Tempeste solari
Posted on | August 6, 2009 | No Comments
Ecco QUI i dati NOAA aggiornati
Il fisico solare dell’anno under 35 è italiano: Alessandro Bemporad
Luca De Nardo – 100scienze – www.100scienze.it • 25/07/2009 • Categorie: Spazio
Il fisico solare dell’anno under 35 è italiano: Alessandro Bemporad E’ proprio lui!
Il fisico solare dell’anno under 35 è Alessandro Bemporad, classe 1976, astronomo dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Torino.
La Joint Organisation for Solar Observations (JOSO) lo ha appena dichiarato vincitore dell’omonimo premio, un prestigioso riconoscimento internazionale assegnato ogni due anni al miglior articolo di fisica solare pubblicato da un giovane ricercatore.
Il premio?
Appena 800 €, che indica come nel campo della ricerca i soldi siano veramente pochi.
Tempesta solare
Ma tralasciando l’aspetto economico che però non ha consentito ad Alessandro di recarsi in Cina per assistere all’eclissi solare dei giorni scorsi, il riconoscimento è tra i più importanti e riconosciuti a livello internazionale.
La motivazione di questo premio è un articolo scritto nel campo della spettroscopia dei plasmi della corona solare.
Le eclissi di Sole sono l’unica occasione che abbiamo per vedere e studiare la corona solare nella luce visibile direttamente da Terra. Fortunatamente, però, ci sono anche i satelliti.
Nell’articolo che gli ha avvalso il premio, Alessandro Bemporad ha utilizzato i dati raccolti dal telescopio spaziale SOHO, messo in orbita il 2 dicembre 1995: una sonda, della NASA e dell’ESA, che ha fatto la storia della fisica solare.
Ed è proprio analizzando le osservazioni nell’estremo ultravioletto raccolte dallo strumento UVCS (Ultraviolet Coronagraph Spectrometer) a bordo di SOHO che Alessandro Bemporad s’è imbattuto in una super tempesta solare: come quelle che, quando investono il nostro pianeta, oltre a provocare le aurore polari possono mandare in tilt le telecomunicazioni e causare black-out.
Immagine tratta dall’articolo premiato di Bemporad. Evidenzia come all’interno dello “strato di corrente”, la struttura “macroscopica” (spessore di circa 10 mila kilometri), esistano una moltitudine di piccole strutture (non osservabili con le attuali risoluzioni) con dimensioni scala molto minori (dai 10 ai 10000 metri). È all’interno di quest’ultime che avviene la conversione dell’energia magnetica in energia cinetica e termica del plasma, ossia l’accelerazione e riscaldamento del plasma, attraverso la cosiddetta “riconnessione magnetica”. La parte destra di questa figura rappresenta appunto uno “zoom” immaginario della zona coronale evidenziata da un quadrato rosso nell’immagine di sinistra, zoom all’interno del quale si possono distinguere le zone di riconnessione magnetica a piccola scala.
Alcune ore dopo la tempesta magnetica dell’articolo di Bemporad, avvenuta nel 2002, la corona solare raggiunse la temperatura record di più di 6 milioni di gradi.
Un problema con la P maiuscola – commenta Bemporad – per noi fisici solari, è capire perché, allontanandosi dalla superficie del Sole la temperatura, invece di diminuire, aumenti fino a raggiungere il picco a circa 200mila chilometri dalla superficie. Ma, anche in quel punto della corona, raramente si arriva a 2 milioni di gradi.
Sei milioni di gradi sono davvero troppi per poter essere descritti dalle teorie correnti.
Il modello alternativo proposto da Bemporad, che ha stregato la giuria del premio JOSO, ipotizza che il fenomeno fisico alla base di simili eventi, detto “riconnessione magnetica”, responsabile del riscaldamento del plasma, non avvenga in un solo punto della corona, ma sia distribuito su una miriade di strutture talmente piccole da non poter essere distinte dagli strumenti attuali, generando turbolenza.
Così si spiegherebbe anche lo spessore stranamente elevato della zona di riscaldamento (nell’ordine di 10mila chilometri) rispetto ai pochi metri previsti dalle attuali teorie.
Link: Inaf, Professione Astronoma, Alessandro Bemporad Sito personale
Fonte:www.100blog.it
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