobiliari, immobiliari aziendali e utilizzabile anche nei casi di crisi finanziarie personali ed aziendali.</p>
<p>Inoltre, attraverso l’uso intelligente di altri strumenti giuridici tra i quali:</p>
<p>opposizione a:<br />
• avviso bonario di liquidazione<br />
• cartelle esattoriali<br />
• atti di pignoramento<br />
• atti di pignoramento<br />
• istanze di fallimento<br />
• atti di precetto</p>
<p>o tramite altri ancora quali<br />
• fondo patrimoniale<br />
• contratto ultranovennale<br />
• usufrutto</p>
<p>si può riuscire legalmente a<br />
• posticipare<br />
• diminuire o<br />
• annullare</p>
<p>i debiti con il Fisco e con i Fornitori.</p>
<p>visita il nostro sito <a href="http://www.baldiniandpartners.it/aziende-in-crisi/">http://www.baldiniandpartners.it</a></p>

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		<title>La Grecia paralizzata dallo sciopero</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 09:28:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ATENE Oggi in Grecia giornata di sciopero nazionale contro il piano di austerità varato dal governo e recentemente inasprito per garantire il risanamento dei dissestati conti pubblici. Lo sciopero, convocato dalle due maggiori confederazioni sindacali del paese, è il secondo in una settimana. Sono previste manifestazioni ad Atene e in tutte le maggiori città del [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>ATENE<br />
Oggi in Grecia giornata di sciopero nazionale contro il piano di austerità varato dal governo e recentemente inasprito per garantire il risanamento dei dissestati conti pubblici. Lo sciopero, convocato dalle due maggiori confederazioni sindacali del paese, è il secondo in una settimana. Sono previste manifestazioni ad Atene e in tutte le maggiori città del paese. Resteranno a casa statali, insegnanti, personale ospedaliero, controllori di volo, settori del privato e giornalisti mentre le rappresentanze di polizia, vigili del fuoco e guardia costiera contano di partecipare alle manifestazioni.<br />
<span id="more-2434"></span><br />
La scorsa settimana altre proteste avevano dato luogo a scontri tra frange di violenti e forze dell’ordine ad Atene. A difesa delle manovre di risanamento, invece, e contro gli scioperi si è oggi scagliato il presidente degli industriali ellenici. L’austerità è inevitabile e chi protesta vuole mandare la Grecia «a chiedere l’elemosina all’estero», ha attaccato Dimitris Daskalopulos, capo del Sev, l’equivalente greco di Confindustria. «Tra la bancarotta e le recessione, tra l’incudine e il martello &#8211; ha avvertito &#8211; non c’è altra scelta per sfuggire al baratro».</p>
<p>Nei giorni scorsi Atene ha annunciato misure supplementari che, facendo leva su tagli alla spesa pubblica e aumenti delle imposte, puntano a rimpinguare il bilancio di 4,8 miliardi di euro già da quest’anno. L’obiettivo è ridurre l’incidenza del deficit sul Pil di quattro punti, dall’esplosivo 12,7 per cento toccato nel 2009. I sindacati non ci stanno: «Cercano di far pagare ai lavoratori il prezzo di questa crisi», ha affermato il leader del Gsee, il principale sindacato del settore privato. Sul piede di guerra anche gli addetti della PA, con il sindacato Adedy, particolarmente toccati dall’inasprimento.<br />
<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201003articoli/53029girata.asp">http://www.lastampa.it/</a></p>

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		<title>Buoni pasto</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/02/04/buoni-pasto/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 17:12:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[buoni pasto]]></category>

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		<description><![CDATA[I buoni pasto Day sono esenti da oneri fino a 5,29 euro al giorno per persona, il costo è deducibile e l’IVA al 4% detraibile. E possono essere spesi in oltre 80.000 locali e supermercati: tutto potere d’acquisto in più per dipendenti e collaboratori, tante spese in meno per l’azienda. Vuoi risparmiare? Ogni giorno è [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>I buoni pasto Day sono esenti da oneri fino a 5,29 euro al giorno per persona, il costo è deducibile e l’IVA al 4% detraibile. E possono essere spesi in oltre 80.000 locali e supermercati: tutto potere d’acquisto in più per dipendenti e collaboratori, tante spese in meno per l’azienda.</p>
<p>Vuoi risparmiare? Ogni giorno è buono per cominciare. Anche oggi.</p>
<p>Contatta Day per ricevere una soluzione personalizzata: invia questo form oppure chiama il numero verde 800 834 009.</p>
<p>www.day.it</p>
<p>http://www.dayshop.it/yahoo_dayshop/</p>

