Di Claudia Benatti
I fagioli? C’è chi crede che esistano soltanto borlotti e cannellini; in realtà invece si parte da un minimo di cinquanta varietà. E le mele? Al supermercato se ne trovano di 2 o 3 tipi, ma le varietà esistenti sono circa un migliaio. Purtroppo però, a causa della massificazione dei gusti e delle scelte di mercato, le varietà di frutta, ortaggi e cereali che fanno parte della nostra tradizione rischiano di dirigersi a passo svelto verso l’estinzione. Cioè, accade che nessuno le coltivi più, nessuno ne conservi più i semi e che quindi scompaiano.

Non tutto però è perduto. Anzi, da due o tre anni a questa parte si sta assistendo ad una rapida diffusione di una sensibilità nuova, che si traduce nel tentativo concreto di raccogliere, inventariare, conservare, moltiplicare semi di varietà che si credevano perdute o che erano semplicemente state dimenticate. Civiltà Contadina Oggi questa azione di tutela e salvaguardia delle biodiversità per alcuni è diventata la professione e la passione principale e in Italia si va organizzando una vera e propria rete di quelli che vengono oggi chiamati seed savers’ cioè salvatori di semi. In prima fila a battersi contro questa sorta di “genocidio” agricolo vi è l’associazione Civiltà Contadina, che ha già dato vita ad importanti progetti come la “Compagnia della frutta antica”, i contadini custodi dei semi antichi o caratteristici di determinate zone e una rete di orti biologici didattici aperti alle scuole. L’associazione riunisce oggi circa seicento soci in tutto il Paese e ha come scopo quello di rintracciare e garantire la conservazione di un numero enorme di semi tradizionali, perché tale è il patrimonio che l’Italia nasconde tra le “pieghe geografiche” del suo territorio. Da riconoscere, poi, ad alcune regioni il merito di avere attivato progetti di raccolta e classificazione dei propri beni agricoli; prime fra tutte la Toscana, che ha già al proprio attivo alcune pubblicazioni e l’istituzione di una banca dati regionale sostenuta da una rete di coltivatori custodi che riproducono le sementi. Toscana in prima fila L’Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione nel settore agricolo-forestale) ha infatti dato vita ad una vera e propria “banca dei geni” chiamata “Banca del germoplasma regionale”: si raccolgono le sementi delle varietà tipiche locali, si puliscono, si essicano, si confezionano sotto vuoto e si conservano ad una temperatura ideale, dopo avere registrato e archiviato i dati relativi ai campioni. La Banca effettua poi periodiche prove di germinazione e programma la riproduzione. Attualmente conserva 452 specie erbacee, cerealicole, foraggere e in prevalenza ortive. L’Arsia ha anche organizzato un registro dei coltivatori custodi, che sono preposti alla moltiplicazione e conservazione dei semi in situ cioè ciascuno sui propri terreni. Iniziativa analoga è quella dell’Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio) che ha recentemente istituito il Registro Volontario Regionale pubblicando un catalogo delle “Risorse genetiche autoctone a rischio erosione”. Gli agricoltori interessati ala coltivazione e all’allevamento delle risorse genetiche tutelate saranno iscritti alla Rete di Conservazione e Sicurezza gestita da Arsial che promette un adeguato supporto tecnico ed organizzativo. Una rete di salvatori “Stiamo conoscendo una fase di grande vivacità e interesse per le biodiversità e le iniziative sul territorio si moltiplicano – spiega Alberto Olivucci, ideatore e promotore di Civiltà Contadina – La nostra associazione ha peraltro attivato una rete di contadini e appassionati costantemente in contatto fra di loro e incoraggiamo la costituzione di gruppi locali in grado di divenire custodi delle varietà caratteristiche di una zona, magari anche solo di una provincia o di una vallata. Abbiamo anche pubblicato un manuale di consigli per i seed savers che è stato presentato al convegno nazionale tenutosi lo scorso febbraio. Insomma, siamo tutti chiamati a contribuire affinché non si perda questo patrimonio ricchissimo di biodiversità. Si pensi che nella zona dove io risiedo, la Val Marecchia, solo nel 2004 siamo stati in grado di recuperare qualcosa come oltre venti varietà di semi caratteristici e tradizionali. Si va dal fagiolo che fa i baccelli blu alla pesca rossa di Valbona, coltivata in soli quaranta ettari di terreno. Abbiamo poi recuperato diverse varietà di mais e due varietà di leguminose da foraggio ormai dimenticate, la Cervina e il Lupino selvatico. Erano utilizzati tempo addietro per gli animali da lavoro; grazie alla loro proprietà leggermente eccitante, avevano l’effetto di aumentare le energie degli animali se aggiunte in piccole quantità al foraggio. Poi abbiamo ancora ritrovato e conservato i semi della salvia moscatella che decenni fa nel faentino era utilizzata per produrre il vino moscato, oppure ancora il banale sorgo da scopetta, che alcuni contadini della zona avevano ricevuto in eredità dai loro genitori”. Cetrioli gialli e fagioli blu Civiltà Contadina, oltre all’attivazione delle rete dei seed savers, ha anche fatto partire progetti per la conservazione e la riproduzione di animali da cortile ormai in via di estinzione e per la diffusione degli orti biologici scolastici. Quest’ultima iniziativa ha avuto un ottimo successo; lo scorso anno numerosi alunni di scuole medie ed elementari si sono trasformati in ricercatori e custodi di sementi caratteristiche dei loro territori, hanno coltivato le piantine e hanno cucinato e assaggiato i prodotti dei loro sforzi. La biodiversità diventa quindi per questi piccoli “contadini in erba” il momento preferito dell’apprendimento, visitano le fattorie dei coltivatori che aderiscono all’associazione, ricevono i semi e collaborano alla raccolta. Per aderire a questi progetti è sufficiente contattare Civiltà Contadina. “Abbiamo salvato dall’estinzione l’antica pesca della Vallassina, la varietà Scaiola del mais e un ortaggio particolare, il cui nome latino è Ciclantera pedata, in sostanza una sorta di cetriolo lungo 5 centimetri di colore giallo che i nostri anziani conservavano sottaceto. E queste sono solo alcune delle specie rintracciate, salvate e riprodotte”: ad illustrare con grande entusiasmo l’attività del gruppo che conduce è Teodoro Margarita, che da qualche anno tira le fila dei “conservatori di semi” nell’alta Lombardia. “Con la perdita di questo patrimonio di biodiversità – continua Margarita – si perde anche la ricchezza di un linguaggio che utilizzava tanti nomi diversi per ciascun seme o specie, adattandoli alle tradizioni e alla storia delle singole località dove le piante venivano coltivate. Insomma si perde una fetta della nostra storia e della nostra identità culturale. Per questo sollecitiamo e cerchiamo di sensibilizzare anche i consigli comunali affinché si impegnino in questa direzione e prendano posizione contro la coltivazione delle sementi geneticamente modificate”. Un consorzio per i vecchi semi Il coordinamento dell’Alta Vallassina lo scorso anno ha anche organizzato un corso sulla riproduzione dei semi, al quale hanno preso parte decine di appassionati, esperienza che verrà presto ripetuta. Nel’Alta Lombardia si organizzano anche appuntamenti imperdibili per chi voglia approfondire questo affascinante impegno.
Fonte:BioBenessere

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