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La Moneta Elettronica e il Mercato Telematico su Internet

Posted on | May 24, 2009 | No Comments

Questo potrebbe essere il titolo orientativo del libro.

L’opera esamina il recente sviluppo di protocolli di pagamento su Internet per affrontare i problemi che tali sistemi comportano e le opportunità che offrono o potrebbero offrire. Sebbene si parli specificamente dell’Internet, le considerazioni che è possibile trarre restano valide per qualsiasi rete telematica pubblica che sia accessibile da chiunque e sia “generica”, ossia predisposta a trasmettere informazioni di qualsiasi tipo.

I sistemi di pagamento su Internet nascono con lo scopo di rendere possibile la conclusione di transazioni sicure tramite questa rete, inizialmente progettata per fini accademici e, quindi, con scarsa attenzione alla sicurezza.

Oggi, con lo sviluppo delle tecnologie multimediali, un gran numero di famiglie e imprese hanno iniziato ad utilizzare l’Internet, che è divenuta un potenziale mercato in cui acquistare informazioni e prodotti, tuttavia ancora bloccato dall’impossibilità di concludere transazioni sicure.

Al fine di porre rimedio al suddetto problema, la maggior parte dei sistemi di pagamento sviluppati o in fase di sviluppo si basa sull’uso della crittografia a chiave pubblica, che consente di creare documenti e titoli di credito digitali, autenticati e firmati crittograficamente.

Si fa quindi riferimento ai sistemi di pagamento, sviluppati secondo tre approcci diversi. Alcuni sistemi di pagamento si appoggiano sull’infrastruttura di gestione delle transazioni tramite carta di credito, cercando di integrarla con l’Internet. Altri si appoggiano sul sistema bancario e mirano a rendere possibile l’emissione di “assegni digitali”. Il terzo, e più innovativo approccio, riguarda l’emissione di moneta elettronica.

Una moneta elettronica è un titolo di credito digitale, firmato da una banca o da un’istituzione non bancaria, che contiene la promessa di pagare, a vista e al portatore, il valore nominale della moneta. Essendo digitale, e quindi immateriale, la moneta elettronica può essere trasmessa tramite qualsiasi rete telematica.

Gli strumenti e i protocolli di pagamento proposti stanno crescendo in numero e in complessità di mese in mese. E’ probabile che non vi sarà un solo strumento di pagamento telematico, ma una moltitudine di essi, proprio come nel sistema dei pagamenti attuale. Del resto, le esigenze da soddisfare sono numerose e ciascuno strumento si presta a coprire una determinata nicchia del mercato dei pagamenti. Il loro iniziale sviluppo dipenderà inizialmente dal decollo delle attività commerciali su Internet, e dai bisogni che ne deriveranno. In un secondo tempo la convenienza e la loro funzionalità potrebbero stimolarne l’uso anche al di là del commercio su rete.

I sistemi di pagamento su Internet sono, infatti, in concorrenza con quelli tradizionali. Se, come sembra, il loro costo di gestione sarà inferiore (sia in quanto sono totalmente automatizzati, sia in quanto si appoggiano sull’infrastruttura telematica esistente, evitando i notevoli investimenti di sviluppo dell’hardware), una parte crescente dei pagamenti effettuati tramite strumenti tradizionali potrebbe essere effettuata tramite essi. Tale mutamento riguarderebbe dapprima le imprese, che sono più attente ai costi e ai tempi di conclusione di una transazione, e successivamente anche le famiglie. In generale ciò comporterebbe un’accresciuta efficienza del sistema dei pagamenti ed una maggiore facilità di spostare capitali da un Paese all’altro, con un conseguente aumento della concorrenza fra intermediari finanziari, che sarebbero spinti a concorrere su scala mondiale.

La maggiore efficienza dei sistemi di pagamento descritti verrebbe potenziata anche da una maggiore concorrenza fra fornitori di servizi di pagamento: mentre un sistema dei pagamenti tradizionale pone il problema dell’equilibrio fra cooperazione e competizione, i sistemi di pagamento su Internet, o su qualsiasi rete telematica generica e pubblica, consentono a ciascun operatore di sviluppare un proprio sistema specifico, senza incorrere nei costi fissi di creazione dell’infrastruttura telematica, che esiste già.

Tuttavia, se il sistema dei pagamenti nazionale è probabilmente adeguato a gestire i nuovi strumenti, non si può dire lo stesso di quello internazionale. E tuttavia, ciò contrasta con la natura sovranazionale dell’Intrernet.

