Pubblicato oggi le analisi elaborate dall’Unione Petrolifera fino all’anno 2020: in crescita la domanda complessiva di energia primaria dal 2010. Maggiore l’incidenza del gas naturale e delle energie rinnovabili, ma l’Italia rimane lontana dagli obiettivi di Kyoto

L’Unione Petrolifera (UP) rende oggi note le “Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana” per il periodo 2009- 2020, un quadro d’analisi dettagliato che passa anche attraverso il setaccio della crisi economica. Un’influenza che si fa sentire da subito a livello della domanda di energia primaria che dai 187,8 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep) del 2008, secondo UP, scenderà “a 182,6 nel 2010, per poi recuperare, grazie alla ripresa del ciclo economico espansivo, giungendo a 191,2 nel 2015 e a 195,3 nel 2020”. Stabile sui 338 TWh la richiesta elettrica fino al 2010, per poi riprendere a salire raggiungendo i 409 nel 2020.

In merito all’incidenza delle singole fonti primarie sul totale del consumo energetico, l’Up prevede modificarsi sensibilmente l’attuale relazione, con un ridimensionamento del peso del petrolio a favore del gas naturale, che nel 2014 supererà il greggio e delle energie rinnovabili, ma solo a partire dal 2014-2015 per toccare nel 2020 una produzione di 92000 GWh. Niente da fare per l’energia nucleare, afferma l’UP che non fornirà alcun contributo al fabbisogno energetico italiano da qui al 2020, mentre rimane costante il ruolo del carbone.

Ridimensionata la diffusione di vetture ibride ed con fuel cell ad idrogeno “soprattutto per motivi di costi ancora elevati delle stesse, che ne impediscono la diffusione su scala più ampia”, la cui crescita seppur limitata permetterà al parco alimentato a benzina di scendere dai 19,1 milioni di unità del 2008 fino 15,3 milioni circa del 2020.

“La forte contrazione dei consumi energetici nel breve termine, – continua il rapporto – dovuta all’attuale frenata economica ha come riflesso positivo la diminuzione delle emissioni di CO2”. Un calo transitorio, che non manterrà a lungo il livello di flessione. La progressiva sostituzione del petrolio con il gas naturale, un sensibile ulteriore miglioramento dell’efficienza e delle rinnovabili insieme alla realizzazione di impianti per la cattura e lo stoccaggio della CO2, porteranno nel 2020 ad calo del 5% rispetto al 2005, valore purtroppo ancora superiore del 9% rispetto a quelle del 1990.
Fonte:Repubblica

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