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		<title>Governo: trasparenza su stipendi manager</title>
		<link>http://www.vitealternative.com/2010/01/27/governo-trasparenza-su-stipendi-manager/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 09:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>ROMA &#8211; Il Governo vara l&#8217;operazione &#8216;trasparenza totale&#8217; per passare ai raggi x i compensi dei manager delle società quotate. Dovranno essere comunicati pubblicamente non solo gli stipendi dei top manager, ma anche &#8220;la politica in materia di remunerazione&#8221;, ovvero il modo in cui si arriva a costruire lo stipendio annuo di un amministratore delegato o un presidente: in altre parole qual&#8217;é la parte fissa e quale variabile, come viene calcolata e a quali parametri viene indicizzata quella variabile (ad esempio le stock option), e se tali parametri sono a breve o lungo termine.<br />
<span id="more-2396"></span><br />
Non solo, cresce anche il peso dei soci nel processo decisionale: spetterà infatti all&#8217;assemblea degli azionisti l&#8217;ultima parola &#8220;nell&#8217;approvazione della politica di remunerazione&#8221;. Sono queste le principali novità contenute in un emendamento presentato dal Governo alla legge comunitaria, che andrà in discussione in Aula al Senato. Un emendamento che assegna al Governo stesso la delega per l&#8217;emanazione entro sei mesi di un decreto legislativo con il quale si recepiscono due diverse raccomandazioni della Commissione Ue, che a loro volta accolgono le indicazioni del Cesr (il comitato delle Autorità di Vigilanza dei 27 Paesi Ue, in cui la Consob italiana gioca un ruolo importante), per introdurle nell&#8217;ordinamento nazionale.</p>
<p>Già adesso il regolamento Consob prevede la pubblicazione di una relazione sulle remunerazioni dei top manager ed esiste un codice di autodisciplina in materia adottato praticamente da tutti i grandi gruppi nazionali. Con questo emendamento, oltre a diventare obbligatoria ai sensi di legge, la pubblicazione degli stipendi diventa però ancora più dettagliata. Innanzitutto scende fino al livello dei &#8220;dirigenti con responsabilità strategiche&#8221;, i cui compensi &#8220;a qualsiasi titolo e in qualsiasi forma&#8221; dovranno venire pubblicati nella relazione sulle remunerazioni, mentre finora venivano indicati a &#8220;livello aggregato&#8221;.</p>
<p>In secondo luogo, si chiedono maggiori dettagli e informazioni sul processo di formazione dei compensi, con l&#8217;indicazione ad esempio delle stock options assegnate ai dirigenti. Allo stesso tempo, cresce il ruolo degli azionisti delle società quotate. Se finora era il Cda a decidere la politica di remunerazione, mentre i soci erano chiamati ad approvare o meno i compensi finali, adesso il decreto dovrà &#8220;stabilire il coinvolgimento dell&#8217;assemblea dei soci nell&#8217;approvazione della politica di remunerazione&#8221;, come spiega l&#8217;emendamento stesso.</p>
<p>    Fonte:<a href="http://temporeale.libero.it/libero/fdg/3255890.html">temporeale.libero.it</a></p>

