Ora introduciamo il lavoro di David Hudson, che nei tardi anni ’70 scopre una sostanza che finirà per trasformare i microcluster in una miniera d’oro nelle sue mani. Hudson spende parecchi milioni di dollari per analizzare e testare in diversi modi queste sostanze misteriose, così che nel 1989 giungerà a brevettare la sua scoperta dei microcluster chiamandoli “ORME” (Orbitally Rearranged Monatomic Elements = Elementi Monoatomici dalle Orbite Modificate). [Nelle discussioni il nome viene comunemente cambiato in elementi “Ormus” o “M-state” per non interferire con il copywright di Hudson]. Hudson mostra un’ampia conoscenza della fisica dei microcluster nelle sue letture pubblicate dai primi anni ’90, ma le sue scoperte sono più controverse di quelle trovate nel testo di Sugano & C. o di quelle di altre pubblicazioni ufficiali. Il brevetto di Hudson si concentra sulle strutture dei microcluster da lui trovate nei seguenti metalli preziosi. (A questo punto dobbiamo notare che Sugano e Koizumi hanno stabilito che sono stati trovati microcluster anche in elementi non metallici).

Secondo Hudson nell’acqua di mare si trova una varietà sconfinata di tutti i metalli che formano microcluster sopra menzionati. In maniera ancor più sorprendente, Hudson afferma che questi elementi potrebbero essere presenti sulla Terra allo stato di microcluster in quantità di più di 10.000 volte superiore che non nella loro comune forma metallica. La ricerca di Hudson dimostra che questi microcluster di metalli si trovano in molti sistemi biologici diversi, comprese molte varietà di vegetali, e che essi possono arrivare a costituire fino al 5% in peso di materia cerebrale di un vitello. Inoltre, tali microcluster agiscono come superconduttori a temperatura ambiente, possiedono qualità superfluide e levitano in presenza di campi magnetici, dal momento che nessuna forza magnetica è in grado di penetrare attraverso i loro gusci esterni. Tali qualità fisiche combaciano con le descrizioni di vari materiali tratti da tradizioni alchemiche in Cina, India, Persia ed Europa. Varie persone si sono offerte volontarie per ingerire microcluster d’oro o “oro monoatomico”, ed hanno raccontato di aver sperimentato gli stessi effetti psichici, come le trasformazioni kundaliniche, riportate nelle scritture Vediche dell’antica India.

Ancor più controverse sono le scoperte brevettate da Hudson riguardanti il riscaldamento di microcluster di iridio. Non appena il materiale viene riscaldato, si osserva un incremento del suo peso del 300% e oltre. C’è di più: non appena un microcluster di iridio viene riscaldato fino a 850° Celsius il materiale scompare fisicamente alla vista e perde tutto il suo peso. Comunque, quando la temperatura viene nuovamente ridotta, il microcluster di iridio riappare e riguadagna gran parte del suo peso originale. Nel suo brevetto, Hudson ha una tabella generata da analisi termo-gravimetriche che illustrano l’evolversi di questo comportamento.

L’idea di un materiale che aumenta di peso, poi spontaneamente perde peso e scompare completamente alla vista non è più così fuori luogo se combiniamo le scoperte di Kozyrev con le modifiche di Ginzburg alle equazioni convenzionali della relatività e le scoperte di Mishin e Aspden sulle densità multiple dell’etere. Nel primo capitolo, Kozyrev ha mostrato come il riscaldamento o il raffreddamento di un oggetto possa influire sul suo peso in modi sottili ma misurabili. Abbiamo anche visto che questi incrementi e decrementi avvengono in improvvise esplosioni “quantiche”, non in modo lento e progressivo. Il prof. Vladimir Ginzburg suggerisce che la massa di un oggetto si converta in campo puro non appena si approssima alla velocità della luce, e i dati di Mishin e Aspden suggeriscono che la massa in realtà si evolva in una densità di energia eterica più elevata.

Così, gli effetti osservati e brevettati sui microcluster di iridio in questo volume forniscono la prima grande prova dell’idea che un oggetto possa essere completamente spostato in una dimensione (o densità) di energia eterica più elevata. Nel caso del microcluster di iridio, sembrerebbe che la struttura geometrica del microcluster permetta che l’energia del calore venga imbrigliata molto più efficientemente. L’imbrigliamento delle vibrazioni di calore, poi, crea una estrema risonanza a una temperatura relativamente più bassa, portando le vibrazioni interne dell’iridio oltre la velocità della luce. (E’ plausibile che le vibrazioni interne siano già relativamente vicine alla velocità della luce prima che venga introdotta tale risonanza, grazie alla velocità alla quale l’etere fluisce attraverso il “vortice” atomico delle nuvole elettroniche negative e del nucleo positivo). Poi, quando la soglia della velocità della luce viene raggiunta, l’energia eterica dell’iridio si sposta in una dimensione più alta, causando così la sua scomparsa dalla vista. Quando la temperatura viene ridotta, l’iridio ritorna nella nostra dimensione, dal momento che le pressione che lo teneva nella dimensione superiore è stata eliminata.

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