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Il rischio chimico-industriale ed ecologico

Posted on | April 12, 2009 | No Comments

di Alessandro Annovi

Le moderne società si sviluppano in un ambiente fisico soggetto a mutamenti prodotti sia da processi naturali che dall’uomo.
Alcuni di questi processi sono indipendenti dalle attività umane (terremoti, eruzioni vulcaniche, ecc.), altri hanno un’origine sia naturale che umana (alluvioni, frane), mentre altri dipendono strettamente dall’azione dell’uomo.
Fra questi ultimi vi sono i processi industriali, che se da una parte migliorano la qualità della vita, dall’altra provocano rischi più o meno gravi per la salute e per l’ambiente.

La definizione di rischio

Per rischio chimico-industriale ed ecologico si intende la probabilità che un incidente in uno stabilimento industriale o lungo una via di comunicazione provochino effetti tossicologici o energetici sulle persone e danni all’ambiente.

Questi effetti si possono manifestare in modi diversi:

* lesioni, ustioni e causticazioni per l’uomo nel caso di inalazione, ingestione o assorbimento per via cutanea di sostanze tossiche;
* crolli o danneggiamenti a causa del rilascio di grandi quantità di energia nel caso di esplosioni o incendi;
* contaminazioni tossiche nel caso di sversamenti di sostanze inquinanti per l’ambiente.

Questi fenomeni sono sempre dovuti a cause incidentali, spesso imputabili alla disattenzione o all’inesperienza degli addetti e più raramente a guasti tecnologici o errori di processo.
Nell’ultimo decennio é decisamente aumentata l’attenzione verso i rischi sanitari e ambientali, più prevedibili di quelli naturali. Tuttavia il mondo industriale non potrà mai essere totalmente sicuro e di conseguenza non esistono attività umane prive di rischio.
L’entità del rischio è variabile, in quanto delle migliaia di industrie presenti sul territorio solo poche sono considerate altamente pericolose, cioè in grado di provocare danni gravi in caso d’incidente.

Come termine di paragone per definire il massimo rischio atteso per gravità ed estensione, viene preso un potenziale incidente paragonabile a quello avvenuto presso l’ICMESA di Seveso nel luglio del 1976, quando si verificò un grave rilascio di diossina.
Le conseguenze di quell’incidente indussero gli stati europei a predisporre la regolamentazione delle attività industriali più pericolose, cioè quelle che possono provocare incidenti con conseguenze simili a quello riscontrate in quell’occasione, definite attività a rischio d’incidente rilevante.

Le industrie a rischio d’incidente rilevante

Le industrie a rischio d’incidente rilevante sono quelle in cui sono presenti determinate sostanze pericolose per l’organismo umano (sostanze tossiche) che possono essere rilasciate all’esterno dello stabilimento o che possono liberare grandi quantità di energia termica (sostanze infiammabili) o energia dinamica (sostanze esplosive).

Gli incidenti rilevanti si possono quindi definire come eventi che comportano l’emissione incontrollata di materia e/o energia all’esterno dei sistemi di contenimento tale da dar luogo ad un pericolo grave, immediato o differito per la salute umana e per l’ambiente, all’interno o all’esterno dello stabilimento.
Il miglioramento degli standard di sicurezza e la messa a punto di sistemi di prevenzione e protezione previsti nelle normative per le industrie a rischio d’incidente rilevante hanno lo scopo di ridurre il rischio agendo sia sulla probabilità che accadano incidenti, sia sulla mitigazione delle loro conseguenze.

I piani di emergenza

Poiché il rischio non può comunque mai essere azzerato, ai dispositivi tecnologici atti ad aumentare la sicurezza si associa un sistema di prevenzione per la popolazione residente nelle zone prossime agli stabilimenti e quindi più a rischio, costituito da un piano di emergenza interno ed uno esterno.

Quello interno viene messo in atto dal personale dell’Azienda in caso d’incidente e quello esterno dalla Prefettura nel caso che, nonostante l’attuazione del piano interno, le conseguenze dell’incidente si manifestino all’esterno dello stabilimento.
Il piano di emergenza esterna individua, in base ai dati forniti dal gestore dello stabilimento, le zone a rischio circostanti rappresentate da tre aree circolari denominate di danno, di sicuro impatto e di attenzione.
Prevede inoltre, per ognuna delle tre zone, l’organizzazione dei soccorsi ed i comportamenti da seguire.
SCENARIO COMPORTAMENTO DA SEGUIRE
ZONA DI SICURO IMPATTO ZONA DI DANNO ZONA DI ATTENZIONE

Incendio
con rilascio istantaneo di sostanze infiammabili, formazione di sfera di fuoco, nube e sua combustione, oppure con radiazioni stazio-narie quali incendi in pozza o a getto Rifugiarsi al chiuso o in posizione schermata da radiazioni termiche Rifugiarsi al chiuso o in posizione schermata da radiazioni termiche Nessuna particolare azione protettiva
Rilascio di sostanze tossiche Se di breve durata rifugiarsi al chiuso
Se di lunga durata evacuare allontanandosi dal punto di rilascio Rifugiarsi al chiuso o in posizione schermata da radiazioni termiche Rifugiarsi al chiuso

La familiarizzazione con questi comportamenti e la conoscenza della fonte di pericolo può contenere l’effetto panico in caso d’allarme migliorando l’azione di soccorso e l’efficacia del piano.

Gli incidenti nel trasporto di sostanze pericolose

Anche nel caso di emissioni o sversamenti durante il trasporto di sostanze pericolose si possono avere delle conseguenze simili a quelle previste per gli incidenti che avvengono negli impianti industriali.
La prevenzione può però essere affidata esclusivamente ai dispositivi di protezione del carico in quanto non é possibile predisporre un piano di emergenza per la popolazione potenzialmente esposta trattandosi di mezzi mobili.

Il rischio ecologico

Quando sostanze pericolose o tossiche possono inquinare l’ambiente nei suoi più diversi aspetti (aria, acqua, suolo) si parla di rischio ecologico.
Per questo tipo di rischio non é prevista una pianificazione d’emergenza; tuttavia, anche se le azioni d’intervento riguardano essenzialmente la bonifica dei siti inquinati, un piano di emergenza è necessario per mettere in atto azioni sulle cause del rilascio e di contenimento della diffusione e dispersione dell’inquinante nell’ambiente.

Fonte:comune di modena

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