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		<title>Haiti&#8230; prove tecniche di un governo mondiale</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 10:29:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il recentissimo terremoto di Port-au-Prince ha dimostrato la mancanza di un coordinamento seppur minimo tra tutte le nazioni del mondo per intervenire e aiutare, nell&#8217;emergenza, il popolo haitiano.<br />
Ogni governo nazionale ha attivato un piano di aiuti in modo del tutto autonomo arrivando sul posto e decidendo di volta in volta il da farsi senza una strategia complessiva che consentisse di coprire e di assistere l&#8217;intera popolazione della capitale haitiana.<br />
<span id="more-2394"></span><br />
I reportage televisivi, e in particolare quello di Lucia Annunziata nella puntata speciale di &#8220;In mezz&#8217;ora&#8221; dedicata al più grave disastro umanitario degli ultimi anni, hanno mostrato chiaramente come intere zone di Port-au-Prince siano state escluse dagli aiuti e dall&#8217;assistenza.<br />
Guido Bertolaso, inviato sul posto dal Governo italiano per coordinare le operazioni di soccorso, e intervistato durante la trasmissione, ha affermato di essere rimasto sorpreso di non aver trovato nessun tipo di coordinamento e che tale ruolo avrebbe dovuto essere assunto dalle Nazioni Unite. Per questo motivo propone di fare &#8220;un vertice internazionale, a livello dell&#8217;Onu, per stabilire come gestire questo tipo di emergenze nel mondo&#8221;.  Lo stesso responsabile statunitense degli aiuti umanitari ad Haiti ha ammesso la poca efficacia dell&#8217;intervento Usa davanti all&#8217;immane tragedia.<br />
Partendo da queste considerazioni sarebbe auspicabile che l&#8217;esperienza negativa del post-terremoto haitiano porti i governi dei paesi più ricchi, a cominciare dai membri del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu, a prendere le necessarie e conseguenti decisioni.<br />
Ovvero decidere di delegare una parte della propria sovranità a un governo democratico mondiale sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu, responsabile di fronte all&#8217;Assemblea generale, in quei settori o ambiti nei quali gli stati nazionali divisi hanno dimostrato di non essere in grado di dare risposte efficaci. L&#8217;ultima dimostrazione, in ordine di tempo, di tale inefficacia l&#8217;abbiamo avuta al vertice di Copenhagen sul clima dove dopo due settimane di incontri e confronti i leader di oltre cento paesi non sono riusciti a trovare un accordo minimamente soddisfacente per ridurre le emissioni di CO2 causa prima del riscaldamento del pianeta.<br />
La domanda che si pone a coloro che hanno un ruolo di leadership nei partiti politici, a coloro che governano gli stati nazionali e agli intellettuali che riflettono sul futuro del mondo è la seguente:<br />
&#8220;A quante altre disgrazie dovremo assistere, ed anche subire, prima di ammettere l&#8217;inutilità della divisione politica del mondo in stati nazionali, solo formalmente, sovrani e di lavorare per superare tali divisioni a favore di integrazioni federali a livello regionale e a livello planetario ?&#8221;<br />
Fonte:<a href="http://www.peacelink.it/editoriale/a/31090.html">http://www.peacelink.it</a><br />
Un consiglio dallo staff :&#8221;ATTIVATE GOOGLE ALERT CON LE PAROLE CHIAVE TERREMOTO E SISMA&#8221;</p>

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		<title>CLIMA: UE MANTIENE A ONU OFFERTA &#8216;CONDIZIONATA&#8217; PER -30% CO2</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 10:05:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[ansa]]></category>
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		<category><![CDATA[clima]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> (ANSA) &#8211; BRUXELLES &#8211; L&#8217;Unione europea manterra&#8217; il carattere &#8221;condizionato&#8221; della proposta di portare al 30% l&#8217;obiettivo di riduzione di gas ad effetto serra entro il 2020 rispetto al 1990, nella sua lettera di impegni da inviare all&#8217;Onu entro il 31 gennaio, come previsto nelle conclusioni della conferenza sul clima di Copenaghen. Il testo della lettera che sara&#8217; inviato al negoziatore Onu sul clima, Yvo de Boer, e&#8217; ora all&#8217;esame degli stati membri. Nella bozza concordata nel comitato dei rappresentanti dei 27 a Bruxelles, la Ue ribadisce l&#8217;obiettivo vincolante assunto per una riduzione del 20% di Co2 entro il 2020, rispetto al 1990, e conferma di essere pronta a portare questo target al 30% se &#8221;altri paesi sviluppati si impegneranno per riduzioni analoghe e i paesi in via di sviluppo contribuiranno in modo adeguato&#8221;.<br />
<span id="more-2381"></span><br />
La lettera dovra&#8217; arrivare all&#8217;Onu entro la fine del mese, insieme a quella degli altri paesi che si sono impegnati a Copenaghen a mettere nero su bianco gli impegni &#8221;volontari e non vincolanti&#8221; di riduzione dei gas ad effetto serra. Dentro la Ue, un gruppo di paesi (Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Svezia) spinge per muovere rapidamente verso un impegno del 30%, ma un altro gruppo (tra cui l&#8217;Italia e la Polonia) ritengono che in questo momento l&#8217;Unione europea deve restare impegnata sul 20%.</p>
<p>La nuova commissaria Ue sul clima, la danese Connie Hedegaard, durante la sua audizione davanti al parlamento europeo, ha ribadito di essere &#8221;personalmente favorevole a portare al 30% il nostro obiettivo&#8221;, ma ha sottolineato che &#8221;dal punto di vista tattico e&#8217; opportuno procedere con cautela e mantenere questo aumento condizionato&#8221;. &#8221;Credo che se manteniamo un approccio condizionato, avremo piu&#8217; possibilita&#8217; di ottenere qualcosa di piu&#8217; dai nostri partner&#8221;, ha motivato la Hedegaard. (ANSA).</p>
<p>http://www.ansa.it</p>
<p>22/01/2010 15:36 </p>

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