Il problema è particolarmente grave per quanto riguarda la moneta elettronica che, per definizione, dovrebbe essere esente da rischi di credito, che attualmente sono, al contrario, tutt’altro che assenti. Il problema della gestione di tali rischi sarebbe, inoltre, amplificato dalla rapidità con cui i pagamenti in moneta elettronica dovrebbero venire accettati, rapidità che renderebbe impossibile raccogliere le necessarie informazioni riguardo la stabilità della banca emittente.

In un contesto in cui la sicurezza tecnica e finanziaria è essenziale, in assenza di una regolamentazione della materia, è probabile che alcune grandi banche internazionali inizino ad emettere moneta elettronica, utilizzando la propria rete di filiali per gestire il regolamento dei pagamenti, dando luogo a possibili conflitti d’interesse, ed indebolendo il controllo monetario delle Banche centrali.

Per quanto riguarda le conseguenze di lungo periodo degli sviluppi in atto, si possono solo fare delle ipotesi, basandosi su quella che si ritiene la più probabile evoluzione degli strumenti di pagamento digitali. Si è ipotizzato un sistema economico in cui l’uso della telematica sia prevalente, e in cui sia fattibile creare titoli di credito digitali, che possono circolare tramite le reti telematiche, e che possono rappresentare una serie di diritti. Essendo trasmissibili in modo rapido ed economico, tali certificati, che possono incorporare la proprietà di moneta, titoli o qualsiasi altro bene, sono un mezzo di scambio ideale.

Se si ipotizza che anche la Banca centrale decida di sostituire al circolante cartaceo una forma di circolante elettronico tecnicamente sicuro, non avrebbe senso detenere conti correnti bancari come noi li concepiamo oggi. Infatti, il circolante elettronico consentirebbe di effettuare pagamenti direttamente, senza ricorrere alle banche. Verrebbe meno il movente transattivo e di sicurezza nella detenzione dei depositi, e si accentuerebbe quello speculativo. Si potrebbe assistere a una securitization degli stessi depositi, con una crescita della domanda a scopo speculativo e una riduzione della domanda a scopo transazionale.

In un contesto in cui la securitization del debito fosse molto accentuata, ed in cui i depositi fossero detenuti prevalentemente per motivi speculativi, le banche dovrebbero garantire un rendimento pari a quello delle attività alternative, e sarebbero, quindi, simili agli attuali fondi comuni d’investimento. Se queste banche-fondo emettessero anch’esse passività sotto forma di certificati digitali, verrebbero ad esistere dei mezzi di scambio, emessi da privati, in concorrenza con la moneta. Tali mezzi di scambio, contrariamente alla moneta, potrebbero non avere un valore nominale fisso, e garantirebbero un tasso di rendimento legato all’attività sottostante. Si potrebbe sviluppare un sistema in cui la moneta nazionale è solo uno dei vari mezzi di scambio.

In una tale situazione, il sistema monetario, basato sull’interazione fra Banca centrale e il sistema bancario, e gli stessi concetti di domanda e offerta di moneta risulterebbero profondamente mutati.

Con un semplice modello illustrato nel’opera si mostra come, sotto talune ipotesi, un aumento dell’offerta di moneta percepito come inflazionistico dagli operatori potrebbe essere controbilanciato da una riduzione del valore dei mezzi di scambio privati, che ridurrebbe l’offerta di moneta.

Passando alle conseguenze di economia aperta, la telematica e la possibilità di effettuare acquisti nel “cyberspazio”, che è ovunque e in nessun luogo, accrescerebbe la sostituibilità monetaria sul lato della domanda.

In un tale contesto, diminuirebbe il controllo sulla moneta da parte della banca Centrale, sia in un contesto di cambi fissi che flessibili. Tale tendenza potrebbe però essere controbilanciata dai mezzi di scambio privati, che potrebbero costituire, in un’economia aperta con elevata sostituibilità monetaria, uno stabilizzatore automatico del tasso di cambio. Sostanzialmente, se gli operatori si aspettano che in un Paese il tasso d’inflazione sia superiore a quello degli altri, essi si attendono che i mezzi di scambio privati di quel Paese perdano di valore. Tale perdita di valore ridurrebbe l’offerta di moneta, e ciò costituirebbe un freno al deprezzamento della valuta del Paese divergente.

Trattandosi di sviluppi di lungo periodo, e gli stessi concetti di domanda e offerta di moneta, appare prematuro affrontare con maggiore profondità il funzionamento di una tale economia, anche perché oggi non si dispone dei necessari dati empirici per poter valutare la validità delle conclusioni tratte, e quindi una qualsiasi analisi rischierebbe di essere arbitraria.

Fonte:geocities.com

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